Nasce il dizionario Cimbro: una raccolta di duemila parole per tramandare una lingua a rischio scomparsa
La presentazione ufficiale all'Università di Verona e a Giazza, in Lessinia, del dizionario online creato grazie all'idea dell'associazione Tzimbar Aps per tutelare una lingua che affonda le sue radici nel Medioevo e che ora rischia di scomparire

SELVA DI PROGNO. Salvaguardare la lingua cimbra prima che scompaia: è questo l'obiettivo che ha spinto Riccardo Ferracin, Nicolò Boniolo e Antonia Stringher a realizzare un nuovo dizionario cimbro, un lavoro imponente che raccoglie duemila lemmi di una lingua ormai a rischio.
“I madrelingua cimbri si sono ridotti a una decina, tutti molto anziani” , spiega Riccardo Ferracin dell’associazione Tzimbar Aps, nata quest’anno proprio per "cercare di recuperare la lingua cimbra e poterla trasmettere negli anni a venire".
L'associazione infatti, nasce tra alcuni soci di madrelingua cimbra ma anche con persone che negli anni si sono occupati della sua tutela: Boniolo, presidente dell'associazione, aveva il nonno che parlava la lingua, mentre Stringher ha sempre fatto corsi di cimbro a Selva di Progno e la mamma era madrelingua.
Il vocabolario rappresenta quindi uno strumento utile per il futuro per rilanciare i corsi di lingua, sospesi nel 2019 e mai più ripartiti dopo la pandemia: "Avere uno strumento aggiornato è indispensabile per ricominciare nel 2026 con l’insegnamento del cimbro”, sottolinea Ferracin.
Il cimbro affonda le sue radici nel Medioevo, e arrivò tra Trentino e Veneto alla fine del 1200, portato da coloni di stirpe bavarese giunti grazie ad accordi tra nobili locali e vescovi della Germania meridionale. La lingua si diffuse in tredici comuni della Lessinia veronese, nell’altopiano dei Sette Comuni e a Luserna in Trentino, dove si sviluppò una variante del cimbro chiamata "slambrot", fino al 1800. Nei secoli però, il cimbro è stato eroso dai dialetti circostanti che ha fatto perdere ala popolazione l'uso di questa lingua a favore dei nuovi dialetti locali.
Nel Novecento resisteva ancora in tre comunità: Giazza, Luserna e Roana. Oggi a Luserna lo parla ancora circa metà della popolazione, mentre a Giazza restano una decina di parlanti, anche se non residenti nel paese.
Riccardo Ferracin si avvicina al cimbro durante la sua tesi triennale in lingue straniere all’Università di Verona, per approfondirla poi in magistrale e infine nel dottorato di ricerca in linguistica all’Università di Bolzano. Prima ancora della nascita formale dell’associazione però, lui e il gruppo hanno condotto delle interviste agli ultimi parlanti di Giazza per avere una testimonianza orale della lingua, utile per lessico e grammatica : "Esistono dizionari precedenti - spiega - ma la nostra intenzione era di creare nella maniera più completa possibile un dizionario del cimbro di Giazza".
Il dizionario nasce da una borsa di ricerca finanziata dall’Università di Verona, grazie al Dipartimento di Lingue e Culture Straniere, con il coordinamento scientifico dei professori Stefan Rabanus e Alessandra Tomaselli. Alla parte informatica ha lavorato la software house fiorentina “Small Codes”, guidata dall’ingegnere Carlo Zoli, mentre l’associazione Tzimbar Aps è stata invece il punto di riferimento per la comunità e i parlanti.
La borsa è partita il 1 marzo con un bando nel quale Ferracin ha partecipato e vinto, avviando così il lavoro sul dizionario: "L’obiettivo era arrivare a duemila lemmi entro fine anno. Siamo riusciti a raggiungerli già a fine novembre, in anticipo per l’inizio del mio dottorato" racconta. Il dizionario completo verrà presentato all’Università di Verona il 5 dicembre alle 15.30, e il giorno successivo sarà illustrato invece alla comunità di Giazza.
Il nuovo vocabolario si inserisce in un sistema di dizionari cimbri già attivi online, come quelli dedicati alle comunità di Luserna e dell’Altopiano dei Sette Comuni, creati dal professor Luca Panieri dell’Università di Milano, e, agganciandosi a quel modello, il team veronese ha sviluppato un progetto specifico per Giazza.
Uno degli obiettivi principali è aggiungere l’audio a ogni lemma per offrire una rappresentazione fedele della pronuncia: "È un lavoro che negli anni dovrà essere implementato, sappiamo dal nostro database che esistono oltre seimila parole della lingua cimbra, e sarà nostro compito inserire anche tutte le altre" conclude Ferracin.












