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| 03 lug 2020 | 19:05

“Stufi di essere trattati da turisti”, così l’Udu condanna l'indifferenza della Pat verso gli universitari durante l'emergenza coronavirus

L'Unione degli Universitari di Trento: “E’ triste, al limite dell'insulto, vedere come l'università e gli universitari continuino ad essere considerati alla stregua di turisti da una buona parte della società trentina. Chiediamo ora al Comune, seguendo il buon esempio di altre città italiane, di rendere nuovamente accessibile la biblioteca comunale"

“Stufi di essere trattati da turisti”, così l’Udu condanna l'indifferenza della Pat verso gli universitari durante
di Rebecca Franzin

TRENTO. La sessione estiva d’esami è in pieno svolgimento e a seguito delle insistenti richieste da parte degli studenti, l’Università di Trento ha predisposto da giovedì 2 luglio l’apertura di aule studio e biblioteche, con ingresso contingentato e posti limitati la cui disponibilità è verificabile su Unitrento App. Se da un lato si dichiarano felici di vedere delle aperture sul piano universitario e culturale, dall’altro gli studenti dell’Unione degli Universitari lamentano la scarsa attenzione da parte della Provincia nei confronti degli universitari. 

 

In questi ultimi mesi di crisi dovuta al coronavirus infatti, gli studenti dichiarano di aver riscontrato indifferenza e disinteresse da parte della città di Trento e della Provincia, nonostante la comunità studentesca sia molto numerosa e contribuisca notevolmente alla vita economica e culturale locale. “Dispiace che ancora una volta siano stati in prima persona gli studenti universitari, negli organi d'Ateneo, a dover fare il primo passo” dicono. “E’ triste, al limite dell'insulto, vedere come l'Università e gli universitari continuino ad essere considerati alla stregua di turisti da una buona parte della società trentina e persino da un candidato alle future elezioni comunali”.

 

L’Unione degli Universitari sottolinea però l’importanza della riapertura delle biblioteca comunale, per permettere l’accesso alle aule studio ai fuorisede rientrati dopo il lockdown e agli studenti trentini. Propongono anche la riapertura di spazi alternativi come le sale circoscrizionali, o la possibilità di allestire aule studio all’aperto nelle zone verdi della città. Questo risolverebbe il problema della scarsa reperibilità di posti, dovuto alle restrizioni sanitarie negli spazi chiusi. Offrire agli studenti un posto dove poter studiare, ricordano, è parte della garanzia al diritto allo studio e si augurano che il Comune di Trento segua il buon esempio dell’Università e di altre città italiane. 

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