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Trento
23 novembre | 12:18

"La paura di essere esclusi? Aumentata negli ultimi 5 anni con l'uso dei social". Ecco cos'è la "fomo", l'esperta: "Dal controllo delle foto, all'ansia del messaggio senza risposta"

La fomo (Fear of missing out) è la paura di rimanere tagliati fuori dai propri coetanei. Negli ultimi tempi era stata proprio Victoria De Angelis del gruppo dei Maneskin a parlarne. Tomasi: "Costante paura di essersi persi qualcosa, è molto diffusa tra i giovani: in questa fase della vita il senso di appartenenza è un bisogno molto forte. Può portare a stati di ansia e depressivi"

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. Paura di essere esclusi? E' un fenomeno che esiste da sempre, ma che con i social tra gli adolescenti si è accentuato molto di più: si tratta della Fear of missing out, detta "fomo", tradotto dall'inglese, "paura di essere tagliati fuori". Un tema sollevato negli ultimi tempi anche dal mondo delle celebrità: a parlarne è stata anche Victoria De Angelis, bassista della band dei Måneskin che avrebbe confermato di soffrirne. 

 

"E' un fenomeno che ha iniziato a emergere e diventare sempre più evidente a livello clinico 5-6 anni fa - dichiara la psicoterapeuta Giulia Tomasi -, con il boom dei social network, in particolare dopo che Facebook e Instagram sono spopolati a partire dal 2012. Una paura molto diffusa tra i giovani adulti e gli adolescenti, proprio perchè in questa fase della vita la spinta sociale e il senso di appartenenza sono un bisogno molto forte".

 

Sui social tra video, foto, post e storie, si tende infatti a mostrare ciò che si vuole far vedere: "Il social è una modalità di presentare la nostra vita - prosegue -, spesso con dandone una rappresentazione irrealistica e migliorativa. Al contempo però si sviluppato un conseguente lurking, dall'inglese 'osservare ciò che fanno gli altri'".

 

La fomo, come ogni paura, "non è oggettiva": "E' la costante paura di essersi persi qualcosa, non essere stati invitati a un evento o non aver potuto partecipare e che tutti si siano divertiti. Questa paura si basa sull'interazione virtuale con la vita degli altri, il voler rimanere sempre in contatto".

 

Un fenomeno che però per alcuni adolescenti può trasformarsi in un vero e proprio problema. Il limite viene superato quando si creano delle difficoltà relazionali vere e proprie, "con sintomi come un aumento dell'ansia - spiega Tomasi -, anche a utilizzare proprio i social. Sono molti i casi di giovani che decidono di disinstallarli o disiscriversi perché diventano solo una conferma della loro esclusione sociale, e del giudizio che gli altri possono avere di loro. Questo nei casi più gravi può portare anche a stati depressivi".

 

Può capitare che questa paura possa interessare anche ragazzi ritirati, come gli hikikomori, che arrivano a interrompere tutte le loro attività, da quelle extrascolastiche alla scuola. Tante sono le segnalazioni di genitori che riportano di figli che "non studiano perché sono sempre attaccati al telefono". Questo perché, conclude la psicologa, "è necessaria per loro l'idea di rimanere sempre in contatto, il controllo delle foto, ma anche se una persona ha visualizzato un messaggio e non ha risposto".

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