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Trento
09 novembre | 17:17

Dipendenza da lavoro? Chi ne soffre sta male anche durante l'attività lavorativa, ecco le contromisure

Secondo uno studio condotto dalle Università di Trento e Bologna, le persone "workaholic" non traggono maggior piacere durante l’attività lavorativa, ma hanno un tono emozionale negativo che resta per tutta la giornata. La dipendenza da lavoro ha forti ripercussioni negative sulla salute, sul benessere psicologico e sulle relazioni con familiari e amici. I ricercatori: "Le organizzazioni non devono incoraggiare un clima in cui lavorare anche fuori dall’orario lavorativo e nei fine settimana sia considerato la norma"

Dipendenza da lavoro? Chi ne soffre sta male anche durante l'attività lavorativa, ecco le contromisure
di S.M.

TRENTO. La dipendenza da lavoro è un fenomeno accertato da tempo. Le persone che ne sono affette tendono a lavorare in modo eccessivo e compulsivo, sviluppando una vera e propria ossessione per il lavoro. Ma è stato accertato che chi ne soffre sta male anche mentre lavora. Le persone workaholic non traggono maggior piacere durante l’attività lavorativa, ma hanno un tono emozionale negativo che permane per tutta la giornata. Una condizione, questa, che ha forti ripercussioni negative sulla salute, sul benessere psicologico e sulle relazioni con familiari e amici.

 

È quanto emerge da uno studio condotto dalle Università di Trento e di Bologna e pubblicato sulla rivista Journal of Occupational Health Psychology. Il primo autore è Luca Menghini, assegnista di ricerca al Dipartimento di psicologia e scienze cognitive dell'Ateneo trentino. Lo studio è stato coordinato da Cristian Balducci, professore del Dipartimento di scienze per la qualità della vita dell'Università di Bologna.

 

Come è stata condotta la ricerca? Sono stati coinvolti 139 lavoratori full-time, per lo più impiegati in attività di back-office. Con un test psicologico è stato valutato il livello di dipendenza da lavoro dei partecipanti. In seguito gli studiosi hanno analizzato il tono dell'umore dei lavoratori e la loro percezione del carico di lavoro con una tecnica nota come campionamento delle esperienze. Per farlo è stata utilizzata una app installata sui telefoni dei partecipanti, che permetteva di inviare dei brevi questionari, circa ogni 90 minuti, dalle 9 di mattina alle 6 del pomeriggio, nel corso di tre giornate lavorative (lunedì, mercoledì e venerdì).

 

Dai risultati della ricerca è emerso che il tono dell'umore delle persone che soffrono di dipendenza dal lavoro è mediamente peggiore rispetto alle altre persone, anche quando stanno facendo ciò che più desiderano, ossia lavorare. “Questo fenomeno – spiega Balducci - accosta la sindrome di dipendenza dal lavoro ad altre dipendenze, come quella per il gioco d'azzardo o l'alcolismo: l'iniziale euforia cede il passo ad uno stato emozionale negativo che pervade la persona anche durante il lavoro”.

“L'umore più negativo delle persone workaholic potrebbe segnalare livelli più elevati di stress sperimentati su base quotidiana e quindi spiegare il maggiore rischio per queste persone di sviluppare burnout e problematiche cardiovascolari – commenta ancora Balducci. - Inoltre, considerato che chi è dipendente da lavoro tende frequentemente a ricoprire incarichi di responsabilità, il suo umore negativo potrebbe intaccare quello di colleghi e collaboratori: un pericolo che le organizzazioni dovrebbero tenere in seria considerazione, intervenendo per disincentivare i comportamenti che portano al workaholism”.

 

Le differenze di genere riguardano anche la dipendenza da lavoro, con le donne che sarebbero più vulnerabili al workaholism. Questo fenomeno – secondo gli studiosi - “potrebbe dipendere da un maggior conflitto di ruolo sperimentato dalle donne workaholic, prese tra la tendenza interna a investire eccessivamente nel lavoro e le pressioni esterne che derivano da aspettative di genere ancora molto radicate nella nostra cultura”.

La dipendenza da lavoro è, a tutti gli effetti, una malattia e come tale può portare a pesanti ripercussioni sul benessere fisico e psicologico, ma anche sulle relazioni con familiari e amici. Inoltre, le cosiddette “malattie da superlavoro” possono aggravarsi e portare addirittura alla morte.

 

Per questo “le organizzazioni devono mandare segnali chiari ai lavoratori su questo tema, evitando di incoraggiare un clima in cui lavorare anche fuori dall’orario lavorativo e nei fine settimana sia considerato la norma – conclude Balducci. - Al contrario, è necessario promuovere un ambiente che disincentivi un investimento eccessivo e disfunzionale nel lavoro, promuovendo politiche di disconnessione, specifiche attività di formazione e interventi di consulenza”.

 

 

 

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