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Aquila Basket, quando la solidarietà va a canestro. Stefano Trainotti racconta il progetto No profit

Il progetto No Profit è nato nella stagione di LegaDue 2012/13. Oggi sono 15 le associazioni trentine legate in questa iniziativa che coinvolge giocatori, allenatori e settore giovanile

Stefano Trainotti, responsabile del Progetto No Profit Aquila Basket
Di Luca Andreazza - 31 dicembre 2016 - 18:19

TRENTO. "La Dolomiti Energia - spiega Stefano Trainotti, responsabile aquilotto del progetto No Profit - cerca di unire i valori di sport e solidarietà". Aquila Basket non significa infatti solo le gesta di Jefferson, Lighty e Baldi Rossi nell'impegno settimanale sul parquet del PalaTrento. 

 

La capacità del sodalizio di Piazza Lunelli di creare rete e sinergie non si ferma solo nei rapporti con i partner del Consorzio, ma "Aquila Basket condivide i valori e la storia della Provincia - continua - la società si sente e vuole sentirsi parte del territorio e del tessuto sociale, per questa ragione ha creato il progetto No Profit".

 

Stefano Trainotti nella vita di tutti i giorni è insegnante di italiano, latino, storia e geografia al Liceo 'Guetti' di Tione, mentre all'interno dell'Aquila Basket svolge il ruolo di responsabile del progetto No Profit. Quando nasce questa iniziativa?

 

"La solidarietà e la cooperazione è un elemento storico del Trentino e anche Aquila Basket cerca di fare la propria parte. Il progetto nasce ufficialmente nella stagione di LegaDue 2012/13 grazie alla sensibilità dei vertici societari: già prima, però, nel 2001 è iniziato un percorso fra Aquila Basket e Ail Trentino, sfociato poi quattro anni fa nell'onore di essere testimonial ufficiale dell'associazione per la lotta alla leucemia, e poi piano piano nel tempo sono cresciute collaborazione con altre associazioni. 

 

No Profit rientra fra i progetti della Fondazione Aquila Basket: per questo c'è un confronto costante e proficuo con il direttore della Fondazione Massimo Komatz. 

 

In questo progetto sono parte attiva anche Stefano Rossi, Roberta Ebranati e Barbara Ferrari: figure fondamentali che mi aiutano a sviluppare costantemente questo lavoro".

 

Oggi le associazioni trentine che rientrano nel progetto sono ben quindici.

 

"E' un cantiere aperto e cerchiamo di trovare il modo per allargare la possibilità di partecipazione alle associazioni interessate, garantendo però a tutti la giusta visibilità e promozione delle attività.

 

Il progetto si è sviluppato molto rapidamente, ma questo non esclude sinergie, soprattutto quando si condividono gli obiettivi. Negli ultimi quattro anni abbiamo in ogni stagione attivato una diversa una raccolta fondi e siamo riusciti a favorire l'apertura di 5 domeniche al Punto d'Incontro oppure di arredare due appartamenti, uno per le famiglie dei bambini a Trento per le cure di protonterapia in collaborazione con Lilt e un altro ad 'alta autonomia' per tre ragazzi con disabilità in collaborazione con la Cooperativa La Rete.

 

Recentemente poi, in collaborazione con ANFFAS, una ragazza ha svolto un tirocinio nella nostra sede e ora è in periodo di prova alla Bauer: si cerca costantemente di sviluppare la rete e fare gioco di squadra con i nostri partner".

 

Le associazioni inoltre diventano protagoniste al PalaTrento, dove possono godere della possibilità di posizionare uno stand e sensibilizzare i tifosi aquilotti.

 

"La partita interna della Dolomiti Energia rappresenta solo la punta dell'iceberg. I giocatori e gli allenatori bianconeri sono sempre molto vicini a queste tematiche e vanno ringraziati per l'enorme disponibilità e passione.

 

Può sembrare scontato, ma visti i tanti impegni, gli allenamenti e il tempo passato in palestra, non è un aspetto scontato. Gli appuntamenti sono tanti e la disponibilità, la partecipazione e il trasporto che ci mettono questi professionisti in prima persona è l'anima del successo di questo progetto.

 

E lo si vede anche in situazione in cui magari c'è anche qualche piccoli contrattempo, ma tutti si prestano volentieri alla causa. Una volta all'interno di un teatro per esempio non funzionava il riscaldamento. Un freddo gelido. Maurizio Buscaglia non ha battuto ciglio e ha portato a termine l'evento senza perdere il sorriso oppure la voglia.  

 

I giocatori dimostrano attaccamento alla maglia e alla comunità, si tratta di un momento di restituzione dell'affetto ricevuto dalla città. E' molto emozionante vedere la serenità dipinta sui volti dei ragazzi quando parlano con qualche rappresentante dell'Aquila Basket.

 

La sensibilizzazione e la consapevolezza è un cammino che deve iniziare fin dai più piccoli e allora non mancano partite miste fra ragazzi che giocano a basket nel progetto 'Il paese di Oz' di ANFFAS e i giocatori del settore giovanile bianconero e altre iniziative pensate per i più piccoli.

 

Il calendario insomma è ricco di incontri, appuntamenti e idee come una sfida fra una selezione di profughi e la prima squadra della Dolomiti Energia.

 

Un po' di gossip prima di concludere: chi è il più portato in queste attività?

 

"Difficile fare una graduatoria perché davvero tutti sono estremamente disponibili, ma accetto questa sfida. Toto Forray è un assoluto esempio e traspira una grande umanità, così come Luca Lechthaler. Diego Flaccadori, nonostante la giovane età emerge una incredibile maturità con cui affronta questi momenti. Gli americani infine per esperienze personali e storia hanno questa innata capacità di motivare e dare fiducia. Ma devo dire che tutti danno davvero il meglio di loro stessi in ogni situazione".

 

 

 

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