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Lettera di un imprenditore a Fugatti: “Annullato il 95% dei lavori già commissionati ma le regole non valgono per tutti”

L’imprenditore trentino contesta in particolare la scelta di tenere aperti gli impianti sciistici: “Da un Presidente ci si attende delle prese di posizioni più ferme, che tutelino la salute di tutti ancor prima degli interessi economici”

Pubblicato il - 09 marzo 2020 - 12:52

TRENTO. Davide Cutrupi è un giovane imprenditore trentino che, come tanti altri colleghi, per via dell’emergenza da coronavirus sta attraversando un momento di difficoltà legato alla sua attività.

 

Il 30enne infatti, gestisce una Srl che si muove nel campo dell’organizzazione di eventi ma, come spiega lui stesso, con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni per il coronavirus (QUI articolo) la quasi totalità dei suoi clienti, praticamente il 95%, ha dovuto annullare lavori già commissionati.

 

“La mia attività è praticamente assimilabile a quella di un lavoratore autonomo e purtroppo non rientro in nessuna delle casistiche per ottenere degli aiuti, vista la particolare situazione”, spiega Cutrupi. Però le scadenze fiscali dell’azienda, così come il mutuo contratto solo pochi mesi fa, rimangono: “Siamo in tanti in questa situazione e nessuno di noi si sogna di mettere in discussione le misure sanitarie, in questo momento è giusto privilegiare la salute delle persone, ma noi imprenditori abbiamo comunque bisogno di risposte”.

 

Ovviamente qui non si stanno contestando le scelte in campo sanitario: “Noi la nostra parte, nonostante le conseguenze economiche, la stiamo facendo ma proprio per questo ci teniamo a essere tutelati dal punto di vista sanitario”.

 

Di seguito pubblichiamo la lettera integrale

 

Ill.mo Presidente Fugatti,

 

La contatto in merito alla così detta emergenza "Coronavirus" che sta fortemente condizionando ogni settore della vita quotidiana in Italia, in Europa e nel Mondo.  Ben conscio dell'impegno e degli sforzi immensi che la Sua attività politica comporta in un momento così delicato non ruberò un secondo in più per entrare nel merito della questione.

 

Vivo nella Provincia Autonoma di Trento e sono titolare di un’agenzia di eventi. Proprio di recente tutti i nostri clienti (non penso di esagerare se indico un buon 95%) hanno dovuto annullare lavori già commissionati per seguire le direttive - più che legittime del Governo e della Provincia Autonoma di Trento.

 

Da imprenditore ma ancor più da cittadino, mi trova d'accordo la scelta che privilegia la salute della persona. Questa, come da lei sottolineato di recente, viene prima di tutto quando si parla di priorità. I provvedimenti celano, però, un rovescio della medaglia non indifferente: il mancato guadagno, le penali da versare, i fornitori già pagati sono solo la punta dell'iceberg quando si annulla una serie di eventi già programmati. Ancora più pesanti sono le ripercussioni personali.

 

Come la stragrande maggioranza dei cittadini, mi ritrovo infatti ad avere un mutuo da pochi mesi, delle utenze, delle assicurazioni e confrontandomi con la banca mi è stato prontamente risposto che "dovrò trovare un modo per pagare il mutuo e le utenze".

 

Questo, penso sia piuttosto evidente, non può essere sostenibile: come cittadino accetto - e ci mancherebbe altro - di non poter lavorare in un momento come questo per prevenire quanto più possibile la trasmissione di COVID-19 e dunque seguirò scrupolosamente le indicazioni del decreto legge, proprio come stanno facendo tanti miei colleghi.

 

Tanti, ma non tutti. È con immenso rammarico, infatti, che noto come gli interessi economici vengano messi al primo posto per questa giunta, a tal proposito vorrei che qualcuno mi rispondesse alle seguenti domande:

- com'è possibile affermare di "affidarsi al buon senso degli impiantisti" oppure dei turisti, o al buon senso di chi ha attività come locali che sono luoghi di grande assembramento per scongiurare un contagio massiccio? A giudicare dalle giornate di ieri ed oggi appellarsi al buon senso non ha portato grandi risultati, non le pare?

- com'è possibile dichiarare «Fino a domenica ci saranno forti affollamenti nelle aree delle piste e mi risulta che in molti arriveranno a trascorrere il week-end da noi dalle due regioni più colpite dal Coronavirus, la Lombardia e dal Veneto. In buona fede, ci mancherebbe. Chiedo un grande sforzo collettivo, non possiamo commettere errori», mi scusi ma l'errore Lei in quanto Presidente della Provincia Autonoma di Trento, lo sta già commettendo con questo tipo di affermazioni, dove si percepisce - ed è il caso di dirlo - un bel "me ne lavo le mani".

 

Da un Presidente ci si attende delle prese di posizioni più ferme, che tutelino la salute di tutti ancor prima degli interessi economici. Per combattere un virus che nel breve metterà in serissima difficoltà l'intera sanità regionale, nazionale e mondiale.

 

La sensazione, ma magari mi sbaglio, è che per lei sia più importante l'immagine ed i possibili danni economici a scapito della salute dei Trentini (e non solo) Che senso ha favorire e consentire questo tipo di attività e bloccarne altre con assembramenti di minore entità?

 

Come si pensa di intervenire sul fronte dei pagamenti, delle utenze e dei mutui che dovrà sostenere chi appartiene a questa categoria, pur non avendo entrate?

 

Penso che in questo momento ci sia bisogno di chiarezza, se avesse voluto chiedere uno sforzo collettivo avrebbe dovuto chiedere uniformità che non è percepita (anche perché non c'è). Forse era questo il caso di utilizzare uno slogan che lei ben conosce "chiudere le porte". Invece qui si ha la sensazione che le porte siano solo socchiuse e le finestre spalancate. Siamo una Provincia Autonoma, è vero, possiamo in parte discostarci da certe decisioni centrali ma in questo momento siamo anche una Provincia poco responsabile, e forse sarebbe bene uniformarsi invece di sfruttare la situazione dei vicini lombardi e veneti.

 

Nella speranza di aver fatto cosa gradita, in attesa di gentile responso, Le giungano i miei migliori auguri per l'eccezionale lavoro che sta svolgendo in un momento così delicato.

Cordialmente

Davide Cutrupi

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