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L'ultimo sopravvissuto di Cefalonia compie 102 anni. L'Anpi: "Bruno Bertoldi testimone di scelte fondamentali"

Il trentino Bruno Bertoldi, ultimo sopravvissuto della strage di Cefalonia, in cui per ordine di Hitler l'esercito tedesco uccise circa 8000 soldati italiani allo sbaraglio dopo l'annuncio dell'armistizio da parte di Badoglio, compie 102 anni. L'Anpi altoatesina: "Testimone di un'esperienza di vita straordinaria e di scelte fondamentali"

Di Davide Leveghi - 23 ottobre 2020 - 12:59

BOLZANO. Di raccontare la storia di Bruno Bertoldi, “l'ultimo sopravvissuto dell'eccidio di Cefalonia”, non ci si stancherà mai. Quale giorno migliore, dunque, che non quello del suo 102esimo compleanno per rinfrescare la memoria su un tanto fulgido esempio dei valori resistenziali?

 

Nato a Carzano, in Valsugana il 23 ottobre 1918, Bruno Bertoldi fu arruolato nel 1937 a Bolzano come comandante della divisione Acqui. Giunto in Albania, fu di stanza a Cefalonia, isola greca dello Ionio, al centro dopo l'8 settembre del 1943 di uno dei maggiori eccidi subiti dall'esercito italiano. Proprio qui, Bertoldi sopravvisse alla strage grazie all'aiuto di un optante sudtirolese.

 

Non era la prima volta che quel militare della Wehrmacht, quel sudtirolese in divisa tedesca, gli aveva salvato la vita. Già in un'altra occasione, grazie alle sue conoscenze della lingua di Goethe, Bertoldi era riuscito a cavarsela. Così accadde anche in quelle terribili ore in cui l'annuncio di Badoglio aveva gettato centinaia di migliaia di soldati italiani impegnati sui vari fronti della guerra in un assoluto caos.

 

Scappato di corsa, il militare trentino si sarebbe rifugiato nella casa di una famiglia greca. La strage dei soldati italiani, rifiutatisi di proseguire la guerra accanto ai vecchi alleati nazisti, aveva intanto avuto luogo. Consegnatosi alla Wehmacht per impedire rappresaglie sulla popolazione del villaggio, pronunciò anch'egli un secco no alla richiesta di servire il Reich con la divisa della Repubblica sociale di Salò.

 

Fu caricato su un treno diretto in Polonia, a quel punto. La destinazione finale sarebbe dovuta essere l'Ucraina, i lavori forzati lo scopo di quel viaggio. Ben presto però, Bertoldi sarebbe finito sotto il controllo dell'Armata Rossa, che dopo Stalingrado diede vita all'inarrestabile avanzata verso Ovest, riconquistando i territori strappati all'Urss dalla Germania nazista e dai suoi alleati.

 

Conosciuti i partigiani del luogo, si propose di aiutarli. Ma le armi al braccio, Bertoldi non le voleva più. Consegnato all'Armata Rossa sarebbe stato caricato su un treno merci, riuscendo anche in questo caso a fuggire. Per due mesi, il militare valsuganotto avrebbe camminato nella steppa, in direzione di Tambov. Qui, arrivato al campo di prigionia, sarebbe stato caricato nuovamente su un convoglio diretto questa volta a sud-est, verso i campi di cotone del Turkestan.

 

Per 6 mesi lavorò nel gulag alla raccolta del cotone e solo nell'ottobre del 1945, quando la guerra era già ormai finita da qualche mese, avrebbe potuto far ritorno verso l'Italia e il Trentino. Caricato nuovamente su un treno, vera e propria costante della sua rocambolesca vicenda, attraversò 17mila chilometri, arrivando prima a Vienna e poi in Valsugana, a casa. Qui, dopo anni di lontananza e peripezie, poté finalmente riabbracciare la madre.

 

Tuttavia, come sappiamo benissimo, il passato non passa. Non solo perché Bertoldi ha avuto modo di ri-raccontare più volte la tragica vicenda della Brigata Acqui, ma pure perché venne direttamente coinvolto nel processo che vide processato l'ex caporale dei Gebirgsjäger Alfred Stork. Nel Tribunale di Roma, nell'anno 2013, Bertoldi testimoniò la sua storia, accusando l'allora 90enne Stork di aver fatto uccidere “almeno 117 ufficiali italiani” sull'isola di Cefalonia.

 

Omaggiato ad Acqui Terme, nell'ambito della 53esima edizione del “Premio Acqui Storia” organizzato dal Comune proprio per commemorare i militari caduti a Cefalonia e Corfù, con l'importante riconoscimento “Testimoni del Tempo”, Bertoldi, tessera d'onore Anpi, testimonia più che mai il dramma dell'8 settembre '43 e la non automatica e valorosissima scelta di dire no alla guerra nazi-fascista.

 

“Testimone di un'esperienza di vita straordinaria e di scelte fondamentali, a Cefalonia, e successivamente, nei Lager con il No all'arruolamento nell'esercito della Repubblica di Salò, che fanno parte a pieno titola della Resistenza, della riconquista della dignità del nostro Paese e della costruzione della democrazia e della libertà fondate sulla Costituzione – scrive la sezione altoatesina dell'Associazione partigiani – facciamo gli auguri a Bruno, perché non è solo un fatto privato ma un doveroso omaggio a una persona speciale, un impegno affinché la sua scelta sia feconda anche nella società di oggi”.

 

A questo invito, non possiamo che aggregarci. Buon compleanno Bruno!

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