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Belluno
14 maggio | 17:31

Oltre 1.300 denunce per truffe e frodi informatiche in un anno, il Bellunese corre ai ripari: al via una campagna di contrasto rivolta agli anziani (ma non solo)

Se da un lato la provincia di Belluno è tra le ultime per tasso di criminalità, non va altrettanto bene sul fronte delle truffe. Nel 2023, su 4.801 denunce più di un terzo (1.342) erano per truffe e frodi informatiche, portando il nostro territorio a posizionarsi all’ottavo posto in Italia. Al via dunque “Fidarsi è bene, ma non di tutti”, la campagna di contrasto alle truffe rivolta soprattutto agli anziani, ma non solo

BELLUNO. “Fidarsi è bene, ma non di tutti”. Riparte la campagna di contrasto alle truffe rivolta soprattutto agli anziani, ma non solo.

 

Se infatti la provincia di Belluno è tra le ultime per tasso di criminalità, non va altrettanto bene sul fronte delle truffe. Nel 2023, sono state presentate 4.801 denunce, delle quali più di un terzo (1.342) per truffe e frodi informatiche: questo porta la provincia a posizionarsi all'ottavo posto per numero di truffe, nonostante sia tra le più virtuose in termini di criminalità (98esima su 106 secondo Il Sole 24 ore). “Non bisogna creare terrorismo psicologico: per questo fidarsi è bene, ma non di tutti. L’obiettivo è piuttosto alzare il livello di guardia e far sì che le vittime denuncino”, afferma Roberto Rossetti, comandante della polizia locale di Belluno.

 

Il progetto vede infatti coinvolti comune, prefettura, questura, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale, nonché il Ser.S.A. (servizi sociali assistenziali), un cui educatore darà indicazioni sulle difficoltà vissute dagli anziani dal punto di vista sociale. Spesso, infatti, le vittime cadono in una situazione di vergogna che impedisce loro di comunicare il reato subito. Gli incontri serviranno perciò a fare formazione e costruire un dialogo: sarà fornito un numero di telefono per supporto psicologico e, oltre alle forze dell’ordine, saranno presenti degli attori che simulano, in maniera divertente ma reale, il sistema della truffa. Nove gli appuntamenti, tutti alle 17.30: a maggio a Sossai-Caleipo (14), Orzes (21) e Bolzano Bellunese (28), a giugno in centro storico (4) e Visome (18), a settembre Bes (10) e Cusighe (24) per finire con ottobre a Cirvoi (8) e Ponte nelle Alpi (22).

 

“In questa terza edizione - spiega Marco Dal Pont, assessore al sociale - abbiamo creato una rete più radicata per intervenire in maniera capillare. Inoltre, abbiamo raggruppato aree limitrofe coinvolgendo i capi frazione, che comunicheranno direttamente con gli abitanti per incentivare la partecipazione. Faremo poi pubblicità su televisioni e radio locali, più uno spot nelle sale cinematografiche, e distribuiremo brochure nei punti più frequentati soprattutto dagli anziani. La novità è poi la presenza di una testimonial, la signora Emma Ricci, che ha già parlato della truffa subita senza vergognarsi: la sua presenza è un grande apporto perché rende più facile la comunicazione e l’approccio con le persone”.

 

“Il fatto stesso che tutte le forze dell’ordine siano presenti - specifica inoltre Raffaele Addamiano, assessore alla cultura - denota la rilevanza del tema, che ha risvolti di carattere sociale, securitario e anche di cultura della legalità. Per il progetto abbiamo ricevuto dal ministero della giustizia un finanziamento di 20.567,07 euro e tutte le azioni messe in campo saranno funzionali a incentivare condotte di vita quanto più possibili prudenti e autotutelanti”.

 

Quali sono però le truffe più diffuse? Una è proprio quella subita dalla signora Ricci lo scorso anno: una telefonata le comunicava un incidente del figlio e, per evitare querele, doveva consegnare i suoi averi a una persona che le avrebbe citofonato di lì a poco. Insospettita, ha cercato di verificare l’identità dell’uomo, ma è stata aggredita e rapinata. “Sicuramente la truffa del parente arrestato o in situazioni critiche - spiega Enrico Pigozzo, comandante provinciale dei carabinieri - rimane un classico che non tramonta mai. A crescere sono poi le comunicazioni relative a problemi sui conti correnti: in questi casi, il truffatore non si presenta di persona ma interagisce facendosi cedere le credenziali ed è così più sicuro di non essere colpito. È quindi fondamentale far sapere a tutti che qualunque problema sui conti correnti deve passare da un contatto diretto con un consulente finanziario”.

 

E sul fronte finanziario si è verificato uno dei casi più gravi, come riferisce il colonnello Roberto Atzori, della guardia di finanza: “lo scorso anno una persona ha fatto una denuncia perché le hanno dilapidato circa 300 mila euro sotto la promessa di pseudo investimenti. Nel momento in cui sono proposte queste forme di investimento, molte delle quali poco tracciabili, il risultato può essere estremamente dannoso. Le truffe si fanno sempre più evolute e molte sono da remoto: le interlocuzioni iniziano online con la promozione di prodotti finanziari, poi si stabilisce un contatto telefonico preliminare cui seguono vari scambi, che possono arrivare ad esempio all’installazione di app con le quali l’autore si appropria del telefono della vittima. Sul mercato ci sono operatori spregiudicati che trasferiscono grosse somme all’estero in pochi secondi: bisogna quindi investire più sulla prevenzione che sulla repressione”.

 

“In questi casi si fa leva sull’emotività. Spesso - conclude Roberto Della Rocca, questore di Belluno - si utilizza come pretesto un incidente o l’arresto di un figlio, si inviano comunicazioni realistiche su multe da pagare, o ancora truffe romantiche nelle quali si fa leva su situazioni tragiche che impediscono di raggiungere la vittima se questa non fornisce denaro. In quei momenti, indipendentemente dall’età, non si ragiona più. Oltretutto spesso l’operatore invita a richiamare un numero fisso, che corrisponde a quello delle forze dell’ordine (non il 112) ma, poiché nel frattempo ha bloccato il telefono della vittima, all’altro capo risponderà sempre lui (per questo il consiglio è richiamare con un altro device). Teniamo presente che i truffatori utilizzano informazioni che siamo noi a fornire: la maggior parte delle truffe avviene perché li facciamo in casa, perciò anche quando si presentano in divisa bisogna sempre verificare di chi si tratta”.

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