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Ungheria pronta a "rafforzare i diritti umani, i valori democratici e lo stato di diritto": sul sito della Campana dei Caduti l'articolo che lo sostiene

In occasione del 'turno' ungherese alla presidenza del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, sul sito della Fondazione Opera Campana dei Caduti è stato pubblicato un articolo in cui si parla di una Ungheria che si dichiarerebbe pronta a "sostenere l'importanza della protezione effettiva delle minoranze nazionali in Europa e del dialogo interculturale". Il reggente Marsilli: ''L'articolo è stato scritto da Giuseppe Zaffuto, uno dei portavoce del Consiglio d'Europa. Non spetta certamente a noi esprimere osservazioni critiche in merito al discorso d'introduzione''

Di Filippo Schwachtje - 16 giugno 2021 - 06:01

ROVERETO. “Le donne e le persone transgender sono discriminate nella legge e nella pratica. Richiedenti asilo sono stati bloccati ai confini ed espulsi. Modifiche alla legge per introdurre restrizioni in occasione della pandemia da Coronavirus hanno ristretto la libertà d'espressione e di associazione. Il governo continua a minare l'indipendenza giudiziaria e la confidenza del pubblico nella magistratura”. In estrema sintesi, questa è la situazione presentata da Amnesty International in merito al rispetto dei diritti umani nell'Ungheria di Orbàn  nel corso del solo 2020. Un quadro decisamente poco confortante, confermato negli anni da numerosi articoli di importanti testate nazionali ed internazionali.

 

Quella stessa Ungheria ha ora assunto, per la seconda volta in 30 anni, la presidenza del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa e la Fondazione Opera Campana dei Caduti di Rovereto (nata, si legge sul sito dedicato a Maria Dolens “non solo come ricordo dei caduti della I guerra mondiale, ma di tutte le guerre e insieme autentica espressione di vita, di pacificazione, di collaborazione tra i popoli”) pubblica un articolo (“Dalla Germania all'Ungheria”) in cui si parla di un'Ungheria che si dichiara pronta ad impegnarsi per “contribuire al rafforzamento della comunità culturale in un'Europa arricchita dalle diversità, sicura della sua identità e aperta al mondo”.

 

Quella stessa Ungheria che, giusto per citare l'ultimo dei numerosi episodi controversi che hanno coinvolto il paese magiaro negli ultimi tempi, nell'amichevole di riscaldamento in vista degli Europei contro l'Irlanda di pochi giorni fa, è rimasta in piedi mentre i giocatori irlandesi s'inginocchiavano (fra i fischi dei tifosi ungheresi, sui quali poi è arrivata anche la benedizione di Orbàn stesso) per ribadire la loro vicinanza alla lotta al razzismo. Quella stessa Ungheria che non più tardi di qualche mese fa aveva violato, secondo la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, il diritto dei migranti di accedere alle richieste di protezione internazionale. Quella stessa Ungheria che ha limitato pesantemente la libertà di stampa e l'indipendenza della magistratura, che ha attaccato e denigrato i difensori dei diritti umani e le organizzazioni della società civile. Quella stessa Ungheria che ha lanciato un assalto diretto ai membri della comunità Lgbt, minando anche i diritti delle donne.

 

Nell'articolo apparso sul sito della Fondazione Opera Campana dei Caduti, a firma del portavoce del Consiglio d'Europa per l'Italia Giuseppe Zaffuto, si citano “cinque punti salienti su cui verteranno le priorità della nuova presidenza (ungherese ndr): il rafforzamento della protezione effettiva delle minoranze nazionali, il dialogo interreligioso, la 'nuova generazione', che include i diritti dei minori, la partecipazione e l'integrazione dei giovani Rom, le sfide in campo tecnologico e le sfide ambientali”. Il 4 marzo 2020 Repubblica parlava di un Orbàn deciso a “bloccare le sentenze della magistratura ungherese che impongono all'esecutivo di versare risarcimenti a bimbi Rom vittime di discriminazioni gravi e segregazioni a scuola”. Citando direttamente il primo ministro magiaro: “Mi chiedo perché dobbiamo spendere soldi per chi non lavora, i veri discriminati sarebbero i bambini ungheresi, non i rom, se io cambiassi la situazione”. E gli esempi potrebbero andare avanti a lungo.

 

“Ricordando che la missione del Consiglio d'Europa – scrive Zaffuto sul sito della Fondazione – è quella di costruire una società più libera, tollerante e giusta, fondata sulla solidarietà, sui valori condivisi e su un patrimonio multiculturale, il Paese magiaro ha dichiarato che si impegnerà a promuovere e rafforzare ulteriormente i diritti umani, i valori democratici e lo Stato di diritto”. Come l'Ungheria di Orbàn (quella stessa Ungheria) possa impegnarsi in questi ambiti, alla luce di quello che da anni ormai emerge sul paese magiaro, resta un mistero.

 

Eppure, si legge sul sito della Fondazione: “L'Ungheria ha dichiarato di voler cogliere questa opportunità per contribuire al rafforzamento della comunità culturale in un'Europa arricchita dalle diversità, sicura della sua identità e aperta al mondo. Da questa volontà deriva l'impegno del Paese nel sostenere l'importanza della protezione effettiva delle minoranze nazionali in Europa e del dialogo interculturale, volta a rafforzare il rispetto reciproco, la comprensione e la tolleranza a livello paneuropeo, così da estirpare ogni fattore di divisione come l'intolleranza, sia essa di origine politica, culturale o religiosa”. Come l'Ungheria di Orbàn, quella stessa Ungheria che ha costruito una barriera metallica lungo i 175 chilometri di confine con la Serbia (poi replicato anche lungo quello croato), per tenere i rifugiati in fuga lungo la rotta balcanica fuori dal suo territorio, possa impegnarsi in questi ambiti, rimane ancora una volta un mistero.

 

E misterioso è anche il motivo per cui da Colle di Miravalle si sia deciso di pubblicare un articolo nel quale, seppur limitandosi a citare quanto dichiarato dal nuovo presidente del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa e ministro degli Affari esteri ungherese Péter Szijjártó, si dipinge in poche parole un'Ungheria che ha tra le sue priorità la tolleranza politica e religiosa, il rispetto dello stato di diritto, delle minoranze e del dialogo interculturale, quando nella realtà dei fatti le azioni del governo di Orbàn  si muovono in direzione opposta. Scelta ancora più incomprensibile proprio perché presa da una realtà da sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani e nella promozione della pace e dell'armonia fra i popoli. Valori che non potrebbero essere più distanti dalla situazione odierna in Ungheria

 

Interrogato dal Dolomiti sulla questione, il reggente della Fondazione Opera Campana dei Caduti Marco Marsilli risponde: “L'articolo è stato scritto da Giuseppe Zaffuto, uno dei portavoce del Consiglio d'Europa che collabora alla nostra newsletter, e non fa altro che riportare le cinque priorità dichiarate dalla nuova presidenza ungherese, senza aggiungere alcun tipo di commento. Non spetta certamente a noi esprimere osservazioni critiche in merito al discorso d'introduzione: i Paesi del Consiglio potranno verificare nei prossimi mesi se quanto dichiarato dalla presidenza corrisponderà a realtà. Nel pezzo apparso sulla newsletter è stata data un'impostazione assolutamente neutrale: abbiamo presentato il nuovo programma come già fatto in passato in occasione di iniziative di presidenze diverse. L'Ungheria, la cui presidenza è appena iniziata, ha riportato il suo programma davanti al Comitato dei ministri, che è anche la sede più opportuna per avere sullo stesso valutazioni oggettive”.

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