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Emergenza Centro Italia, la protezione civile: "Non entriamo in polemica con i vigili del fuoco. Dal Trentino partite 109 persone". I volontari svizzeri: "Noi in Abruzzo dopo l'ok da Teramo"

Dopo il nostro articolo sul fatto che in regione erano "fermi" circa 18.000 vigili del fuoco volontari mentre nel Centro Italia serviva tutto (e in totale hanno operato 11 mila persone) abbiamo provato a chiedere spiegazioni a Stefano De Vigili. Intanto dalla Svizzera ci hanno scritto i vigili del fuoco di Bellinzona: "Abbiamo chiesto il via libera alla prefettura e siamo partiti"

Le auto spostate dalla valanga che ha devastato l'Hotel Rigopiano (Foto Corpo Nazionale Soccorso Alpino Speleologico)
Di Luca Pianesi e Luca Andreazza - 30 gennaio 2017 - 19:46

TRENTO. "Non mi interessa entrare nella polemica innescata dai vigili del fuoco". Questo il lapidario commento dell'ingegner Stefano De Vigili, responsabile della protezione civile trentina, a margine della conferenza stampa sull'emergenza nel Centro Italia. La domanda per noi de il Dolomiti.it era d'obbligo dopo aver riportato le lamentele di tanti vigili del fuoco trentini che avrebbero voluto essere coinvolti maggiormente nelle operazione di soccorso alle popolazioni terremotate e schiacciate dal peso di una nevicata eccezionale e fuori controllo di Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. L'unica cosa che c'è stata sottolineata è che dal 24 agosto ad oggi sono stati fatti intervenire, dal Trentino, 800 uomini, compresi i 109 mobilitati in quest'ultima emergenza (26 i vigili del fuoco volontari) che ha visto scendere nel Centro Italia anche 45 mezzi.   

 

Pochi? Tanti? "Che paese è che fa intervenire gli svizzeri (ben venga, sia chiaro, nulla contro gli amici svizzeri) e che lascia a casa migliaia di vigili del fuoco, preparati, attrezzati, volenterosi di spendersi a gratis per gli altri?", scriveva pochi giorni fa  sulla pagina Facebook dei vigili del fuoco volontari del Trentino Matteo Cattani (ispettore del distretto dei vigili del fuoco di Mezzolombardo). Un sentimento e uno sfogo condiviso da molti operatori del settore, costretti a mordere il freno a causa della burocrazia. Anche perché mentre il sindaco di Amatrice e quelli degli altri comuni del Centro Italia, chiedevano uomini, macchinari e di riconoscere addirittura lo "stato di guerra" per le loro zone, qui in Trentino oltre 5.000 vigili del fuoco volontari restavano a "braccia conserte" in attesa di una chiamata con più di 1.000 mezzi in perfette condizioni parcheggiati nelle varie caserme e poi generatori di corrente e turbine.

 

In totale, ha spiegato Titti Postiglione la direttrice dell'Ufficio Emergenze della Protezione Civile nazionale, sono state circa 11.000 le persone che sono intervenute da tutta Italia durante questa emergenza (3.000 i militari) mentre in Alto Adige restavano "fermi" 13.000 vigili del fuoco volontari attivi. Insomma forse gli attrezzatissimi operatori della nostra regione potevano essere utilizzati di più e lo sfogo dell'ispettore Cattani andava letto proprio in questo senso, contro questo sistema di gestione delle emergenze che tra Protezione civile nazionale, trentina, prefetture, Stato, Comuni, Regioni e Provincie, nonostante il fantastico impegno profuso e gli splendidi risultati raggiunti, qualche pecca l'ha evidenziata. 

 

Su Facebook qualcuno chiedeva se fosse possibile creare dei gemellaggi tra comuni bisognosi e nostri distretti dei vigili del fuoco "una sorta di richiesta diretta - si leggeva sotto il post di Cattani - per un aiuto immediato". Chi, in parte si è mosso proprio in questo modo (e ce l'ha confermato anche De Vigili che ha detto "da noi non sono passati, sono stati gestiti direttamente da Teramo") sono stati gli amici svizzeri che dopo aver letto l'articolo de il Dolomiti.it ci hanno scritto per fare alcune precisazioni. Precisazioni che riportiamo ben volentieri anche per rendere il giusto tributo al loro impegno e al loro aiuto ai nostri concittadini in difficoltà. "Siamo in contatto - ci ha spiegato Michele Cesari, ufficiale dei pompieri di Bellinzona - da 15 anni con i Vigili del fuoco di Teramo in quanto nel nostro corpo un pompiere è originario dell'Abruzzo. Il nostro collega ha proposto al comandante di chiedere alla prefettura di Teramo se fosse possibile offrire il nostro contributo perché non potevamo restare inermi. La risposta affermativa è arrivata in meno di 24 ore e abbiamo organizzato veicoli, attrezzature e materiale logistico. Un rapido passaparola ha allertato rapidamente una quindicina di pompieri disposti a prendere ferie per raggiungere il Centro Italia".

 

Alla fine dalla Svizzera sono arrivati in Abruzzo in totale 66 volontari, con otto frese e turbine, organizzati a scaglioni per poter fornire il loro supporto a una regione stremata, che era a corto di uomini e mezzi. La catena di comando delle operazioni, comunque, è apparsa sfilacciata fra Comuni, prefetture, Regioni e Dicomac ed è finita sotto la lente di ingrandimento: alla burocrazia rischia di aggiungersi altra burocrazia, la legge Braga sul riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale e coordinamento della protezione civile farà capolinea in Senato. "Esprimo un sentimento di gratitudine - ha detto oggi l'assessore alla protezione civile del Trentino Tiziano Mellarini - verso i nostri uomini. La Protezione civile funziona e ha mostrato tutta la sua professionalità e il volto migliore della solidarietà per riportare sorriso, conforto e infondere fiducia e speranza alle popolazioni colpite dall'emergenza".

 

"Certo - ha concluso Mellarini - siamo preoccupati dalla discussione in Senato della riforma del sistema: occorre un'analisi e una riflessione capace di coinvolgere le Regioni e i Comuni per un'azione di intervento celere e immediata. La Protezione civile rappresenta valori importanti e necessita continuità: una regia unitaria è auspicabile nel corso delle emergenze, ma bisogna evitare il rischio di veder affermata una visione centralista di una competenza che oggi vede la partecipazione attiva e responsabile degli attori in causa".

 


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