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Emergenza Centro Italia, i vigili del fuoco volontari: "Siamo in migliaia e ci lasciano a casa". Panizza: "Servono nuove regole, c'è troppa burocrazia"

L'ispettore del distretto di Mezzolombardo scrive: "Mandano gli svizzeri e non noi". Il sindaco di Amatrice: "Qui stato di guerra".  La Protezione Civile: impiegati in totale 11 mila uomini. Ma in Trentino Alto Adige, in "stato di pace" sono operativi oltre 18 mila volontari. Intanto nel Centro Italia c'è ancora tanto da fare: arriva la paura per le esondazioni e le frane

Di Luca Pianesi - 27 gennaio 2017 - 06:07

TRENTO. "Che paese è che fa intervenire gli svizzeri (ben venga, sia chiaro, nulla contro gli amici svizzeri) e che lascia a casa migliaia di vigili del fuoco, preparati, attrezzati, volenterosi di spendersi a gratis per gli altri?". E' questa la domanda che lancia l'ispettore dei Vigili del Fuoco del distretto di Mezzolombardo (al quale rispondono 16 Corpi di 16 Comuni) Matteo Cattani sulla pagina Facebook dei Vigili del fuoco volontari del Trentino. E a legger le risposte sotto il suo post, e a raccogliere le istanze di altri volontari, che in questi giorni c'hanno contattato personalmente, la sensazione è che il suo sfogo sia condiviso da molti operatori del settore. Tutti vorrebbero aiutare, di più, gratis e con competenze ed esperienza da vendere. Ma il loro intervento (che pure è stato decisivo e fondamentale) viene centellinato, se possibile addirittura ridotto, mentre a Roma, mercoledì, sono arrivati i sindaci delle comunità colpite dal maltempo e dal terremoto per chiedere lo "stato di guerra".

 

Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, lo ha fatto scrivere sul sito del suo Comune solo due giorni fa: "Se entro sette giorni non si indicano procedure che siano confacenti allo stato di guerra che stiamo vivendo, allora il sindaco di Amatrice scenderà in campo con una manifestazione con tutta la sua gente, e il mondo sarà in piazza con noi". E a Roma i sindaci dei comuni colpiti dall'emergenza neve e dal terremoto hanno sfilato al grido "basta burocrazia". Proprio quella burocrazia che sembra stia tenendo fermi anche i nostri vigili del fuoco. Marcoledì la Protezione Civile Nazionale ha spiegato che sono stati circa 4 mila i mezzi e quasi 11 mila le donne e gli uomini del sistema di protezione civile (3.000 i militari) impegnati sul campo per oltre 200 comuni coinvolti dall'emergenza. Un numero, ci spiegano dei volontari trentini dei vigili del fuoco per farci capire, importante ma non da "stato di guerra", anzi.

 

La nostra provincia, in assoluto "stato di pace", da sola, conta su oltre 5.000 vigili del fuoco pronti all'azione e oltre 1.000 mezzi; quella di Bolzano addirittura ha quasi 18.000 vigili del fuoco volontari di cui 13.000 attivi. Insomma ne ha di più l'Alto Adige da solo e in regime di sicurezza che un territorio disastrato (enorme, a scavalco tra quattro regioni come Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo) e afflitto da un'emergenza spaventosa come quella che ha riguardato il Centro Italia in queste settimane (ma forse è meglio dire in questi ultimi mesi). Un'emergenza, tra l'altro, causata anche dalla neve. E chi, meglio dei corpi del Trentino Alto Adige sanno come affrontarla e con quali strumenti?

 

