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Il fondale del Lago di Levico cantina per il Trentodoc. Ripescate le 2.000 bottiglie del ''Lagorai''

Le bottiglie di bollicine da due anni riposavano adagiate sul fondo del lago di Levico, a venti metri di profondità e otto gradi di temperatura costante. Si tratta del metodo di affinamento subacqueo: una rarissima pratica di invecchiamento. Romanese: ''Così otteniamo un prodotto plasmato dal nostro lavoro, ma anche dall’energia del territorio, dal clima trentino, dalle sue montagne e dal dolce cullare del lago”

Di Laura Gaggioli - 15 novembre 2020 - 10:04

LEVICO TERME. Negli scorsi giorni, con una squadra specializzata di subacquea, sono state ripescate le 2000 bottiglie di bollicine di montagna che da oltre due anni affinavano nei fondali del lago di Levico. La tecnica è quella dell’affinamento subacqueo, una rarissima pratica di invecchiamento, praticata solo da poche cantine in tutto il mondo, e che in Trentino è arrivata grazie a Giorgio e Andrea Romanese, proprietari della piccola azienda familiare Cantina Romanese.

 

L’origine del particolare metodo di affinamento è da ricercarsi nella storia delle immersioni subacquee, quando nel 2005, nel Mar Baltico, fu ritrovato per mezzo di sub un relitto del 1700 pieno di casse di champagne. I migliori sommelier, che ebbero il privilegio di studiarlo, concordarono nell’asserire che si trattava di un vero successo: il vino si era mantenuto in perfette condizioni per oltre 300 anni. Da qual giorno diversi produttori vinicoli, in tutto il mondo hanno così deciso di rendere questa scoperta una vera e propria tecnica di affinamento.

 

“La nostra filosofia di produzione, che si è sempre ispirata ai principi dell’agricoltura biologica - commenta Giorgio - ha trovato in questo metodo un modo per legare l’agricoltura al resto della natura, per ottenere un prodotto plasmato, non solo dal nostro lavoro, ma anche dall’energia del nostro territorio, dal clima trentino, dalle sue montagne e dal dolce cullare del lago”.

 

Dal mare si è quindi deciso di passare alle dolci acque montane e, dal 2013, i Romanese hanno portato avanti questa passione che ogni due anni produce 2000 bottiglie di Trentodoc, uniche nel loro genere. Infatti, le bottiglie di chardonnay spumantizzato con metodo classico, dopo una prima fase di lavorazione a 600 metri di altitudine, vengono lasciate affinare per 700 giorni a 20 metri di profondità nei fondali del Lago di Levico, conferendo al vino un  perlage unico e un'evoluzione aromatica molto particolare.

 

Queste caratteristiche sono dovute alle condizioni subacquee dove riposa il vino: dalla temperatura costante durante tutto l’anno, che va dagli 8 ai 9 gradi, dalla diversa pressione esercitata sul prodotto intorno ai 2 bar, dall’assenza dei raggi Uv e dal silenzio dei fondali lacustri dei laghi di montagna. Nasce così il Lagorai Trentodoc. “Un omaggio alla catena montuosa della Valsugana”, commenta Giorgio.

Le operazioni di ripescaggio sono avvenute nell’arco della giornata di venerdì 13 novembre, grazie al lavoro di una squadra di professionisti sub, i SubWork di Pergine Valsugana, che hanno ripescato le 4 gabbie, che contenevano ciascuna le 500 bottiglie affinate sotto acqua dal 2018, e rimpiazzato la scorta con la nuova “spedizione”.

 

“Il vino però non è ancora pronto - precisa poi Giorgio - tutte le bottiglie dovranno ancora passare per altre fasi che porteranno poi a quella finale della sboccatura. Dopo di che saranno finalmente in vendita, per un brindisi alla viticoltura della Valsugana”.

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