"InsideOut", progetto artistico e sociale che aiuta a superare traumi e cicatrici attraverso i tatuaggi correttivi
Un'idea nata durante la pandemia da due giovani, Roberto Rossi Raccagni e Matteo Milani, che coinvolge oggi una decina di persone, tra artisti del tatuaggio e psicologi. “Il nostro fine ultimo è quello di aiutare i pazienti a superare il trauma; avere un impatto sociale attraverso la cura del benessere fisico e mentale”

TRENTO. Come si può avere un impatto sulla società che ci circonda per mezzo dell'arte del tatuaggio? Un interrogativo che trova risposta nel progetto, finanziato dall'associazione WeInk Social Lab (network che mette in contatto e recluta artisti tatuatori), messo a punto da due giovani, Roberto Rossi Raccagni, trentino, Matteo Milani, bolognese.
Una realtà sviluppata come conseguenza pratica “del progetto di tesi triennale di Roberto”, spiega Matteo Milani, ricordando come l'idea sia nata da un confronto tra i due fondatori durante i mesi della pandemia, complice l'interesse a voler approfondire il mondo del tatuaggio e la volontà di fare la differenza nel tessuto sociale.
“Con “InsideOut” – racconta Milani – abbiamo voluto unire due temi ancora legati a stereotipi e tabù: quello del tatuaggio e quello di chi si trova ad affrontare “il male”, il tumore, e ad aver bisogno di un supporto psicologico”.
Un progetto interamente gratuito che coinvolge una ventina di professionisti, dedicato “a tutte quelle persone che riportano evidenti inestetismi cutanei dovuti a traumi da terapie oncologiche o incidenti – spiega ancora Milani – che hanno avuto risvolti negativi sulla qualità di vita e sulla psiche della persona”.
In che modo? “Attraverso delle sedute di dermopigmentazione e tatuaggio medico correttivo, affiancate da un percorso di affiancamento psicologico volto al superamento del trauma”.
Finora, una quindicina di richieste. “Erogando il servizio gratuitamente – tiene a precisare Milani – facciamo molta attenzione alle persone che si rivolgono a noi per avere un tatuaggio correttivo, sia per evitare possibili "truffe" che per proteggere loro; data la permanenza del tatuaggio, tendiamo a non prendere ad esempio in carico persone che stanno seguendo un percorso psichiatrico (ma questo viene valutato caso per caso)”. Il tatuaggio correttivo è infatti considerato a tutti gli effetti una terapia.
Quattro le fasi in cui si articola il progetto: l'incontro conoscitivo con il referente dell'associazione WeInk; il parere medico sulla fattibilità della prestazione; l'incontro con gli artisti e la definizione del trattamento e, infine, il colloquio con lo psicologo e la conseguente valutazione del percorso da intraprendere.
“InsideOut” è dunque una delle prime realtà in Italia a proporre un percorso di questo tipo. Nessun contributo, solo un primo budget di partenza ottenuto “grazie a un bando provinciale del febbraio 2023”, conclude Milani, ricordando come questo progetto sia ufficialmente partito solamente lo scorso dicembre. “Il nostro fine ultimo è quello di aiutare i pazienti a superare il trauma; avere un impatto sociale attraverso la cura del benessere fisico e mentale”.












