Anche Belluno ha la sua Rete Dafne: assiste le persone vittime di reato. “Spesso sono lasciate a se stesse, così colmiamo una lacuna dell’ordinamento giuridico”
Nasce a Belluno la Rete Dafne, un servizio pubblico e gratuito dedicato alle persone vittime di reato. Attiva già da settembre 2025, ha visto oggi la firma del protocollo d’intesa da parte di numerosi enti locali: ecco a chi rivolgersi per sapere cosa fare e ottenere un supporto

BELLUNO. Nasce anche a Belluno la Rete Dafne, un servizio pubblico e gratuito dedicato al supporto delle persone vittime di reato. “Eravamo tra le poche province a non aver ancora attivato il servizio, che ora diventa realtà grazie a un’ampia collaborazione istituzionale e alla volontà di integrare ciò che già esiste sul territorio per il supporto alle vittime e ai loro familiari” afferma Marco Dal Pont, assessore alle politiche sociali del Comune di Belluno.
Nella mattina di mercoledì 21 gennaio, infatti, hanno firmato il protocollo d’intesa Comune di Belluno, Tribunale, Procura della Repubblica, Ulss 1 Dolomiti, Questura, Cooperativa sociale Kirikù, Società cooperativa Ceis Treviso, associazione La voce e Rete Dafne Italia.
In realtà lo sportello è attivo da settembre 2025, con due casi già trattati in questi mesi. Nello specifico, si tratta di un servizio generalista, che offre informazioni, ascolto ed eventuale supporto psicologico iniziale alle vittime di qualsiasi tipo di reato. La prima iniziativa è nata nel 2008 a Torino e oggi sono 21 le reti locali, tra cui ora anche Belluno, dove le persone di tutto il territorio possono rivolgersi al centro allo Urban Hub del capoluogo. Si accede su appuntamento (contattando il numero 389.1456064 o via mail belluno@retedafne.it) ed è aperto il martedì dalle 9 alle 11 e il giovedì dalle 14 alle 16.
Oggi, intanto, la firma ufficiale da parte delle istituzioni, che avranno un ruolo cruciale in caso di denuncia di violenza nel far conoscere alle vittime e ai loro familiari l’esistenza di questa possibilità - oltre alla presenza delle locandine che saranno appese in questura, nei comandi dei carabinieri, in tutti gli uffici pubblici e negli ospedali.
“Le fasi di preparazione al protocollo - osserva Silvia Ferrari, presidente del Tribunale di Belluno - sono state un momento di confronto. L’attenzione alla vittima che il protocollo promuove rappresenta infatti una fase evoluta della giustizia: noi operatori tendiamo a concentrarci sull’indagato e l'imputato e sulla correttezza del processo, mentre la vittima può passare in secondo piano. Porvi quindi maggiore attenzione è un passo avanti, perché per ogni vittima i meccanismi e i tempi della giustizia possono essere un ulteriore patimento: informarla sui propri diritti e sulle dinamiche del processo è importante e, forse, il lavoro maggiore che possiamo fare”.
Come sottolinea anche il procuratore Massimo De Bortoli, infatti, nell’ordinamento giuridico italiano solo indagato e imputato hanno diritto per legge a un difensore, scelto o d’ufficio, e sono quindi sempre informati dei loro diritti e di cosa fare. Le vittime, invece, sono spesso lasciate a se stesse, soprattutto se inesperte o in situazioni di vulnerabilità economica. “Questa iniziativa - ribadisce De Bortoli - va dunque a colmare una lacuna dell’ordinamento”.
La Rete Dafne Belluno si inserisce inoltre in una realtà territoriale che conta già dei centri specializzati, tra cui il Centro antiviolenza Belluno Donna, con i quali la collaborazione sarà fondamentale. A Verona, ad esempio, tra le persone assistite circa un terzo è inviata da ospedali e forze dell’ordine, un terzo dal passaparola di amici e conoscenti, e un terzo proprio dagli altri servizi specialistici, come i centri antiviolenza che segnalano le situazioni in cui la violenza non è di genere. Anche a Belluno, quindi, l’obiettivo sarà fare sinergia e aumentare la sensibilizzazione dei territori.
Nel frattempo, a livello nazionale si punta al numero unico. “Come ogni Paese europeo - conclude il presidente Marco Bouchard - anche l’Italia dovrebbe dotarsi di tale numero. Abbiamo spinto più volte il governo a farlo, ma ora abbiamo deciso di andare per conto nostro e, grazie al sostegno di Banca Intesa, da questo mese sarà attivato il numero unico nazionale (800919108), che cercheremo di capire come potrà essere sostenuto”.











