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La Provincia di Trento aderisce alla Rete contro le discriminazioni omosessuali. "Dovrà mettere in campo azioni di sensibilizzazione"

E il Gruppo A.M.A. organizza un incontro settimanale per confrontarsi su orientamento sessuale e identità di genere: "Ci si può sentire inadeguati rispetto alle aspettative del mondo esterno e ci si colpevolizza per questo"

Di Donatello Baldo - 03 marzo 2017 - 12:54

TRENTO. Il Trentino aderisce ufficialmente alla Rete Re.a.dy, la Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Lo ha deciso oggi la Giunta provinciale su proposta dell'assessora Sara Ferrari.

 

L'adesione è avvenuta attraverso la sottoscrizione di una Carta d'Intenti, condividendo così le seguenti modalità: “individuare, mettere a confronto e diffondere politiche di inclusione sociale per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender realizzate dalle Pubbliche amministrazioni a livello locale”.

 

Ma non solo: la Provincia di Trento dovrà “contribuire alla diffusione di buone prassi su tutto il territorio nazionale mettendo in rete le Pubbliche Amministrazioni impegnate nella promozione dei diritti delle persone lgbt; supportare le Pubbliche Amministrazioni nella realizzazione di attività rivolte alla promozione e al riconoscimento dei diritti delle persone lgbt”.

 

Alle realtà aderenti, che ormai contano quasi la metà delle Amministrazioni italiane, la Rete propone di realizzare alcune ipotesi di intervento, ad esempio “azioni volte a promuovere l'identità, la dignità e i diritti delle persone lgbt e a riconoscere le loro scelte individuali e affettive, nei diversi ambiti della vita familiare, sociale, culturale, lavorativa e della salute”.

 

Ma la stessa Rete suggerisce anche di intraprendere “azioni conoscitive sul territorio per individuare i bisogni della popolazione lgbt e orientare le politiche, attingendo anche dalle esperienze degli attori locali, iniziative culturali finalizzate a favorire l'incontro e il confronto fra le differenze, azioni di informazione e sensibilizzazione pubblica rivolta a tutta la popolazione.

 

Un impegno che si aggiunge a quello chiesto alla Giunta dal Consiglio provinciale con l'approvazione della mozione contro l'omofobia dell'anno scorso, che seppur mitigata e forse azzoppata dall'odg di Borga che la stessa maggioranza ha sostenuto, dovrà comunque concretizzarsi a breve con una serie di proposte e iniziative da realizzare sul territorio.

 

Ma alcune iniziative già esistono sul territorio, promosse dal Terzo Settore, dall'associazionismo non solo omosessuale. Il gruppo A.M.A., ad esempio, colonna portante del mutuo aiuto trentino, avvierà dal 3 marzo presso la sede di via Taramelli, un incontro dal titolo "Volersi bene : il percorso verso la consapevolezza e l'accettazione di sé" con la dott.ssa Laura Mincone, psicoterapeuta e sessuologa.

 

A questo incontro seguirà quello del 10 marzo, "L'auto Mutuo Aiuto come strumento facilitante il percorso di valorizzazione di sé" con Alessandra Gianotti, operatrice Ass. A.M.A.

 

Ma non solo, l'associazione A.M.A. ha deciso di avviare un incontro settimanale, ogni mercoledì alle ore 20.30, dedicato a persone che desiderano confrontarsi sui temi dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. “Il processo di acquisizione di consapevolezza e accettazione della propria identità di genere o del proprio orientamento sessuale può essere un percorso lungo – afferma l'associazione - spesso difficoltoso e, talvolta, doloroso”.

 

Ci si può sentire inadeguati rispetto alle aspettative del mondo esterno e ci si colpevolizza per questo; si tende alla solitudine e al ritiro sociale, con conseguenti senso di smarrimento e rassegnazione. A tale condizione si possono associare la perdita dell'immagine di sé e l'aumento di comportamenti a rischio. Anche incomprensioni nell'ambiente familiare possono talvolta sfociare in veri e propri conflitti”.

 

Da questo, l'idea di creare uno spazio dove sentirsi liberi di condividere vissuti ed emozioni riguardo ai temi dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere, in un clima di scambio, ascolto e crescita comune.

Ovviamente nel rispetto delle regole del Mutuo aiuto, ascoltando con attenzione chi sta parlando, rispettando la privacy: ciò che viene detto nel gruppo deve rimanere nel gruppo.

Nel gruppo parliamo di noi stessi e delle nostre esperienze – spiegano gli operatori – ma nulla vieta di ascoltare soltanto. Ciascuno è libero di condividere quanto desidera, e quando si sente pronto/a per farlo”.

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