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| 15 nov 2021 | 21:26

Limitazioni per i no vax in stile Austria? Gli industriali: ''Ipotesi non peregrina. Non possiamo far gestire situazione emergenziale a minoranza anti-scientifica''

Oggi è scattato il lockdown per i non vaccinati in Austria. Ma negli scorsi giorni l'ipotesi dell'adozione del modello austriaco è stata messa sul tavolo del governo dal governatore Arno Kompatscher. Cauti Trentino e Veneto ma gli impiantisti e gli industriali non escludono questa strada: "E' fondamentale per il territorio e per la nostra società che la stagione riparta in piena sicurezza"

TRENTO. "E' difficile trovare un punto di breakeven ma l'ipotesi di un lockdown per i no vax non è tanto peregrina". Queste le parole di Fausto Manzana, presidente di Confindustria. "Può essere l'ultima spinta per le vaccinazioni. Ormai è evidente che le inoculazioni funzionano, quindi si deve proseguire decisi sulla terza dose e sulla copertura della popolazione per poter ritornare il primo possibile alla normalità".

 

Oggi è scattato il lockdown per i non vaccinati in Austria (Qui articolo). Ma negli scorsi giorni l'ipotesi dell'adozione del modello austriaco è stata messa sul tavolo del governo dal governatore Arno Kompatscher (Qui articolo) e chiesta ufficialmente dall'Svp tramite Julia Unterberger (Qui articolo). Un'uscita soprattutto nell'ottica di cercare di salvaguardare la stagione sciistica che con la curva del contagio in fortissima crescita a Bolzano rischia di compromettere una stagione comunque difficile per l'inasprirsi dell'epidemia.

 

E se Veneto e Trentino si sono mostrati più cauti, gli impiantisti non chiuderebbero le porte a questa decisione (Qui articolo): "Non aspetterei una situazione di emergenza e prima di eventualmente bloccare gli impianti si devono valutare tutte le strade percorribili - aveva spiegato a Il Dolomiti la presidente di Anef, Valeria Ghezzi - compresa quella che guarda al modello austriaco. Si devono tutelare le persone, il lavoro e l'economia. Non si devono penalizzare i vaccinati, magari alcuni dei quali si sono immunizzati nonostante qualche preoccupazione, e le attività per una minoranza rumorosa".

 

La curva altoatesina continua a salire e il territorio si avvicina alla zona gialla. Ma questa situazione crea una certa apprensione, soprattutto alle porte di una stagione invernale che non può permettersi altri stop dopo essere stata ferma per quasi due anni, un blackout iniziato a marzo 2020. Nel resto d'Italia, compreso il Trentino, la situazione appare sotto controllo ma chiaramente la guardia non può essere abbassata. 

 

"E' fondamentale per il territorio e per la nostra società - prosegue Manzana - che l'industria della neve riparta in piena sicurezza. Tutto l'indotto che ruota intorno agli impianti e alle vacanza deve poter ritornare a lavorare con più certezze possibili. Inoltre il discorso si lega anche al peso e al carico sul sistema sanitario, già fortemente provato a causa della lunga emergenza".

 

Insomma, gli industriali non si opporrebbero a questa soluzione. "Non possiamo far gestire questa situazione emergenziale a una minoranza anti-scientifica", conclude Manzana.

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