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La prima neve spinge l'inverno: ''Boom di richieste, anche dall'estero''. Confocommercio chiede a Roma l'esenzione Irap e di ''riconoscere'' i vaccinati Sputnik

Si registra una crescente fiducia per l'inverno alle porte, probabilmente il più atteso di sempre. Fabio Sacco (presidente Skiarama): "Un punto di partenza: c'è molto da recuperare". Fausto Lorenz (presidente Apt val di Fassa): "Riscontri positivi da tempo con la definizione di regole certe e indicazioni per la gestione del Green pass". Confcommercio chiede a Roma di valutare determinate azioni per sostenere la montagna, compreso di sbloccare il Decreto flussi

Di Luca Andreazza - 04 novembre 2021 - 05:01

TRENTO. La prima neve scesa in queste ore rilancia le aspettative della montagna. C'è fermento in Trentino per il riavvio dei caroselli e degli impianti sciistici dopo il blackout del 2020/21 con la serrata al comparto imposta a livello nazionale per fronteggiare l'emergenza Covid e una drammatica diffusione dell'epidemia. Non mancano questioni aperte, come la difficoltà nel reperire i lavoratori, la gestione dei vaccinati "non riconosciuti" (come le persone che hanno ricevuto Sputnik), temi questi ultimi affrontati dalla Confocommercio trentina a Roma, o la necessità di prevedere servizi capillari per effettuare tamponi. Si viaggia alla ricerca di un equilibrio per rilanciare un settore strategico ma trovare anche le coordinate per garantire solidità al sistema.   

 

Intanto si registra una crescente fiducia per l'inverno alle porte. Un inverno che si spera possa far dimenticare la serrata di 12 mesi fa. "Complici le prime immagini della neve, c'è un boom di richieste di informazione e un interesse ancora più alto per le nostre destinazioni, si muovono in maniera interessante anche i nostri partner dall'estero", dice Fabio Sacco, presidente del consorzio Skirama, che riunisce 8 dei più importanti comprensori sciistici per un totale di 400 chilometri di piste (Madonna di CampiglioPinzolo, Folgarida MarillevaPejo3000, Pontedilegno-TonalePaganella SkiMonte Bondone e Alpe Cimbra), mentre Fausto Lorenz, presidente dell'Azienda per il turismo val di Fassa, aggiunge: "I riscontri positivi sono partiti da tempo con la definizione di regole certe e indicazioni per la gestione del Green pass, ma certamente queste prime nevicate hanno ulteriormente smosso l'interesse dei clienti, in particolare sul mercato estero".

 

E' probabilmente l'inverno più atteso di sempre. Da quel marzo 2020 che ha cambiato tutto. Archiviata un'estate più che positiva, fervono i preparativi in quota e anche la macchina della promozione alza i giri del motore per riportare i turisti in Trentino.

 

"Sono stati 20 mesi molto difficili e forse siamo alla fine. Si sono fermati gli impianti davanti agli occhi di tutti e si sono fermati gli sciatori - ha spiegato a Il Dolomiti Valeria Ghezzi, presidente di Anef e delle funivie e seggiovie San Martino di Castrozza - ma noi non ci siamo mai fermati. Sono stati compiuti sforzi inenarrabili per essere pronti. Ci siamo trovati in difficoltà ma ora abbiamo la ragionevole certezza della rinascita" (Qui articolo).

 

Un inverno ai tempi di Covid tra ulteriori sviluppi di nuovi sistemi tecnologici e materiali, l'app Qoda per gestire l'afflusso agli impianti, gli investimenti a vario livello infrastrutturale e il sistema MyPass Ski, cioè il primo stagionale pay per use (Qui articolo).

 

"C'è molta fiducia - commenta il presidente di Skirama - l'anno scorso è stato indubbiamente molto difficile ma il comparto non si è mai fermato dietro le quinte: abbiamo portato avanti un minuzioso lavoro di relazioni e sono stati mantenuti i contatti con i principali player di settore, si è seguita la strada della formazione e sono state analizzate varie soluzioni per poter garantire un'apertura nella massima sicurezza a ospiti, lavoratori e residenti".

 

Le campagne promozionali sono già state avviate all'estero, poi si rafforzano le azioni con particolare attenzione sui mercati storicamente traino della stagione, cioè Polonia Repubblica Ceca. In queste settimane vengono potenziati invece i canali di comunicazione sull'Italia. Le stazioni sciistiche si preparano all'apertura dei battenti e le date di avvio sono quelle ante pandemia

 

"Gli impianti si sono bloccati per fronteggiare la diffusione di Covid - continua Sacco - ma la montagna è stata comunque frequentata tra escursioni e attività sulla neve. Il gradimento non è mai sceso e l'aria aperta può essere un ulteriore vantaggio. Adesso il settore inizia a vedere la fine di un periodo complesso che però rappresenta solo un punto di partenza: c'è molto da recuperare. Le nostre località sono pronte e la stagione è ormai imminente, però la cautela deve essere massima dal punto di vista sanitario, così come sul fronte dell'ospitalità e dell'attrattività: l'obiettivo è quello di mantenere gli alti standard della qualità del nostro territorio e avvicinarci ai numeri degli inverni scorsi".

 

L'industria delle neve e quindi quella della montagna spera di poter mettersi alle spalle un periodo davvero buio e drammatico anche sotto il profilo economico e sociale. Si sono praticamente fermate intere valli a fortissima vocazione turistica con la stagione invernale come vero e proprio marchio di fabbrica dei territori. 

