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Bolzano
16 novembre | 18:43

''Ho provato la felicità pura. Nove mesi fa ero in ospedale e ora ho corso e finito la Maratona di New York, una soddisfazione grandissima''

Il racconto di Cinzia Rizzo, insegnante romana, ma di casa in Alto Adige, soprattutto a Trafoi che dopo una delicata operazione in ospedale decide di sfidare se tessa e nove mesi dopo partecipa e conclude la maratona di New York 

di Redazione

NEW YORK. Cos’è la felicità? Per taluni è un bel regalo, per qualcuno una lunga vacanza. Per un gruppo sempre più nutrito di italiani e di italiane è svegliarsi all’alba e correre per raggiungere una meta tutta interiore. Superare se stessi e i propri limiti. Allungare nel tempo la propria condizione fisica, quasi se fosse un elisir di eterna giovinezza. È quello che è successo a Cinzia Rizzo, insegnante romana, ma di casa in Alto Adige, soprattutto a Trafoi sin dall’infanzia che dopo una delicata operazione in ospedale decide di sfidare se tessa e nove mesi dopo partecipa e conclude la maratona di New York a 54 anni.

 

Come lei tante altre donne che scoprono la passione over anta per la corsa. Ma non solo l’ultra-running. Una serie di ritratti che vale la pena di raccontare proprio a partire da Cinzia, gentile e delicata insegnante di musica che mai si sarebbe immaginati nella veste di maratoneta

“Il mio obiettivo per il 2023 era di correre la Maratona di New York proprio quando, esattamente un anno fa, ero in ospedale per un intervento e guardavo i miei colleghi del Micap (Master Internazionale in Coaching ad Alte Prestazioni) correre – racconta -. Frequento il Micap da 3 anni e questa è una delle prove da superare per poter arrivare a fine percorso”. Così da Roma parte per New York per correre la Maratona, nonostante i problemi ad un ginocchio e all’anca. “Fin qui niente di nuovo se non il fatto che ho potuto iniziare ad allenarmi solo 9 mesi fa perché prima il medico mi aveva detto che avrei dovuto riprendermi dall’intervento”.

 

Inoltre, “sono partita da zero, non avendo quasi nessuna preparazione fisica per questo tipo di gara ad alte prestazioni”. La maratona di New York, la più celebre si corre in città sulla distanza classica di 42.195 metri con 50mila partecipati, di cui il 5 novembre ben 2400 italiani tra strade asfaltate e saliscendi che spezzano il fiato e le gambe. “Ma, grazie a disciplina e costanza, ho iniziato prima a camminare, poi a correre, uno, poi 2 chilometri, 5 chilometri e via…mi sono appassionata, sottoponendomi senza sosta a lunghi allenamenti, svegliandomi anche alle 5-6 in estate, per non correre con il caldo. Sono entrata nella mentalità dell’atleta: allenamenti costanti, alimentazione sana e stile di vita salutare''.

 

E poi subito la maratona “I primi 20 chilometri ho corso divertendomi, grazie al continuo tifo degli spettatori. Poi, sono iniziati i dolori fisici al ginocchio al polpaccio e all’anca e ho dovuto “isolare” quei dolori concentrandomi solo sul mio obiettivo: raggiungere la Finish Line”. “Alla fine ce l’ho fatta. Ho provato la felicità pura''. E c’è da crederci. “Dedico questa vittoria alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuta e in particolare ai miei figli ai quali ho tolto un po’ di tempo ma ho dato un esempio di trasformazione e riscatto”. I’m a finidher, il motto.

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