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| 17 feb 2017 | 18:54

Divise e professoroni non servono, ecco il video realizzato dalle Pascoli di Bolzano dagli studenti per gli studenti

Il 42% di ragazzi tra i 14 e i 19 anni, ha già fatto uso di droghe; nella maggioranza dei casi, il 90%, si tratta di marijuana. Una buona prevenzione va fatta attraverso sistemi educativi peer to peer. Ecco un buon esempio

Divise e professoroni non servono, ecco il video realizzato dalle Pascoli di Bolzano dagli studenti per gli studenti
di Sofia Lionello e Giorgia Vinante (Liceo Prati)

TRENTO. Quasi un adolescente su due, il 42% di ragazzi tra i 14 e i 19 anni, ha già fatto uso di droghe; nella maggioranza dei casi, il 90%, si tratta di marijuana ma non mancano ragazzi che sono già entrati in contatto con la cocaina. L'età in cui ci si fa la prima "canna" si abbassa costantemente, infatti nel 12% dei casi è di 14 anni. Recentemente si sta parlando molto di questi temi. Al centro della scena la retata (che è servita a mettere nel mirino tre ragazzi per 0,2 grammi di marijuana) all’istituto professionale Barelli di Levico e l’ultimo caso il più drammatico, quello di Lavagna, del suicidio di un ragazzo che era in possesso di hashish e che, scoperto dalla Guardia di Finanza dopo la segnalazione della madre, ha deciso di togliersi la vita.

 

Per risolvere queste problematiche la prevenzione gioca un ruolo di cruciale importanza, ma non sempre risulta efficace come si spera. Terrorismo, coercizione, punizioni spesso ottengono l'effetto contrario a quello sperato. Un esempio, invece, di prevenzione andata a buon fine è il video creato dalla scuola superiore Pascoli di Bolzano. La classe 2A ha realizzato un cortometraggio interamente girato con lo smartphone, scelta non casuale, sul bullismo e il sexting, più efficace di un incontro con un esperto, grazie al coinvolgimento totale dei ragazzi, che hanno progettato autonomamente il video e scritto il copione.

 

 

 

 

Quest’iniziativa, esempio di Peer Education (educazione fra i pari), risulta molto indicata per aiutare i più giovani a superare alcune situazioni difficili. Non sono le retate a scuola, neanche le ore passate in aula magna ad ascoltare tecnici e professoroni e ben che meno le forze dell’ordine sotto casa a far cambiare idea ai giovani circa le droghe, il fumo e l’alcool. Hanno bisogno di qualcosa che colmi quel vuoto amplificato da questa società complessa che richiede di essere sempre più capaci e preparati. Una società che confonde con troppe offerte, ma che allo stesso tempo chiude tutti i canali per crescere.

 

Il mondo degli adulti non ha gli strumenti per controllare questi fenomeni, la tecnica del terrore ha solamente effetti temporanei e non permanenti. Solo il confronto tra pari può aiutare a superare alcune situazioni. Durante l’adolescenza i ragazzi sperimentano, cambiano ed è giusto che sia così. Certamente gli utilizzi di sostanze, d’alcool o di violenza psicologica, come nel caso del bullismo, non dovrebbero essere contemplati, ma fingere che non esistono è ancor più dannoso. Accorgerci del problema solo quando ci tocca in prima persona è sbagliato. Dobbiamo tutti fare rete, secondo una logica sociale di prevenzione.

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