 

"C'è una grande voglia di rimettersi in gioco e di ritornare a lavorare. L'estate è andata bene, però c'è ancora tanto da fare e questo è un momento importante per continuare a ripartire. Sono stati molti gli investimenti, anche nel campo delle tecnologie e dei software, per favorire l'acquisto online degli skipass, ridurre code e assembramenti, gestire la lettura dei Green pass, l'afflusso sulle piste e negli esercizi quali rifugi e baite. Questa prima neve è benaugurante e la speranza è quella di mettersi per tutti questo periodo alle spalle e guardare con rinnovata fiducia al futuro", spiega Sacco mentre Lorenz continua: "Abbiamo un gran bisogno dell'inverno, aiuta a far bene anche i mesi successivi: permette di pianificare gli investimenti e di sviluppare il territorio".

 

A fronte di una dose di ottimismo, non mancano dei nodi critici. L'inverno scorso è stato azzerato. E non possono bastare le indicazioni preliminari che raccontano di un'estate che si è chiusa poco lontano dal 2019, una stagione da record. Il ricavo medio a camera è stato maggiore rispetto al passato però il blocco dell'industria della neve pesa tantissimo sui fatturati e sui bilanci: le aree di montagna si attestano a -70%, un po' meglio sui laghi ma comunque il segno è negativo. Il sistema regge ma non non vanno sottovalutati o dimenticati due anni particolarmente complessi (Qui articolo).

 

Esentare i pubblici esercizi che operano in montagna dal pagamento della seconda rata dell’Imu 2021. Prorogare a fine anno il credito d’imposta sulle locazioni, ma soprattutto rivedere il Decreto flussi e rafforzare i corridoi turistici per fare in modo di accogliere sia la forza lavoro provenienti da paesi extra Ue e dalla Russia, entrambi essenziali per le sorti della stagione invernale ormai alle porte. Dopo un inverno e mezzo di effettivo lockdown, il mondo dei pubblici esercizi della montagna sogna la piena ripresa. Questi i temi trattati da Marco Fontanari, presidente dei ristoratori di Fipe-Confcommercio Trentino e consigliere di Fipe nazionale, intervenuto in audizione alla Commissione attività produttive della Camera.

 

"Il 2021 ha posto l’intero settore dei Pubblici esercizi di fronte a una vera e propria emergenza - commenta Fontanari - quella di reperire personale. A maggior ragione per le attività a forte connotazione stagionale, come quelle montane. Ecco perché è necessario rispondere a tre punti: l’approvazione immediata di un Decreto flussi che ci consenta di avviare le procedure per l’assunzione di lavoratori stagionali, la proroga almeno a marzo 2022 dei permessi di soggiorno per i lavoratori stagionali extracomunitari presenti attualmente in Italia e il riconoscimento delle vaccinazioni Sputnik, Sinovac e Sinopharm per l’ottenimento del Green pass".

 

Quest’ultimo un aspetto ritenuto indispensabile per consentire l’ingresso di nuova forza lavoro, ma anche per l’accesso dei turisti dalla Russia e non soltanto. Tutto questo nella consapevolezza che i rifugi e i punti di ristoro di alta montagna svolgono la funzione di presidio di sicurezza imprescindibile anche in caso di maltempo. "La spesa turistica per i servizi della sola ristorazione in pre pandemia - evidenzia Fontanari - valeva 18,5 miliardi di euro, di cui 8,4 miliardi dai visitatori stranieri. Prima tra tutte l’estensione del superbonus “turistico” anche alle attività di ristorazione e non solo a quelle di accoglienza: un credito di imposta dell’80% indispensabile per chi vuole investire nell’efficientamento energetico del proprio locale o nell’eliminazione delle barriere architettoniche.

 

La stima è quella di dover colmare l'assenza di un 30% di lavoratori stagionali (Qui articolo). "Ci sarà un problema anche questo inverno. Una dinamica probabilmente più contenuta rispetto a questa estate perché non c'è la concorrenza delle zone balneari ma è complicato trovare professionalità e professionisti". Un'incognita è quella del controllo del Green pass sui turisti esteri e il prodotto utilizzato, Sputnik per esempio non è riconosciuto dalle autorità e quindi non è valido per ottenere la certificazione. In Slovacchia è stato usato in forma marginale, stesso discorso per la Repubblica Ceca e per la Polonia ma le vaccinazioni vanno piuttosto a rilento (Qui articolo). 

 

Si guarda all'esperienza di questa estate quando ci si è affidati alle farmacie, sfruttando la presenza capillare sul territorio, mentre in alcune aree amministrazioni comunali e Aziende per il turismo hanno previsto dei veri e propri centri per rispondere alla necessità di avere un tampone con risultato negativo per rientrare nel Paese di origine evitando così la quarantena fiduciaria.

 

Ma se la stagione estiva sembra essersi affidata principalmente sui flussi italiani con segnali di ripresa dei turisti stranieri, la speranza è quella che l'inverno possa rafforzare la rotta degli arrivi dall'estero, mercati particolarmente pesanti soprattutto per coprire la bassa stagione. Il rischio, però, è quello di aumentare la pressione sui servizi, farmacie in primis, per la differenza di numeri. "E' in corso una valutazione con le autorità e i vari attori del territorio. C'è la necessità di allestire dei centri in grado di supportare le farmacie e poter effettuare i test anche in orari diversi", conclude Lorenz.

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