"Le foto dei figli sui social? Nutrono il narcisismo di genitori insicuri che così li espongono a future umiliazioni mentre sviluppano in loro ego ipertrofici"
Molti genitori utilizzano i social per mostrare al mondo i propri figli e i loro talenti, spesso, esasperando o ingigantendo la realtà: "Il rischio è di crescere dei piccoli ipertrofici in nome di un personalissimo bisogno di rifornimento narcisistico"

TRENTO. "Il narcisista (patologico) è un contenitore vuoto che ha continuamente bisogno d'essere riempito, ma che di fatto non arriva mai a colmarsi". Così, senza mezzi termini, Roberta Bommassar, presidente dell'Ordine degli psicologi di Trento, delinea l'identikit di chi si affida "a quel palcoscenico virtuale che sono i social per tentare di nutrire, a spese degli altri, il proprio ego e quelle carenze che (in tal modo) non troveranno mai sollievo". Questo, quanto in questi nostri tempi moderni anche molti genitori scelgono di fare, esponendo attraverso foto e video (pubblicati online) non soltanto se stessi ma anche i propri figli.
"Non stiamo ovviamente parlando del desiderio naturale di condividere con gli amici, anche attraverso i social, i nostri bambini, dei quali in quanto genitori siamo ovviamente fieri - chiarisce fin da subito la psicologa - stiamo parlando piuttosto di una tendenza ormai divenuta moda": quella di raccontare ogni minimo dettaglio della propria esistenza, anche e soprattutto quando si tratta di minori. "Molte mamme e papà forniscono immagini dei figli che in qualche modo distorcono la realtà, esasperando le loro capacità o qualità - spiega Bommassar a Il Dolomiti - una continua esposizione (per giunta gonfiata o falsata), apparentemente volta ad apprezzare loro, ma poi di fatto a apprezzare se stessi, che comporta inevitabilmente differenti rischi per gli adulti di domani".
Il primo pericolo è quello di indurre lo sviluppo "d'una sicurezza di sé o autostima eccessiva - deduce la psicologa - così facendo si crescono dei piccoli ipertrofici che, quando entreranno nel mondo reale dovranno tuttavia fare i conti con la realtà restando delusi e venendo brutalmente ridimensionati".
La comunicazione attraverso i social network ha infatti lo straordinario potere di amplificare fatti ed eventi, rendendo essi e chi li compie potenzialmente immortali. Una capacità tanto straordinaria quanto pericolosa, soprattutto se la si sfrutta senza consenso: "I genitori utilizzano i propri figli, che sono di fatto inconsapevoli, violandone quindi la privacy. Li esaltano e glorificano per ogni piccola azione e li mostrano non soltanto in occasioni felici ma anche in contesti che potrebbero farli sentire, un domani, umiliati".
Se eccessivi apprezzamenti potrebbero infatti costituire un rischio, anche l'esposizione di bambini "in contesti intimi, come una foto al mare nudi o in altri invece di difficoltà, nel caso ad esempio di un video che ritrae pianti o capricci, potrebbero portare a farli sentire in futuro umiliati", dichiara ancora la psicologa, ricordando quanto sia certamente importante "apprezzare i proprio figli, ma è necessario farlo in correlazione a un evento specifico e non in continuazione (o attribuendo addirittura connotati esasperati)".
Alle fotografie di piccole grandi vittorie, disegni o altri eventi, si affiancano poi quelle "di bambini non ancora nati - aggiunge Bommassar - alcuni o alcune scelgono addirittura di condividere le proprie ecografie sul web, svilendo un momento unico e speciale", commenta.
A unire coloro i quali scelgono di esporre (e alle volte violare) i propri ricordi e quelli d'altri, "una forma di narcisismo malsano, figlio dell'incapacità di valorizzarsi: competenza che si cerca quindi nell'altro, ma senza successo - confessa la presidente dell'Ordine degli psicologi di Trento - è bene amarsi e avere cura di sé ma è importante farlo conoscendo i propri limiti o difetti, insomma, volersi bene in maniera ragionevole". Quest'ultima, cosa che il narcisista patologico non riesce a fare, finendo per affidarsi a 'escamotage' come le piattaforme online per nutrire il proprio ego, nel tentativo "di colmare un contenitore che così di certo non si colmerà mai".
"Viviamo in un'epoca in cui i tempi si sono ridotti - chiarisce - è tutto molto più frenetico rispetto a un tempo e questo ci rende insofferenti e meno tolleranti, al punto da spingerci a compiere azioni d'istinto, senza riflettere - confessa Bommassar, ammettendo, lei stessa, di non esserne sempre esente - il punto è che poi se ne pagano le conseguenze, soprattutto perché queste forme di comunicazione continueranno a vivere, anche dopo di noi". E, nel caso di bambini mostrati insistentemente sui social senza consenso, "le conseguenze le pagheranno gli adulti che questi un giorno diverranno".
L'esagerata esposizione dei figli non è altro che un tentativo di rispondere al "bisogno di rifornimento narcisistico dei genitori, che utilizzano i bambini per lodare se stessi", poiché incapaci di valorizzarsi. "Una pornografia dell'esibizione degli affetti come accade a chi, a poche ore da un grave lutto personale, posta in internet sentimenti, descrizioni e commenti che sarebbe bene potessero rimanere riservati, circoscritti nello spazio interno del Sé e da condividere semmai con le persone davvero care. In questi casi, abbiamo probabilmente a che fare con delle difficoltà nell'affrontare il momento depressivo, una difesa che allontana dalla possibilità di vivere il dolore della perdita in solitudine".
Una questione che conduce infine a chiedersi se sia necessario demonizzare i social o evitare, quale che sia il contesto, di esporre i propri figli fino alla maggiore età: "Mamme e papà possono pubblicare foto una tantum, per esempio di loro stessi accanto ai propri piccoli o in situazioni che potremmo definire normali: come in tutto, anche in questo ci vorrebbe la giusta via di mezzo", conclude.












