"I ragazzi hanno bisogno di essere visti, riconosciuti, ascoltati per quello che sono", Michela Marzano a Educa: "Le etichette deresponsabilizzano"
La filosofa, saggista e scrittrice Michela Marzano a Rovereto durante Educa per presentare in anteprima il suo nuovo libro: "I ragazzi vengono visti con gli occhiali delle nostre aspettative, delle nostre aspirazioni e si portano addosso un peso dal quale non riescono a sbarazzarsi"

ROVERETO. "I ragazzi e le ragazze brillano e, paradossalmente, brillano anche nei sintomi". Così Michela Marzano ha costruito a Educa una riflessione sulla sofferenza adolescenziale e sulla difficoltà degli adulti di riconoscerla, ascoltarla, attraversarla insieme ai giovani. Sold out per l'appuntamento nell'Aula Magna di Palazzo Piomarta.
La filosofa ha presentato in anteprima "La sofferenza che non parla" (Laterza) in dialogo con Francesca Gennai, presidente di Consolida.
Un confronto che ha riportato al centro una domanda semplice e insieme difficile: come esserci quando un ragazzo sta male, anche quando non riesce a dirlo? "La sofferenza adolescenziale spesso non trova parole per esprimersi e può manifestarsi attraverso il corpo e i comportamenti: ansia, disturbi del comportamento alimentare, autolesionismo", dice Marzano. "I giovani hanno una grande difficoltà a essere visti, riconosciuti, ascoltati per quello che sono, non per quello che dovrebbero essere. Vengono visti con gli occhiali delle nostre aspettative, delle nostre aspirazioni e si portano addosso un peso dal quale non riescono a sbarazzarsi. Lo sguardo giudicante impone e non lascia essere, giudica ma non vede".
Un tema che la filosofa aveva già affrontato nel romanzo "Qualcosa che brilla" (Rizzoli), e che nel nuovo saggio viene approfondito: "Noi adulti facciamo fatica a nominare le emozioni negative che loro attraversano. Quello che non nominiamo finisce con lo sfociare in una serie di sintomi e allora è il corpo che parla".
Per Marzano, anche il modo in cui gli adulti cercano di intervenire può diventare parte del problema. "Le etichette, come anoressia o hikikomori, non aiutano perché incastrano e deresponsabilizzano i giovani che hanno sofferenze. Non possiamo pretendere che si guarisca dalla vita".
Il compito dell’adulto non è quindi eliminare il sintomo o trovare immediatamente una soluzione, ma riuscire a stare nella relazione anche quando non si hanno risposte. "Siamo diventati adulti dicendo: 'A me puoi dire tutto'. Ma di fronte a tante cose no. Riusciamo ad ascoltare davvero? Non abbiamo tempo, non c’è la capacità di farlo". E ascoltare, ha sottolineato Marzano, significa anche imparare a riconoscere ciò che non viene detto: "Essere in contatto con il proprio silenzio e con il silenzio altrui. Ascoltare vuol dire ascoltare i silenzi, perché il linguaggio non è solo quello verbale".
La riflessione si è poi spostata sul ruolo degli adulti come figure di riferimento. La filosofa ha richiamato Erik Erikson e il suo lavoro sull’identità adolescenziale e ha ricordato come i giovani abbiano bisogno di adulti con cui potersi identificare, ma anche confrontare e contrapporre.
"Noi non siamo più figure di riferimento in cui identificarsi e contrapporsi perché noi non siamo credibili". Anche la felicità, tema della 15esima edizione di Educa, è stata riletta a partire dalla relazione. "La felicità è essere 'con': nell’essere assieme c’è l’essenza della felicità. L’opposto della felicità è la solitudine".
Nel corso dell’incontro è emersa anche la necessità di guardare ai ragazzi oltre la sofferenza, riconoscendo insieme alle fragilità i desideri, le possibilità e le risorse che accompagnano la crescita. È in questa prospettiva che il titolo del romanzo diventa particolarmente significativo: "I ragazzi e le ragazze brillano e, paradossalmente, lo fanno anche nei sintomi. Hanno diritto di attraversare momenti estremamente dolorosi, ma noi dobbiamo esserci, gestendo la nostra impotenza. Se noi ci siamo, loro brillano".
La programmazione di Educa è promossa dalla Provincia di Trento, dall’Università di Trento e dal Comune di Rovereto. Ideato da Consolida in collaborazione con Superflùo, con il supporto scientifico di Iprase, Fondazione Bruno Kessler e Fondazione Demarchi e il sostegno di Cooperazione Trentina e Promocoop.














