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| 12 nov 2021 | 05:01

Limitazioni per i no vax in stile Austria? Cautela in Veneto e Trentino, ma gli impiantisti: ''Può essere una soluzione: non possiamo permetterci un altro stop''

L'ipotesi dell'adozione del modello austriaco è stata messa sul tavolo dall'Alto Adige. Failoni: "La situazione a Trento è molto diversa rispetto a quella di Bolzano. C'è la massima prudenza ma le stazioni sciistiche sono pronte a partire". Ghezzi: "Puntare su terza dose e vaccini a bimbi e ragazzi. Ma piuttosto che ritorni un'emergenza, non si deve escludere il lockdown ai non vacicnati"

Foto di Marco Corriero

TRENTO. "Non aspetterei una situazione di emergenza e prima di eventualmente bloccare gli impianti si devono valutare tutte le strade percorribili, compresa quella che guarda al modello austriaco". A dirlo Valeria Ghezzi, presidente di Anef-associazione nazionale esercenti funiviari e delle funivie seggiovie San Martino, che non chiuderebbe le porte alla sorta di lockdown in stile Vienna che prevede maggiori restrizioni solo per i non vaccinati. "Si devono tutelare le persone, il lavoro e l'economia. Non si devono penalizzare i vaccinati, magari alcuni dei quali si sono immunizzati nonostante qualche preoccupazione, e le attività per una minoranza rumorosa".

 

L'ipotesi dell'adozione del modello austriaco è stata messa sul tavolo del governo dal governatore Arno Kompatscher (Qui articolo) e chiesta ufficialmente dall'Svp tramite Julia Unterberger (Qui articolo): "I singoli territori - ha spiegato la parlamentare - devono avere l'autonomia di azione. Mentre la situazione è attualmente buona in tutta Italia, in Alto Adige non è così. Quindi, bisogna agire rapidamente per non trovarci nella stessa situazione di Austria e Germania prima di Natale".

 

La curva altoatesina continua a salire e il territorio si avvicina alla zona gialla, resta il parametro delle terapie intensive a non aver sforato il tetto del 10%. Ma questa situazione crea una certa apprensione, soprattutto alle porte di una stagione invernale che non può permettersi altri stop dopo essere stata ferma per quasi due anni, un blackout iniziato a marzo 2020

 

Il Veneto non appare convinto nel seguire Vienna. "Non è praticabile una scelta come quella dell'Austria. Il Green pass - dice il presidente Luca Zaia - è stato introdotto proprio per evitare una diversità di trattamento nei confronti dei cittadini. Non stiamo valutando misure del genere". Cautela anche in Trentino. "Premesso che la competenza è strettamente sanitaria - commenta l'assessore Roberto Failoni - la situazione in provincia di Trento è molto diversa rispetto a quella di Bolzano. C'è la massima prudenza ma le stazioni sciistiche sono pronte a partire, si attendono gli ultimi chiarimenti del governo per quanto riguarda le verifiche della certificazione verde per accedere agli impianti".

 

Impiantisti che invece fanno da sponda all'iniziativa portata all'attenzione dall'Alto Adige. Già il general manager di Funivie Madonna di Campiglio non aveva escluso a priori un intervento di questo tipo e anche Anef non è opponente a questa soluzione, se necessaria per eventualmente salvare l'inverno. "Crediamo ci siano tre direttrici da seguire prima di chiudere le attività e fermare l'economia - evidenzia Ghezzi - accelerare sulla terza dose, allargare la campagna vaccinale ai bambini e ragazzi come avvenuto negli Stati Uniti e poi intervenire sui no vax. Non si può mettere a repentaglio un comparto per una minoranza che urla più di chi si è responsabilmente immunizzato".

 

Insomma, c'è grande attesa ma resta la preoccupazione per la curva epidemiologica. "Le misure per salvaguardare la salute pubblica - dice Ghezzi - non sono certamente quelle adottate per Trieste. Il contagio aumenta e se parte l'ondata la crescita è esponenziale: meglio intervenire subito che aspettare e rischiare di non poter riportare la situazione sotto controllo. Non possiamo permetterci un'altra chiusura". 

 

Un assaggio di stagione già avvenuto sul Presena in Trentino (Qui articolo), così come in quel di Cortina in Veneto (Qui articolo). Le stazioni sciistiche sono pronte a dare semaforo verde e sabato 20 novembre c'è in agenda l'apertura di Campiglio. In generale è forse l'inverno più atteso di sempre. "I protocolli - aggiunge Failoni - per bar, ristoranti e strutture ricettive sono sostanzialmente chiari e quelli adottati nel corso dell'estate. Ci aspettiamo a stretto giro le risposte dal governo per quanto riguarda le verifiche della certificazione verde sugli impianti".

 

La neve degli scorsi giorni ha portato anche un aumento delle richieste e c'è fiducia (Qui articolo), nonostante la delicatezza del momento. "I segnali sono molto positivi per quanto riguarda il mercato italiano - continua l'assessore - un po' negativi per quelli dall'estero. Ma le campagne promozionali sono attive e la speranza è quella di riuscire a ospitare e accogliere anche tanti stranieri nelle nostre località".

 

In Trentino nell'estate trascorsa ci si è affidati in alcuni ambiti, come Levico e Garda, ai centri tamponi dedicati e si è inoltre sfruttata la presenza capillare delle farmacie sul territorio per effettuare i test, soprattutto per rispondere alle esigenze dei turisti in rientro nei Paesi di origine. Per l'inverno si valuta di replicare questo modello per le esigenze di ottenere il Green pass (Qui articolo). Poi molto per il settore dipende dalle curve epidemiologiche in Europa e dall'avanzamento delle campagne vaccinali. Ma con le incognite, come per il prodotto Sputnik, non riconosciuto dall'Unione.

 

"C'è stato un confronto nella task force turismo - prosegue Failoni - ogni territorio ha piena autonomia per trovare la migliore soluzione per l'ambito, ma tutto deve essere coordinato e le esperienze migliori devono essere condivise. Il Garda ha avuto un'organizzazione interessante per supportare le farmacie e ogni giorni hanno analizzato anche 500 test. Il Trentino saprà dimostrare anche in questo caso una grande qualità nel proporre un servizio capillare e efficiente".   

 

Un altro nodo è quello legato ai lavoratori stagionali. "C'è la necessità che il governo sblocchi il Decreto flussi: c'è da coprire un fabbisogno che oscilla tra il 15% e il 25%, sono chiusi anche i canali per assumere gli stagionali che già hanno lavorato nei mesi scorsi in Trentino", conclude Failoni.

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