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Dalla Somalia al Trentino per costruirsi una nuova vita. La storia di Siman: "Voglio trovarmi un lavoro per riabbracciare i miei figli"

Dalla Somalia è arrivata in Italia nel 2014. In Trentino ha preso parte al progetto di accoglienza di Cinformi ed oggi presta il proprio aiuto all'Associazione provinciale per i minori 

Di Giuseppe Fin - 08 marzo 2017 - 07:47

TRENTO. Siman ha 24 anni, vive assieme ad un'amica e aiuta chi è meno fortunato di lei. “Mi piace tantissimo l'Italia e a Trento mi trovo bene” ci dice sorridendo.

 

Gli chiediamo di raccontarci la sua storia e la incontriamo in piazza Fiera poco prima di iniziare un corso di informatica, una delle sue tante passioni. E' arrivata in Trentino nel novembre del 2014 dopo essere scappata dalla guerra in Somalia, il Paese dove ha lasciato tre figli e il marito. Oggi ha lo status di rifugiata per motivi umanitari.

 

E' una ragazza timida, Siman, ma non esita un momento nel raccontarci la propria storia.

“La situazione era difficile – ci dice – e due anni fa circa ho deciso di partire. Non è stato semplice ma l'ho fatto per dare un futuro migliore alla mia famiglia che mi manca molto e non vedo l'ora di riabbracciare”.

 

Dopo la caduta del regime di Siad Barre, la Somalia precipita in una guerra civile che dura dal 1991. Sono ormai 15 anni che le varie milizie e signori della guerra si contendono il controllo del territorio senza riuscire a prendere il sopravvento. E il conto dei morti, ad oggi, è enorme. Calcolando anche le vittime per carestia e malattie generate del conflitto si arriva a oltre mezzo milioni di persone che non ce l'hanno fatta.

 

In Somalia Siman si è sposata con Farah, ha 30 anni,  2 bambine di 4 e 6 anni e un bambino di 7. “Nel mio Paese mi piace studiare – ci dice - e ho imparato diverse lingue e frequentato dei corsi per diventare infermiera”.

 

A 22 anni la decisione più difficile. Quella di lasciare il marito e i suoi tre figli assieme ai genitori per iniziare un viaggio sorretto solo dalla voglia e dalla speranza di un futuro migliore.

 

Il tutto inizia a Mogadiscio. Siman sale su aereo che la porta in Turchia. Da qui poi arriva in Grecia e con un barcone finalmente sbarca in Italia, a Crotone. In Trentino ci è arrivata per cercare di avverare il suo sogno: quello di riuscire a rifarsi una vita migliore con tutta la sua famiglia.

 

“Quando sono arrivata qui a Trento – ci racconta – non sapevo quasi nessuna parola di italiano, non avevo nulla e non conoscevo nessuno che mi potesse aiutare. Non mi sono però persa d'animo. Grazie a Cinformi sono entrata in un progetto di accoglienza, ho subito iniziato a frequentare corsi di italiano ed ho conosciuto tante persone che mi hanno dato una mano”.

 

Da ormai qualche mese Siman ha terminato la sua presenza all'interno dei percorsi di accoglienza promossi dalla Provincia. Grazie ad un progetto A.m.a è riuscita a trovare una casa dove abitare in condivisione con un'altra persona e, soprattutto, ha deciso di aiutare a sua volta gli altri.

 

“Ho fatto alcuni corsi promossi dall'Associazione provinciale per i minori – ci racconta – e 5 notti alla settimana faccio compagnia ad alcuni ragazzi che non possono rimanere da soli”. Siman cerca di tenersi sempre occupata e la maggior parte del proprio tempo è suddiviso tra la passione dello studio e l'offerta di aiuto agli altri.

 

Il sogno rimane però uno solo. “Sento la mia famiglia solo il venerdì – ci dice – e mi manca tantissimo. Non posso tornare indietro ma ora sto cercando un lavoro fisso, per riuscire a mettere da parte qualcosa per poi far venire qui e riabbracciare mio marito e i miei tre figli”.

 

Prima di salutarla, chiediamo a Siman cosa pensa dell'8 marzo. Ci guarda quasi imbarazzata ma nel suo viso c'è anche un velo di tristezza. “Anche in Somalia è una festa sentita e  le cose sono cambiate negli ultimi tempi. Oggi le donne studiano e soprattutto lavorano. Questo, però, avviene perché gli uomini sono costretti ad andare in guerra”.

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