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Deina e la “memoria militante”: viaggiare per capire e costruire il senso del presente. Lentini: “Guardiamo al passato per far emergere i valori che creano comunità”

Memory 27/1-10/2: ecco l'associazione Deina, nata nel 2013, con lo scopo di portare ogni anno in giro per l'Europa migliaia di ragazzi a conoscere e a confrontarsi con “memorie calde e non riappacificate”. Lo fa per offrire loro momenti di crescita e condivisione, in cui acquisire gli strumenti per capire il passato e muoversi nel presente

Di Davide Leveghi - 29 gennaio 2020 - 13:56

TRENTO. Ricordare e non semplicemente commemorare, comprendere e non semplicemente compiangere. Esiste un modo di fare memoria che non è solo mantenere vivo il ricordo di fronte allo scorrere del tempo, che mira a frenare l'affievolimento dell'immagine del passato non aggrappandosi alla testimonianza ma iniettando nei giovani la linfa dei valori che quel passato insegna.

 

L'associazione di promozione sociale Deina, nata nel 2013, ha proprio questa missione. Costruire il presente attraverso la conoscenza e la comprensione del passato. E per farlo, non c'è miglior mezzo che il viaggio, “condizione ideale e strumento potentissimo per approfondire, per mettersi in gioco e imparare muovendosi con curiosità e non pigrizia dal conosciuto allo sconosciuto”.

 

La definiscono “memoria militante”, la presidente Cristina Lentini e lo storico Carlo Greppi. “Una memoria che non è commemorare i morti ma costruire il senso e una guida nel presente”, dice la prima, “un buon uso della memoria pubblica utile a mostrare il futuro che non vogliamo e a costruire una cittadinanza aperta ed inclusiva”, le fa eco il secondo.

 

“Una memoria slegata dalle ricorrenze del calendario civile – spiega la presidente dell'associazione – che si fa e agisce 365 giorni all'anno, a partire dal livello nazionale. Cerchiamo di lavorare per costruire progetti e viaggi memoriali in collaborazione con soggetti diversi, come scuole e università, con Istituti storici e altre associazioni. La memoria che promuoviamo è rappresentazione e interpretazione del passato, ha la finalità di far emergere i valori che tengono uniti la comunità, valori traghettati dal passato al presente”.

 

Nel costruire pubblicamente la memoria usiamo la storia come strumento per dare le coordinate necessarie per capire – continua – fare storia e fare memoria non è la stessa cosa, fare memoria è diverso e si mette a prova nel quotidiano. Significa saper scegliere nel presente”. “Nella storia cerchiamo il mondo che non vogliamo”, aggiunge Greppi.

 

La pedagogia del viaggio diviene dunque propedeutica a questa idea di memoria. Così è per la traversata dell'Europa in treno, che dal Brennero porta a Cracovia, sulla via percorsa dai treni della morte, o per le altre destinazioni scelte dall'associazione per percorsi di approfondimento, da Sarajevo a Berlino, da Barcellona a Budapest, da Praga alla Sicilia. Viaggi di cittadinanza, ancora prima che viaggi della memoria. “Esplorazione di luoghi e spazi differenti significativi per la storia del '900 europeo, a partire dalla memoria pubblica del nostro Paese”, illustra Lentini.

 

Il treno che squarcia il velo della comprensione e dell'immaginabile, accompagnando i giovani alla vista concreta dei luoghi dell'annichilimento dell'umanità, dell'industria della morte, ha già interessato 16mila ragazzi. Oltre 2400 saranno quelli, tra i 16 e i 25 anni, che tra gennaio e febbraio 2020 partiranno da 9 regioni italiane in direzione della Polonia, verso Cracovia e i campi di Auschwitz-Birkenau. Ma se questa iniziativa rappresenta la risorsa principale di Deina – tanto da aver raccolto finanziamenti e sostegno delle più importanti istituzioni nazionali ed europee – molte altre contribuiscono a “dare ottima copertura di storia e memoria dalla prospettiva di cittadini italiani”.

 

E proprio questa prospettiva di focus sulla memoria pubblica italiana ha attirato su Deina le critiche di chi considera parziale la scelta dei luoghi. A inizio novembre, due giovani predappiesi si sono visti negare dal sindaco di centrodestra il finanziamento comunale alla loro partenza per Promemoria Auschwitz”, sollevando le proteste di settori della società civile e della politica, in virtù anche della carica simbolica del paese da cui è provenuto il rifiuto.

 

“Eravamo proprio a Trento – racconta Lentini – per formare i tutor di Promemoria Auschwitz, meraviglioso nucleo di volontari che formano l'ossatura della nostra associazione. La presa di posizione del Comune di Predappio ci ha colti di sorpresa. È normale che ci si trovi nella difficile situazione di dialogare con le amministrazioni locali in giro per l'Italia, ma la risposta ottenuta da Predappio non ha offerto alcuna argomentazione al rifiuto. Credo che il motivo del loro risentimento sia dovuto alla scelta di altre realtà del paese, come l'Anpi Predappio e Generazione in Comune, di pagare. Da quel momento si sono susseguite così dichiarazioni polemiche”.

 

L'accusa di fare una scelta parziale dei luoghi in cui portare i ragazzi viene rifiutata. “Scegliamo i luoghi rispetto al nostro obiettivo che è quello di contribuire alla memoria pubblica italiana. Sono luoghi che coinvolgono l'umanità, luoghi scelti anche in base ai limiti logistici. Non c'è solo Auschwitz, e basta guardare il nostro sito per rendersi conto che ciò che ci rinfacciano è falso. A Trieste, per esempio, abbiamo organizzato 'Memorie di confine', iniziativa per guardare con sguardo critico alla storia dell'esodo istriano-dalmata e alle foibe. La nostra offerta culturale non gira solamente attorno al Giorno della Memoria”, conclude la presidente.

 

“La polemica di chi ci considera fautori di una memoria parziale è strumentale e subdola – aggiunge Greppi – è volta a rimettere nello spazio pubblico la memoria del fascismo. Sembra infatti che si voglia dare pari dignità alla memoria dei fascisti e delle vittime. Ma noi andiamo anche a Berlino e in luoghi dove ci sono memorie calde e non riappacificate. Cerchiamo di fare una forma di militanza culturale per mostrare il futuro che non vogliamo. Per questo è intollerabile che si montino polemiche volte a indebolire questo tipo di memoria”.

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