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Perché Giorgio Marincola merita l’intitolazione di uno spazio a Trento: vita e lotte di un partigiano italiano

Chi era il partigiano nero Giorgio Marincola e perché si sente parlare dell’intitolazione di uno spazio a suo nome nella città di Trento? Figura straordinaria, figlia del ‘900 italiano, quella del combattente azionista è una vicenda al limite dell’inverosimile, in cui il filo della sua vita unisce la Somalia coloniale con le montagne della Val di Fiemme

di Davide Leveghi

E comunque non è a Mogadiscio e in Somalia che si può chiedere conto della memoria di Giorgio Marincola, partigiano dalla pelle nera, ma qui tra noi, in Italia, mentre si moltiplicano i segni delle nuove identità e presenze italofone da parte di africani residenti in Italia, insieme al ritorno di rinnovati pregiudizi e chiusure. La storia di Giorgio Marincola è dunque una storia esemplare per questa Italia che ha scarsa consapevolezza di sé e dei suoi valori, continuamente minacciati da nuove ondate di razzismi e di ossessioni securitarie” (da Razza partigiana. Storia di Giorgio Marincola (1923-1945), di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio)

 

…perché lui un italo-somalo combatte con gl’inglesi. Giorgio, intelligentissimo, risponde pronto con una voce ferma e calma. ‘Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica. La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…’. La trasmissione viene interrotta, con atroce rumore di percosse. Poi silenzio”.

 

TRENTO. Ci sono storie straordinarie, al limite dell’inverosimile. Quella di Giorgio Marincola, partigiano nato in Somalia e morto tra le montagne della Val di Fiemme, è una di queste. Non è un caso, dunque, che tale figura sia finita al centro di numerose iniziative per diffonderne la memoria, tra pubblicazioni e intitolazioni di luoghi. E se un anno fa era stata Roma (una delle sue città adottive) a dare il suo nome ad una stazione della metro – sostituendo tra l’altro un odonimo coloniale (QUI l'articolo) – ora la palla passa a Trento.

 

A promuovere l’iniziativa lo storico Francesco Filippi e l’attivista di Futura Alberto Baggio, da tempo impegnati nel far conoscere l’incredibile vicenda di Marincola al pubblico trentino, in una vera e propria “campagna promozionale” tesa a trovare nel capoluogo provinciale uno spazio adeguato da dedicare a suo nome; perché, come evidenziato dall’autore del fortunato saggio Mussolini ha fatto anche cose buone, “l’intitolazione a Marincola serve ad arricchire la prospettiva con cui i trentini fanno i conti con il passato, fissando dei promemoria che servano a richiamarci ai nostri valori”.

 

Ma chi era questa figura e perché dovrebbe meritarsi l’intitolazione di uno spazio? Nato il 23 settembre 1923 a Mahadaay Weyn, presidio militare italiano a nord di Mogadiscio, Giorgio Marincola era figlio di un sottoufficiale del Regio esercito, Giuseppe Marincola, e di Aschirò Hassan, una donna somala. Riconosciuto (a differenza della gran parte dei bambini nati nelle colonie da relazioni tra soldati italiani e donne africane) e quindi ottenuta la cittadinanza italiana, nel 1926 venne portato con la sorellina Isabella, più piccola di due anni, nella penisola.

 

Affidato alle cure degli zii, visse i suoi primi anni a Pizzo Calabro, paese natale del padre, per poi trasferirsi a Roma, nel quartiere popolare di Casal Bertone, per frequentare il ginnasio. Fu qui, a soli 15 anni, che conobbe Pilo Albertelli, filosofo, insegnante di storia e filosofia, antifascista più volte arrestato per le sue attività di oppositore al regime, poi fucilato nell’eccidio delle Fosse Ardeatine del marzo 1944 (QUI un approfondimento).

