Consultazione contro i grandi carnivori, anche in Valsugana è un grosso flop: va a votare meno del 30% degli aventi diritto
La consultazione è durata dal 17 novembre al 29 novembre ma nonostante la zona fosse al centro di molte polemiche sulla presenza dei lupi l'esito del voto è stato di una bassissima affluenza

BORGO VALSUGANA. E anche in Valsugana è andata male. La consultazione popolare contro i grandi carnivori durata per giorni e giorni con conteggio spalmato anche qui su più date (tanto che il voto si è chiuso domenica ma i risultati si sapranno solo domani anche se si spera, per gli organizzatori, che almeno i ''Sì'' siano prossimi al 100%) anche questa volta ha coinvolto una fetta minoritaria della popolazione. Addirittura inferiore al 30% degli aventi diritto, il dato più basso finora mai registrato nonostante la campagna mediatica spinta contro i lupi in queste zone. Foto di predazioni, lamentele, proteste, i lupi trasformati in capro espiatorio di ogni problema e addirittura uccisi barbaramente, come avvenuto per quattro esemplari trovati avvelenati a Levico.
Dati e riscontri oggettivi, però, hanno dimostrato che se è vero che in Valsugana avviene il grosso delle predazioni di tutto il Trentino (addirittura il 46% di tutti i danni registrati) le responsabilità sono essenzialmente tutte da imputare agli allevatori che non proteggono come dovrebbero i loro animali. Le predazioni, infatti, è stato certificato da Ispra, si sono verificate o in assenza di sistemi di difesa o con sistemi di difesa non funzionanti.
Emblematico il caso di predazioni avvenute su asini in un'area valliva. “Una situazione particolare perché non è presente la recinzione elettrificata, - spiegava a il Dolomiti il direttore di Ispra - messa solo dopo il primo evento di predazione. Un recinto era stato messo ma era stato sfondato da un asino che poi è stato predato”. A sua volta la Provincia ha messo a disposizione dei recinti elettrici mobili ma sono serviti fino a un certo punto e gli animali venivano lasciati liberi, anche di notte. “La corrente dei recinti è stata misurata solo saltuariamente ed è evidente che la gestione fatta era ben poco in linea con le indicazioni della Commissione Europea. Non si può solo dire che è difficile fare prevenzione, bisogna impegnarsi” spiegava il direttore di Ispra.
La consultazione andata in scena dal 17 al 29 novembre in Valsugana è stata quella, al momento, andata peggio. Il 30%, infatti, è veramente un dato basso e che dimostra come quello dei grandi carnivori non sia un problema reale della comunità trentina. Solo in Val di Sole si è superato il 50% di affluenza (si è arrivati al 63%) nel luogo più coinvolto dal fenomeno grandi carnivori con gli orsi presenti sul territorio, la tragedia di Andrea Papi avvenuta due anni fa e i comitati di pressione che spingono fomentando paure e boicottando i processi di convivenza. Per il resto dalle Giudicarie alla Paganella alla Val di Non, comunque territori sui quali plantigradi e lupi incidono, l'affluenza è stata sempre inferiore al 50%.












