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Il Consorzio Opera Olei (con un produttore trentino) lancia la sfida: ripartire dall'eccellenza italiana e dall'olio di qualità

Mentre all'orizzonte si prospetta un futuro poco roseo per il comparto oleario, con il crollo della domanda da parte del settore di hotel, ristoranti e bar, Opera Olei, che produce un'eccellente qualità, ha deciso di riorganizzarsi puntando sull'e-commerce. Ma questo non è abbastanza. Perciò i sei produttori facenti parte del Consorzio hanno deciso di fare appello ai consumatori

Pubblicato il - 30 giugno 2020 - 19:10

TRENTO. Buona produzione ma un mercato sfiduciato. È questa la situazione vissuta dal settore dell'olio Evo monovarietale, qualità di olio di cui il Consorzio Opera Olei, con i suoi sei soci rappresentativi di altrettante regioni italiane, si fa portavoce. Per questo, lo stesso ha deciso di lanciare un appello a chef e consumatori, affinché riscoprano le eccellenze italiane per arricchire di gusto i propri piatti.

 

Se sul fronte agronomico, infatti, le condizioni ambientali e climatiche hanno portato ad una situazione piuttosto positiva, non si può dire lo stesso per quanto riguarda il mercato. L'indicatore Ismea, per il monitoraggio dei prezzi dei prodotti agricoli, evidenzia per il settore dell'olio d'oliva un futuro tra i meno rosei del comparto agroalimentare. La sfiducia è determinata chiaramente dal contesto generale e dalla difficoltà di individuare delle prospettive per il mondo di ristoranti, bar e hotel, colpiti più che mai dal crollo del turismo causato dal Coronavirus.

 

Senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà imposte dal lockdown, i produttori appartenenti al Consorzio Opera Olei hanno pensato a nuove strategie per arginare l'emergenza sia dal punto di vista sanitario che da quello commerciale, mettendo in sicurezza i propri collaboratori e trovando nuove modalità di vendita per gestire al meglio il proprio business.

 

 

“Da subito – spiega Marco Viola dell’Azienda Agraria Viola di Foligno - abbiamo cercato di attivare tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei nostri collaboratori, dei fornitori e dei clienti. Questo drammatico evento ha portato le aziende ad attuare nuove modalità di lavoro e sistemi di organizzazione aziendale completamente diversi rispetto alla normale attività di impresa. In questa particolare momento caratterizzato dall’incertezza si sono create situazioni di preoccupazione anche dal punto di vista commerciale, in quanto i prodotti di eccellenza, come nel caso degli oli extra vergine di oliva di alta qualità, sono destinati principalmente al settore della ristorazione, che è stato quello tra i comparti più colpiti dal lockdown”.

 

Il fisiologico calo delle vendite dovuto alle difficoltà dell'ambito turistico e alberghiero, ha spinto alcuni produttori a diversificare, puntando sui sistemi di e-commerce. “Abbiamo continuato a lavorare grazie ai nostri clienti e-commerce e alla distribuzione – dichiara Salvatore Cutrera degli omonimi Frantoi chiaramontani – siamo contenti di essere riusciti fin'ora, a parte qualche mezza giornata, a non fermare l'azienda”.

 

“A partire dal lockdown abbiamo vissuto una doppia velocità – ribadisce Domenico Fazari di Olearia San Giorgio da San Giorgio Morgeto (RC) - si è arrestato tutto, tranne che la natura. I lavori in uliveto non si sono mai fermati, ma purtroppo, la vendita del prodotto, legata quasi del tutto alla ristorazione, si è immobilizzata. Non tutti i mali, però, vengono per nuocere e le difficoltà che viviamo possono anche diventare occasioni di crescita. Abbiamo infatti registrato incrementi dal nostro nuovo shop on-line”.

 

A vedere il bicchiere mezzo pieno è anche Massimo Fia, membro della Cooperativa agraria Riva del Garda, tra i soci del Consorzio. “ In pochi giorni abbiamo organizzato 14 incontri virtuali per portare la nostra attività e i nostri prodotti all’interno delle case degli italiani - spiega - tutte attività che prima non sapevamo fare e che con efficienza e organizzazione abbiamo realizzato in pochissimo tempo”.

 

La cultura dell'olio di qualità, pertanto, si propone come una grande occasione per rilanciare il buon cibo italiano. “Spero sia sempre più presente e protagonista nei nostri ristoranti – dice dalla Toscana Giorgio Franci di Frantoio Franci - l’esperienza ci ha dimostrato quanto la tradizione e il forte senso di identità nazionale italiano, uniti alla qualità delle materie prime che il nostro territorio ci offre, siano da sempre la nostra forza. L’olio in questo senso è il portavoce della nostra cultura, l’ingrediente segreto per elevare i sapori e offrire al cliente una coccola, l’attenzione che fa la differenza”.

 

“Crediamo molto nelle nuove modalità di approccio al cliente che favoriscono il contatto diretto, come le vendite online e per corrispondenza che se ben sfruttate potrebbero portare a una nuova e più ampia apertura in questa direzione”, gli fa eco Donato Conserva, sesto e ultimo produttore del Consorzio, proprietario dell'azienda Puglia Mimì.

 

Per ora, nell'attesa che consumatori e ristoratori rispondano positivamente all'appello, si pensa anche al mercato estero e alle esportazioni. “Per fortuna – spiega il produttore trentino - l’estero inizia ad aprire di nuovo le sue frontiere. Taiwan, Cina, Thailandia, Dubai, Europa del Nord, USA, nostri clienti abituali, rappresentano il 20% del fatturato totale”.

 

Secondo un rapporto del Centro studi di Confagricoltura, senza l'emergenza Covid, l'export del “Made in Italy” agroalimentare verso i Paesi Ue sarebbe aumentato in modo rilevante nel 2020. Nel solo mese di gennaio, infatti, si era registrato un aumento del 4%, mentre a febbraio il tasso si era attesto al 10%. Numeri incoraggianti, abbattuti però dalla pandemia. Ciononostante i produttori del Consorzio ci credono, facendo leva su chi, clienti e amanti della buona cucina su tutti, può sostenere in questa fase difficile uno dei settori in cui l'Italia, da nord a sud, eccelle nel mondo.

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