Aggiornare i nomi dei rifugi intitolati a città tedesche con parole più "altoatesine"? La proposta in provincia di Bolzano per "valorizzare l'identità del territorio"
"Rinominando i rifugi - scrive la vicepresidente dell'Asv Ingrid Beikircher - si andrebbe a sottolineare la forte regionalità del territorio, assegnando loro il nome del luogo in cui si trovano, dell’area circostante o della montagna che li sovrasta. In tal modo, l’Alto Adige come terra escursionistica verrebbe ulteriormente valorizzato come destinazione alpina"

BOLZANO. Il Chemitzer, in italiano Rifugio Giovanni Porro, in valle Aurina; lo Zwickauer, in italiano Rifugio Plan, a Moso in Passiria.; il Marburger, in italiano Rifugio Forcella Vallaga, nelle Alpi Sarentine.
Sono solo alcuni dei nomi dei rifugi altoatesini intitolati a città tedesche finiti in questi giorni al centro di un vivace dibattito in Alto Adige, terra tradizionalmente molto sensibile quando si tratta di toponomastica, identità regionale e questioni linguistiche.
Il "casus belli" (il latino metterà tutti d'accordo) è stato un articolo pubblicato sulla rivista "Bergeerleben" firmato dalla caporedattrice e vicepresidente dell'Associazione alpina dell'Alto Adige (AVS) Ingrid Beikircher.
La proposta è semplice: valorizzare l'identità altoatesina rinominando quei rifugi con parole più "territoriali".
Il suggerimento di Beikircher (che rappresenta solo uno spunto di riflessione personale, e non certo una delibera dell'associazione, ha tenuto a sottolineare la diretta interessata) ha suggerito di rinominare i rifugi per riflettere la loro collocazione geografica o l’ambiente alpino circostante, in linea con l’identità dell’Alto Adige. "Rinominando i rifugi - scrive la vicepresidente - si sottolineerebbe proprio questa regionalità, assegnando loro il nome del luogo in cui si trovano, dell’area circostante o della montagna che li sovrasta. In tal modo, l’Alto Adige come terra escursionistica verrebbe ulteriormente valorizzato come destinazione alpina".
Insomma, una soluzione di "brand" che possa rafforzare il legame con il territorio, promuovendo come sempre nomi "coordinati" in tedesco, italiano e ladino, le tre lingue ufficiali della regione, come previsto dall’accordo Fitto-Durnwalder.
"Chi insiste sui nomi storici - scrive Beikircher - accetta alcune denominazioni discutibili nate in periodi storici oscuri. Oltre a ciò, le sezioni costruttrici provenienti dalla Germania, dalla Polonia, dalla Cechia o anche alcune sezioni del Cai, alle quali i rifugi furono trasferiti dopo il 1920, non hanno più alcun legame con questi rifugi, che non vengono più né promossi né sostenuti in alcun modo da parte loro. Da quando questi rifugi sono passati nel 1999 di proprietà della Provincia autonoma di Bolzano, sarebbe quindi coerente, dal punto di vista della storia dell’alpinismo, attribuire loro anche nomi altoatesini".
Ma la cautela non è mai abbastanza, considerando la delicatezza della questione: secondo alcuni i nomi di quei rifugi sono inseriti in un contesto più ampio in termini di storia costruttiva, e quindi servono anche come "promemoria storico" del loro sviluppo identitario.
"Nel corso della storia dell’alpinismo, la rinominazione di rifugi è avvenuta più volte - conclude Beikircher - e i nuovi nomi sono stati rapidamente accettati dalla popolazione. Quindi l’idea di aggiornare alcuni nomi dei rifugi altoatesini non appare affatto fuori luogo, ma anzi coerente e attuale. Ciò favorirebbe la creazione di valore aggiunto sul territorio e consentirebbe di riportare correttamente il contesto storico-alpino".














