"La scritta Tirol non è un pericolo stradale", gli Schützen contro la multa per la parola a bordo carreggiata: "Non è pubblicità ma la nostra identità e la nostra storia"
L'associazione Südtiroler Schützenbund sostiene il ricorso presentato al giudice di pace dall'agricoltrice multata per aver posizionato la scritta "Tirol": "Soprattutto in Alto Adige, bisogna essere sensibili quando le autorità statali iniziano a sanzionare espressioni linguistiche o culturali. La storia della nostra regione dimostra a cosa possono condurre tali sviluppi"

BOLZANO. E' stata multata per aver esposto la scritta "Tirol" sulla propria proprietà privata, una decisione contestata dall'Associazione Südtiroler Schützenbund che sostiene il ricorso presentato al giudice di pace. "Non si tratta di una pubblicità, di un manifesto di propaganda politica o di un segnale stradale", dice il comandante Christoph Schmid. "Ma è un'espressione di identità culturale".
Il giudice di pace dovrà ora esaminare nell'udienza del 27 maggio a Bressanone se la sanzione inflitta abbia effettivamente un fondamento. I carabinieri, spiegano i ricorrenti, accusano l'agricoltrice di aver violato l'articolo 23 del Codice della strada, una disposizione volta a impedire l'affissione di cartelli pubblicitari illegali e pericolosi per la circolazione.

"In questo caso, però, non si tratta né di pubblicità né di pericolo per la sicurezza stradale, ma semplicemente di una parola: Tirol. Questa parola designa la patria storica e geografica del nostro Paese", aggiunge Schimd. "Il fatto che una normativa che disciplina la segnaletica pubblicitaria venga ora utilizzata per legittimare tale espressione solleva una questione fondamentale: le autorità statali possono abusare delle leggi per reprimere espressioni culturali o politiche? La libertà di espressione è tutelata sia dall'articolo 21 della Costituzione italiana che dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Si applica naturalmente anche all'espressione dell'identità culturale e storica".

Il tentativo di presentare la parola "Tirol" come un pericolo per la sicurezza stradale è privo di fondamento per l'associazione. "Anzi, dà l'impressione che l'obiettivo non sia quello di contrastare la sicurezza stradale, bensì di veicolare un messaggio culturale. Soprattutto in Alto Adige, bisogna essere sensibili quando le autorità statali iniziano a sanzionare espressioni linguistiche o culturali. La storia della nostra regione dimostra a cosa possono condurre tali sviluppi. Fu un regime autoritario a tentare di sopprimere la lingua, la cultura e l'identità del popolo altoatesino. Sarebbe una regressione storica se oggi le leggi venissero nuovamente strumentalizzate per ottenere effetti simili".
La Südtiroler Schützenbund si aspetta che il tribunale competente si pronunci sulla questione "in modo rapido e chiaro, nel rispetto dei diritti fondamentali. Perché una cosa deve essere chiara: il Tirol non è un crimine, il Tirol è la nostra storia, il Tirol è la nostra casa”, conclude Schmid.