Sotto il post dell'ispettore del distretto di Mezzolombrado Cattani sono tantissimi i vigili del fuoco che si chiedono come mai vengano chiamati i corpi svizzeri e non vengano coinvolti di più i nostri. Qualcuno chiede se non sia possibile creare dei gemellaggi diretti tra comuni bisognosi e nostri distretti dei vigili del fuoco "una sorta di richiesta diretta - si legge - per un aiuto immediato. Sarebbe possibile?". Al momento no. La ragione sta dietro quella "burocrazia", alla quale gli stessi sindaci delle zone disastrate chiedono di porre un freno. "E' quello che ho chiesto anche io al presidente del consiglio Gentiloni mercoledì nel dibattito in aula - spiega il senatore Franco Panizza che è anche il segretario della commissione agricoltura del Senato - bisogna snellire le procedure. La catena di comando tra Comuni, prefetture, Regioni e Dicomac è incerta. Le competenze devono passare alle Regioni e quindi ai Comuni. Prefetture e Stato devono vigilare su quanto accade, affinché tutto si svolga secondo le norme, che non ci siano infiltrazioni mafiose, ma le esigenze della comunità le conoscono i rappresentanti territoriali. Mercoledì pomeriggio, poi, in audizione, in commissione agricoltura abbiamo incontrato i rappresentanti di Amatrice 2.0. I volontari della zona c'hanno spiegato che manca tutto. La filiera dell'agricoltura e dell'allevamento è al collasso. Sono costretti a vedersi gli animali perché non c'è foraggio. Dal 24 agosto si è fatto troppo poco in termini amministrativi e pratici. C'è stato il Trentino che in tre settimane ha dotato il paese dei prefabbricati per le scuole e che continua a inviare volontari, vigili del fuoco, operatori del soccorso alpino. Ma la situazione resta davvero drammatica. La neve è ovunque, le persone dormono in roulotte al freddo".

 

E allora si torna alla domanda iniziale. Perché non affidarsi a chi può e vuole dare e può e vuole fare? "Ho sentito anche io che i nostri volontari scalpitano - prosegue Panizza -, che vorrebbero essere utilizzati di più. Ma anche in questo caso è una questione di norme, di burocrazia. Se il vigile del fuoco volontario parte e sa che starà giù per una, due settimane è ovvio che vorrà dare tutto quello che può. E invece il più delle volte è costretto a sottostare ai turni della Protezione civile, dei professionisti, che devono dosare le forze e rispettano precisi orari. Il volontario vine fermato, magari, alle 17 mentre vorrebbe continuare a spalare, vorrebbe continuare a dare il suo contributo. Ciò, alla lunga crea anche un senso di frustrazione. E invece i volontari possono e devono essere valorizzati di più".

 

"Se ci chiamano noi ci siamo - commenta il vicepresidente dei vigili del fuoco volontari Dalmonego - però non dipende da noi. Capisco che molti siano pronti a partire ma il nostro impegno non si esaurisce nel momento dell'emergenza. Arriverà il momento di ricostruire e voglio sperare che l'entusiasmo di questi giorni ci sia poi anche dopo quando ci sarà da aiutare le popolazioni di queste zone in maniera forse meno eclatante ma risultando altrettanto fondamentali". 

 

Intanto, però, c'è ancora tanto, tantissimo da fare. La neve, scesa in maniera copiosissima nelle scorse settimane, in molte zone si è fatta ghiaccio mentre in altre sta cominciando a sciogliersi. E un interessante studio condotto da National Geographic Italia lancia nuovi, inquietanti, allarmi. Da un lato c'è il rischio frane: le continue scosse di terremoto hanno aperto crepe e profonde spaccature nel terreno riempite, in questi giorni, dalla neve, dall'acqua e dal ghiaccio. Poi c'è quello valanghe perché la neve si è accumulata talmente tanto, in alcune zone, da superare barriere e recinzioni contenitive e le scosse non permettono lo stabilizzarsi della massa nevosa. Infine c'è il pericolo esondazioni. Lo scioglimento dell’enorme massa di neve che si è accumulata in quota spaventa perché potrebbe portare all'ingigantimento e straripamento dei fiumi della zona: Nera, Tronto, Potenza, Chienti, Tenna e altri. Insomma l'emergenza, purtroppo, continua e il rischio è che ora che sono in fase di conclusione le operazioni sull'area intorno all'Hotel Rigopiano, il clamore mediatico si affievolisca e le decine di migliaia di sfollati (solo nelle Marche ce ne sono oltre 25 mila) restino soli. Tanto è stato fatto e un plauso va a tutti i soccorsi, allo Stato, alla Protezione Civile, ai vigili del fuoco di tutte le regioni e le provincie (anche a quelli del contingente di Bellinzona, tra l'altro uno dei loro vigili del fuoco è anche rimasto seriamente ferito a una gamba durante le operazioni di spalamento neve) che sono intervenuti generosamente e professionalmente. Ma ancora tanto ci sarà da fare.

 

LA REPLICA DELLA PROTEZIONE CIVILE (30/1/2017)

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