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Chiara Saraceno: "Ancora una volta un uomo ammazza una donna". Per la sociologa si tende a giustificare: "Ma qui non c'entra nulla l'amore"

La studiosa di famiglia e questione femminile interviene sui tragici fatti di Tenno: "Poteva suicidarsi e basta, senza ammazzare la 'propria' donna". E sulla società che tende a sottovalutare l'accaduto: "Nemmeno si osa pensare che una persona tanto per bene e impegnata nel volontariato possa fare una cosa così. Ma questo è profondamente sbagliato"

Di Donatello Baldo - 01 agosto 2017 - 18:59

TRENTO. “Questo è il mistero della vita”, dice a caldo il prete del paese di fronte alla morte di Mattia e Alba Chiara. Lui ha ammazzato lei, e poi si è suicidato. “Due angeli sono volati in cielo”, si legge in un commento su Facebook, mente un giornale azzarda un titolo quasi romantico: “Sono morti uno vicino all'altra”.

 

La tragedia che si è consumata ieri a Tenno ha suscitato un profondo dolore nella comunità dell'Alto Garda, un dolore che ha spinto però la doverosa pietà fin quasi alla giustificazione. Il fatto che un ragazzo abbia messo fine alla vita di una ragazza, aumentando di un'unità il triste novero delle donne ammazzate dagli uomini, sembra passato in secondo piano.

 

Raccontiamo i fatti a Chiara Saraceno, una delle più illustri sociologhe italiane, studiosa della famiglia e della questione femminile: “Si è trattato di un omicidio-suicidio”. Lei risponde quasi rassegnata: “Tanto per cambiare. Poteva suicidarsi e basta, allora”.

 

Alba Chiara sarebbe viva.

Mi viene in mente la vignetta di una femminista, una specie di invito agli uomini: 'Per favore, nel prossimo omicidio-suicidio invertite la sequenza: prima di ammazzare noi, ammazzatevi voi'.

 

Professoressa, qui si parla ancora di amore, di una coppia di fidanzati innamorati.

Ma robe da matti. Avranno anche detto che lui l'amava tanto. Ma un omicidio, un omicidio-suicidio, non c'entra nulla con l'amore.

 

'Sono morti l'uno accanto all'altra', 'Due angeli saliti in cielo'...

Questa mi sembra una sorta di reazione auto-difensiva, si nega l'accaduto perché è successo a uno di noi, a qualcuno che fa parte della nostra comunità. Nemmeno si osa pensare che una persona tanto per bene, così gentile e impegnata nel volontariato possa fare una cosa così.

 

Ma è un atteggiamento sbagliato.

E' sbagliato perché qui non c'è nulla da giustificare: un angelo sarà forse lei, ma lui no di certo. E saranno anche morti vicini, ma solo perché lui l'ha costretta. Punto. L'avrà ammazzata e poi si sarà messo vicino per poter comunicare simbolicamente che le voleva tanto bene.

 

Ma l'abbiamo detto prima, questo non c'entra nulla con l'amore.

Questa è l'incapacità di esistere al di fuori del rapporto con l'altro, la non accettazione che lei possa vivere senza di lui. Ma niente giustifica il togliere la vita a un'altra persona.

 

Si è parlato ancora una volta di raptus.

Ma che raptus, questa è una bella scusa. C'è qualcosa di malato nel comportamento all'origine di questi fatti.

 

All'origine c'è un uomo che uccide.

Infatti, questi eventi sono tipicamente maschili, tanto è vero che a livello internazionale è stata coniata una parola forte per definirli.

 

Femminicidio.

Certo, il femminicidio, ammazzata perché donna, perché è la 'propria' donna addirittura. C'è qualcosa di profondamente sbagliato in questo modello maschile.

 

Il numero delle donne morte ammazzate per mano dei propri compagni è però stabile.

Il problema è che mentre in Italia e in Occidente, da diversi anni, gli omicidi in generale diminuiscono, il femminicidio, l'ammazzare una donna perché è una donna, diminuisce in modo molto ma molto minore.

 

Sono dunque importanti le campagne mediatiche contro il fenomeno dei femminicidi?

Più che le campagne serve l'educazione. Fin da piccoli si dovrebbe imparare che l'amore non è unidirezionale, che non significa proprietà, non dev'essere un legame impossibile da sciogliere. Fin da piccoli si dovrebbe insegnare il rispetto, qui la questione sta nei rapporti di genere.

 

Anche agli adulti qualcosa andrebbe insegnato.

Servirebbero campagne mirate sugli uomini affinché imparassero a leggere i propri segnali problematici. Ma anche alle donne, perché siano in grado di capire fin da subito quando problematico è il rapporto stesso.

 

Spesso i segnali ci sono, non è così?

All'inizio non sembrano pericolosi, sembrano premurosi. E spesso alcuni comportamenti si giustificano: 'Non mi fa vedere le mie amiche perché mi vuole tutta per sé'. Ecco, ancora una volta, questo non è amore.

 

E nemmeno uno schiaffo, seppur piccolo.

Al primo schiaffo si devono alzare le antenne. Perché gli schiaffi non scappano, non devono scappare. E comunque, quando un uomo pensa di non poter vivere senza la 'propria' donna, beh, anche in questo caso di amore non c'è più traccia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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