''No al 'porno turismo' in montagna. Troppe macchine, inquinamento e persone'', l'albergatore Michil Costa lancia la sua proposta di accoglienza ''green''
Su sei notti una gratis se si raggiunge l'Alta Badia senza macchina e un albero piantato per chi pernotta per 3 giorni. Questa la proposta dell'hotel La Perla di Michil Costa. L'intervista de Il Dolomiti al noto albergatore autore di "FuTurismo: Un accorato appello contro la monocultura turistica": "Le montagne si sono affollate di persone 'diseducate'. Dichiarare le Dolomiti patrimonio Unesco? E' stato uno sbaglio"

CORVARA IN BADIA. Senza macchina per tre giorni, un albero piantato a Campolongo; senza per sei giorni? Una notte in albergo gratis. E' questa l'ultima proposta dell'imprenditore "green" Michil Costa, titolare dell'hotel La Perla a Corvara in val Badia per lanciare un messaggio di ''cambiamento'' in ambito turistico.
"Non siamo abbastanza consapevoli delle responsabilità che abbiamo, ed è difficile educare l'umano a essere più sensibile nei confronti della natura. Noi albergatori possiamo e dobbiamo fare di più. Dobbiamo educare il cliente, abbiamo un grandissima responsabilità", racconta l'albergatore e imprenditore ladino intervistato da Il Dolomiti.
Costa non usa mezzi termini per definire il turismo sulle Dolomiti al giorno d'oggi, fatto di inquinamento acustico, troppe persone spesso non preparate all'ambiente montano e di conseguenza traffico di macchine che blocca le strade sulle montagne. "Questo è 'porno turismo' - spiega - il turista che non si adatta al luogo, ma noi che ci adattiamo ai suoi desideri".
Un concetto spiegato bene nel suo primo libro "FuTurismo: Un accorato appello contro la monocultura turistica", uscito il 4 aprile 2022, in cui ha raccolto i suoi pensieri e le sue tesi sul rapporto uomo-ambiente-turismo. L'imprenditore ladino , una voce fuori dal coro ormai nota, si definisce "uno del branco che parla contro il suo proprio branco". Da anni è conosciuto per il suo impegno per una maggiore consapevolezza imprenditoriale in termini di solidarietà sociale e di salvaguardia dell’ambiente, per meno moto sui passi delle Dolomiti e più silenzio, "per più coscienza e meno scempi".
Assieme alla sua famiglia gestisce, seguendo i principi dell’Economia del Bene Comune, a Corvara l’hotel La Perla (membro di The Leading Hotels of the World) e il Berghotel Ladinia, a Bagno Vignoni, in Val d’Orcia, l’Albergo Posta Marcucci. Inoltre è presidente della "Maratona dles Dolomites". Nel 2007 ha fondato con la sua famiglia la Costa Family Foundation che promuove progetti di sviluppo per donne e bambini in Africa, Asia e Sud America.
Un albero e una notte gratis come premio per chi consegna le chiavi della macchina. E' la prima volta che promuove un'iniziativa simile?
Avevamo proposto un'iniziativa simile 10 anni fa, ma è stata un fallimento totale, non ha funzionato. Chi non usava la macchina riceveva una bottiglia di Sassicaia, vino molto costoso e pregiato. Ma da soli non si ottiene nulla, quindi l'iniziativa è nata insieme al consorzio turistico Alta Badia. Tutti gli albergatori della zona possono aderire e noi abbiano subito accolto la proposta all'hotel La Perla.
Lei si è sempre contraddistinto per le sue battaglie ambientaliste, soprattutto in difesa delle Dolomiti.
Sì, forse una delle azioni più ricordate è stato tanti anni fa quando si voleva creare una strada forestale nel Parco naturale Puez-Odle. Ho organizzato un'azione di protesta, portata avanti insieme ad altri ambientalisti, mettendo in scena un "funerale", dove decretavo la fine delle Dolomiti. I lavori per creare la strada erano stati bloccati. E' stata una battaglia lunga. Poi poco tempo fa la sentenza del Consiglio di Stato ha dato ragione a malga Antersasc e i lavori riprenderanno.
Che problema hanno le Dolomiti sotto il profilo del turismo?
Troppe macchine, troppo inquinamento, troppa gente. Troppi turisti. Le montagne ormai si sono affollate anche di persone "diseducate". Dichiarare le Dolomiti come patrimonio mondiale dell'Unesco è stato lo sbaglio più grande che è stato fatto a livello politico. E' stato usato come strategia di marketing, che ha portato a più clienti e più ospiti senza però andare di pari passo con la consapevolezza. Non c'è stato un aumento di sensibilità ma solo più flussi turistici. Il turismo di massa anche sulle Dolomiti ha creato soggiorni più corti e più gente. Un solo giorno in più di permanenza in più significherebbe circa un 20 percento di traffico in meno.
Nel suo libro parla di "monocultura turistica", a che cosa si riferisce?
Tutte le monoculture sono dannose, solo la biodiversità può salvare il pianeta. Il cliente va educato in modo che si trasformi in ospite. Se facciamo tutto quello che pensiamo che il turista voglia diventa un porno-turismo, soddisfare voglie e desideri del cliente che non si adatta al luogo. Ricordiamoci che non è il luogo che si adatta al turista. Questo contamina fortemente la nostra identità di montanari e contadini. La monocultura livella e appiana tutto, togliendo quelle peculiarità e le caratteristiche dei vari luoghi.
Quale sarebbe una soluzione?
Ci vogliono delle regole, noi imprenditori non abbiamo la capacità di imporle perché abbiamo fatto troppa pecunia in troppo poco tempo. La crescita economica ha sorpassato lo sviluppo culturale. Non siamo riusciti a sviluppare una politica adatta, che dovrebbe chiudere i passi dolomitici alle macchine. E' una cosa fondamentale. Dobbiamo obbligare il cliente a lasciare la macchina perché si sposti senza. Meno turisti sulle Dolomiti, ma soggiorni più lunghi e prenotati con molto anticipo.
Voi albergatori potete fare la differenza sotto il punto di vista ambientale quindi?
Certo, non solo possiamo, dobbiamo ma dobbiamo fare delle scelte importanti e a volte difficili. Noi abbiamo perso molti soldi perché non accettiamo più motoraduni. Dobbiamo saper dire di no a certe cose, il nuovo mondo è fatto di ciclisti, di persone che vogliono riscoprire le Dolomiti a piedi ed è necessario fare una scelta che è saper dire di no. Questo sì che può incidere sull'ambiente e sui cambiamenti climatici. Questo coraggio però manca e non c'è abbastanza consapevolezza tra gli albergatori. Per questo lancio un appello ai miei colleghi per uscire dalla propria comfort zone.
Come vede il "turismo del futuro", a cosa bisogna puntare?
Questa domanda è strettamente legata alla crisi climatica che non viene ancora percepita. Quando ci saranno più morti dovuti agli effetti del cambiamento climatico, capiremo tutti che dovremo cambiare. Stiamo solo facendo dei piccoli passetti perché anche in politica si parla di transizione energetica, ma molto meno di transizione ecologica, che significa "moderazione", non creare più energie alternative, ma consumare di meno. A livello di strutture e di mezzi d trasporto per i turisti l'estate bisognerebbe vietare le macchine, usando gli impianti di risalita. Ma non faremo nulla finché la cosa finché non la sentiamo sulla nostra pelle.












