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"Cercasi struttura da almeno 50 posti per i profughi, anche in montagna", l'appello dell'associazione Rasom che apre l'Hotel Oasi per distribuire beni di prima necessità

L’associazione Rasom ha aperto un nuovo punto di raccolta all'Hotel Oasi in via Bolzano 14, dove verranno distribuiti scatoloni per i profughi contenenti viveri. La presidente: "Vorremmo organizzarci per offrire anche prodotti freschi". Si prevede un aumento esponenziale degli arrivi di ucraini fuggiti dalla guerra: su circa 1.580 profughi in Trentino, il 47% sono minori

Di Francesca Cristoforetti - 25 marzo 2022 - 22:22

TRENTO. “Stiamo cercando delle strutture, anche a pagamento, da almeno 50 posti. L’ostello è pienissimo e ci serve un alloggio che ospiti i profughi anche per più mesi”. È questo l’appello che lancia la presidente dell’associazione cristiano - culturale degli ucraini in Trentino “Rasom”, Stefania Shmits. “Stiamo cercando in tutto il Trentino, – aggiunge – anche in montagna, organizzandoci con dei mezzi di trasporto”.

 

L’associazione continua a essere molto presente in modo concreto sul territorio, con attività di supporto in stretta collaborazione con Cinformi, a sostegno di tutte le famiglie ospitanti e dei profughi ucraini che stanno scappando dalla guerra in questo momento (Qui l'articolo).

 

È già passato quasi un mese da quando Rasom ha iniziato a raccogliere beni di prima necessità, prodotti alimentari a lunga conservazione, per l’igiene personale, medicinali, così come indumenti e coperte, all’oratorio della Chiesa di Sant’Antonio a Trento.

Solo nell’arco di un mese “più di mille persone si sono rivolte a noi per varie esigenze, per avere informazioni o chiedere vestiti e alimenti”. Adesso partirà ufficialmente anche un nuovo punto di raccolta all’Hotel Oasi, in via Bolzano 14. “Oltre al servizio di raccolta, la novità qui è che ci occuperemo della distribuzione di scatoloni a profughi e famiglie, ogni mercoledì dalle 10 alle 18. Si sono rivolti a noi più o meno 60 famiglie soltanto mercoledì scorso, quindi è necessario contattarci prima telefonicamente per poterci organizzare meglio”.  Gli scatoloni, al cui interno sono presenti principalmente prodotti alimentari e per l’igiene, sono pensati per le necessità di una settimana circa.

 

“Abbiamo avuto una bellissima risposta dalla comunità trentina – sostiene Shmits – ora vorremmo organizzarci per offrire anche prodotti freschi e non soltanto di cibo in scatola o a lunga conservazione”.

Il Trentino continua a fare la sua parte per il sostegno alla popolazione Ucraina. Non solo con la missione in Moldavia ma anche sul fronte dell’accoglienza sul territorio, in collaborazione con le altre Regioni e Province autonome e in coordinamento con le istituzioni centrali e il Dipartimento nazionale della protezione civile.

 

Lo ha sottolineato l’assessora provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana, che ha partecipato al vertice convocato dal governo sul tema. Durante la videoconferenza, alla presenza dei ministri Mariastella Gelmini (Affari regionali e autonomie), Roberto Speranza (salute), Enzo Bianchi (istruzione), Luciana Lamorgese (interni), presenti anche il capo della protezione civile nazionale Fabrizio Curcio e il prefetto Ferrandino, è stato fatto il punto sull’accoglienza a livello nazionale e locale.


La previsione è quella di un aumento esponenziale degli arrivi dei profughi di guerra, con ovvie conseguenze sul sistema di accoglienza che nel nostro Paese ha seguito il modello ‘diffuso’ con un diretto coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome.

 

L’assessora Segnana ha aggiornato la situazione per la Provincia autonoma di Trento. I numeri per il Trentino vedono la maggior parte dei profughi accolti nel territorio della Val d’Adige, seguita Vallagarina, Alta Valsugana e Bersntol e Alto Garda e Ledro.


Le persone maggiorenni provenienti dall’Ucraina sono all’88% di genere femminile. Su circa 1.580 profughi in Trentino, il 47% sono minori di 18 anni. Nel dettaglio, 578 hanno tra 0-13 anni e 170 tra 14-18. Si tratta di dati che rispecchiano grosso modo la situazione delle altre realtà regionali e che evidenziano la necessità di investire ulteriormente sul versante della mediazione linguistica e in particolare dell’integrazione scolastica. Dentro queste statistiche si colloca anche il problema dei minori non accompagnati: l’idea di fondo punta a evitare ulteriori dispersioni e di perfezionare i meccanismi di registrazione, nella consapevolezza che uno dei beni più preziosi di ciascuna personale è appunto la propria identità.

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