 

Come molti altri, Marincola venne così educato da Albertelli al dissenso e all’amore per la giustizia e la libertà. E’ dal suo incontro, dunque, che il giovane Giorgio matura la coscienza antifascista e decide di unirsi alle fila del Partito d’azione. Studente di medicina – “lui voleva fare il medico, voleva andare in Africa, voleva fare tante cose, è stato sempre ostacolato dalla vita, dalle condizioni” – assieme agli amici e compagni Caio Cefaro e Corrado Giove s’arruolò nella Resistenza romana.

 

Liberata Roma, nel giugno del 1944, Marincola – nome di battaglia “Mercurio” - decise di proseguire la lotta. Attraverso il Partito d’azione, riesce ad arruolarsi nell’intelligence militare britannica, lo Special Operations Executive, partecipando a delle azioni nel territorio nemico. Paracadutato nel Biellese, svolse così compiti di guerriglia, collegamento ed addestramento delle forze partigiane, mantenendo i contatti fra gli Alleati ed il Comitato di Liberazione nazionale dell’Alta Italia.

 

È il gennaio del 1945 quando Marincola viene arrestato nel corso d’un rastrellamento. Condotto al carcere di Biella, è qui che si rende protagonista di un episodio di grande coraggio. Costretto a parlare ai microfoni di Radio Baita, una radio di disinformazione creata dai repubblichini e dai nazisti, invece che leggere il copione, come gli era stato intimato di fare, cominciò a parlare di giustizia e di libertà. “La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…”, disse prima di essere bloccato e pestato.

 

Due mesi dopo, Marincola è al Lager di Bolzano, centro nevralgico dello smistamento dei prigionieri dalla penisola verso i campi di sterminio nazisti. Con lui molti altri oppositori politici. Ed è qui, un’altra volta, che compie la scelta coraggiosa, determinante per l’esito della sua breve ma intensa esistenza, di proseguire la lotta: invitato a raggiungere la Svizzera dai comandi della missione, preferisce unirsi al movimento partigiano fiemmese, alla brigata Cesare Battisti che opera in quella zona.

 

Raggiunta Cavalese, dove viene ospitato e rifocillato nel convento francescano, è tra queste montagne che Marincola perde la vita. Con uno stratagemma, infatti, le colonne tedesche in ritirata verso l’Austria attaccano in armi le bande partigiane che controllano la zona. Fra Stramentizzo, Ziano e Molina di Fiemme sparano all’impazzata e danno fuoco alle case, seminando il panico tra la popolazione. Devono farsi strada e - già abituati all’estrema violenza - lo fanno con incredibile brutalità, lasciando sul terreno 45 morti fra civili e partigiani (QUI un approfondimento sulla strage). Marincola, quel 4 maggio del 1945, ha solo 22 anni.

 

Morto fra le montagne del Trentino, Giorgio Marincola è quindi entrato di diritto nella storia della Resistenza locale. Una Resistenza difficile (QUI un approfondimento), che dovette fare i conti con condizioni peculiari ma che seppe comunque esprimere degli esempi di alto valore morale. Così come Manci, Pasi, i “martiri del 28 giugno”, quella di Marincola è una figura che non può mancare nel racconto della lotta al nazifascismo in Trentino (QUI l’articolo).

 

L’intitolazione a Marincola – ha ripetuto Filippi – non è solo doverosa perché morì tra le nostre montagne per costruire la libertà di cui oggi godiamo. È un’operazione che cerca di ricostruire una memoria a lungo taciuta”. Ed è proprio di questo che i promotori dell’iniziativa, con il sostegno del giornale il Dolomiti, parleranno nella serata di mercoledì 7 luglio 2021 al circolo Cafè de la paix di Trento, alle ore 19.30 (QUI il link dell’evento). Lo scopo? Tracciare la sua straordinaria vicenda di vita e ribadire la necessità di intitolare “Una strada per Giorgio Marincola”. Perché “ogni via dedicata a un partigiano è un segnalibro del passato e dei valori del presente”.

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