Niente finanziamento e salta la "Ganzega d'autunno" (ma non solo)? La Federazione Pro Loco: "Non si può interrompere un rapporto per un cambio di colore politico"
Il nuovo corso comunale a Mori è nel segno della discontinuità e saltano una serie di eventi della Pro Loco. L'intervento della Federazione: "Gli eventi sono la punta di un iceberg molto più profondo, fatto di una rete di rapporti, di relazioni tra persone, di progettualità che assumono forme diverse ma che hanno come obiettivo quello di tenere viva una comunità"

MORI. "Non dovrebbe accadere che un rapporto venga interrotto a priori nel caso di un cambio di colore politico dell’amministrazione". Questo il commento della Federazione Pro Loco del Trentino. "Le Pro Loco si occupano della qualità della vita di un territorio: i loro eventi sono la punta di un iceberg molto più profondo, fatto di una rete di rapporti, di relazioni tra persone, di progettualità che assumono forme diverse ma che hanno come obiettivo quello di tenere viva una comunità".
La Federazione affronta la questione in senso ampio, un principio generale ma la preoccupazione riguarda in particolare la situazione che si è creata a Mori (sotto l'intervento in forma integrale).
Niente finanziamento pubblico e, per esempio, salta la Ganzega d'Autunno, storico appuntamento di richiamo e caratterizzante della zona. Ma a essere cancellati sono tutti gli eventi della Pro Loco di Mori da qui a fine anno. Da gennaio si vedrà.

A ogni modo non è l'unica questione aperta a Mori. Il nuovo corso del Comune sembra orientato alla forte discontinuità in quasi qualsiasi ambito. Un altro tema caldo sembra quello dell'Azienda per il turismo d'ambito.
Pur tra i soci fondatori dell'Apt Rovereto, Vallagarina, Monte Baldo, l'amministrazione comunale non ha inserito sostegni a bilancio e anzi sembra strizzare l'occhio a quella di Garda Dolomiti. Un'ipotesi - perché per il momento le intenzioni sono chiare ma ci sono alcuni passaggi formali da completare - che ha già portato a reazioni sulle opportunità (Qui articolo).
L'INTERVENTO DELLA FEDERAZIONE PRO LOCO DEL TRENTINO
Le Pro Loco si occupano della qualità della vita di un territorio: i loro eventi sono la punta di un iceberg molto più profondo, fatto di una rete di rapporti, di relazioni tra persone, di progettualità che assumono forme diverse ma che hanno come obiettivo quello di tenere viva una comunità. Il loro occuparsi del bene comune le porta ad intessere un dialogo con l’altro soggetto che a livello locale ha come obiettivo l’interesse della collettività, l’amministrazione comunale.
Dialogo che, nel momento del rinnovo della governance del comune, giocoforza si interrompe e va dunque rinegoziato. Questo è sacrosanto: la fiducia si costruisce passo passo ed è bene che ogni soggetto vigili sull’altro per garantire correttezza nell’operato. Quello che invece non dovrebbe accadere è che questo rapporto venga interrotto a priori nel caso di un cambio di colore politico dell’amministrazione. L’appartenenza politica dei volontari non dovrebbe essere il discrimine secondo il quale le amministrazioni decidono di sostenere o meno le associazioni di cui fanno parte. Così si perde non solo la pluralità, base della democrazia, ma anche la partecipazione stessa dei cittadini al bene comune.
Vale la pena ricordare che le Pro Loco oggi, contrariamente a quanto accadeva fino a qualche anno fa, non sono più il “braccio operativo del Comune”, ma soggetti sempre più preparati e professionalizzati, che possono contare su enti come la Federazione che fornisce loro strumenti e formazione a diversi livelli, in ambito operativo, normativo, organizzativo e strategico. Soggetti che sono inoltre sottoposti alla normativa del Terzo Settore, recentemente riformata proprio con l’intento di regolare la loro disciplina interna e tutelare la trasparenza della loro gestione amministrativa. Sono dei soggetti che agiscono in autonomia per il bene della loro Comunità di appartenenza, facendo scelte, progetti e ponendosi obbiettivi anche di alto livello.
La questione dell'autonomia di questi soggetti è una leva molto forte per le persone che decidono di attivarsi nelle loro fila: per farlo, devono avere la garanzia di dedicare il proprio tempo ad un’attività nella quale possano operare senza ingerenze (come interessi di partito o economici), ed in libertà, che non significa fare quello che si vuole ma significa assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
In un periodo storico di preoccupante calo della partecipazione alla vita pubblica, in Trentino, che non a caso lo scorso anno è stato Capitale Europea del Volontariato, ci sono migliaia di persone che dedicano il loro tempo alla collettività (20.000 solo i volontari Pro Loco). La presenza di queste energie dovrebbero essere custodite e rafforzate dalle istituzioni, non dissuasa.
Un ritiro improvviso dei volontari, a cui talvolta accade di assistere, può essere dovuto non tanto alla famigerata burocrazia, quanto piuttosto alla rottura del legame con le istituzioni, allo scoraggiamento di non sentirsi più riconosciuti o persino attivamente contrastati nella propria azione verso la collettività.
Cercare, da parte delle amministrazioni, di imporre volontà non condivise con il volontariato va a minare un equilibrio delicato e fragilissimo. Cercare di controllare o manipolare l’operato delle Pro Loco significa spegnere quel motore sano della società, guidato da persone che agiscono lontano da interessi di pochi e vicini a quelli della collettività.
Quando queste dinamiche entrano nelle associazioni, i volontari le abbandonano e il territorio si impoverisce, a svantaggio non solo di chi lo abita ma anche del comparto economico. Un territorio vissuto attivamente dai suoi cittadini, infatti, è un territorio curato, vivace, sano, e quindi attrattivo anche dal punto di vista del turista. Lo sa bene anche la politica provinciale che sostiene quotidianamente l’operato delle Pro Loco, proprio in virtù delle positive ricadute che la loro attività ha per tutto il territorio.











