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Ha lasciato il posto fisso per gestire la locanda del castello di Avio: “Sono felice, ho potuto trasformare una passione in un lavoro”

Originario di Borgo Sacco, Michele Civettini ha lasciato il posto fisso da biotecnologo per scommettere sulla sua passione: la cucina. Ora gestisce la locanda del castello di Avio portando in tavola la tradizione trentina: “Cucino quello che mangerei io con gli ingredienti di qualità che vorrei gustare”

Michele Civettini con la collaboratrice Angelica Creazzi
Di Tiziano Grottolo - 28 giugno 2020 - 12:30

AVIO. “Ho dovuto imparare tutto da zero, perché prima facevo altro” eppure Michele Civettini è riuscito a conquistare i palati degli aviensi e dei tanti turisti (34.763 nel 2019) che hanno visitato il castello di Avio. Prima, il giovane 35enne originario di Borgo Sacco, si occupava di altro: “Ero un biotecnologo, lavoravo in un laboratorio che si occupava di analisi per il controllo di alimenti, aria e acqua”.

 

Poi a metà 2019 l’incontro fortuito con Alessandro Armani, direttore del castello di Avio impegnato a rilanciare le visite al bene di proprietà del Fai: “Eravamo compagni di classe alle elementari e ci siamo rivisti dopo moltissimi anni – racconta Michele – e fra una chiacchiera e l’altra mi ha proposto di prendere in gestione la locanda del castello”. Una scelta in controtendenza, perché lasciare il posto fisso non è cosa da poco: “Alcuni amici mi hanno dato del matto ma ho la fortuna di aver trasformato una passione in un lavoro, arrivare felice e soddisfatto alle fine della giornata non ha prezzo”.

 

Così è nato un interessante progetto che ha consentito di portare un valore aggiunto al maniero senza dimenticare la tradizione: “Mi è sempre piaciuto cucinare, una passione che mi ha trasmesso mia madre, un’ottima cuoca, così ho provato a unire l’utile al dilettevole cercando di avviare una nuova attività”. Certo non sono mancate le difficoltà, burocrazia, fornitori e ora anche l’emergenza coronavirus con cui fare i conti: “I soldi non sono tutto, certo ho dovuto fare dei tagli. Se l’anno scorso nei giorni di punta arrivavamo a sei persone oggi in media ce la caviamo in quattro, ma se avessi dovuto scegliere la tranquillità economica mi sarei tenuto il posto fisso”.

 

Le scelte del giovane oste si riflettono anche in cucina: “Cucino quello che mangerei io con gli ingredienti di qualità che vorrei gustare, proprio per questo non cerco il massimo margine di profitto ma prediligo la qualità delle materie prime. Non faccio alta cucina – aggiunge Michele – preferisco potare la cucina di casa, quei piatti tradizionali che ormai non si fanno più perché troppo laboriosi”. Nella locanda al castello si può trovare l’atmosfera conviviale vecchio stile, dove si può scambiare due parole con il gestore. Per le materie prime Michele si affida a produttori locali e all’orto del castello dove vengono coltivati pomodori, insalata, porri e verze. Fortunata la collaborazione avviata con la cantina di Avio, oltre che con diversi caseifici e salumifici trentini, cercando sempre di privilegiare i prodotti a chilometro zero.

 

Scelte che alla fine hanno premiato la locanda e che nemmeno il lockdown ha potuto bloccare. Anzi, proprio per far fronte al periodo del tutto particolare, in collaborazione con il Fai e la campagna di aperture straordinarie del castello di Avio, pure la locanda ha prolungato l’orario di apertura (QUI articolo), così le visite speciali saranno abbinate a cene a lume di candela, aperitivi al calar della sera o alla novità del pic-nic gourmet: un cestino con stuzzicherie gastronomiche e un buon bicchiere di vino da consumare direttamente nelle aree verdi del Castello. La Locanda infatti seguirà il calendario eventi del Fai per proporre a turisti, e residenti, un’alternativa gastronomica in una location unica come quella del Castello di Avio.

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