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L'ascesa di Gioia Libardoni, da Levico ai film hollywoodiani con John Rhys-Meyers, Antonio Banderas e John Travolta

La trentina si avvicina già a 5 anni alla recitazione. Dopo le fiction italiane, la svolta arriva in 'All roads lead to Rome' nel 2015 dove lavora al fianco di Sarah Jessica Parker e Raoul Bova. Non solo recitazione, Libardoni studia già per diventare produttrice: "La fortuna? In questo settore è fondamentale"

L'attrice Gioia Libardoni
Di Margherita Girardi e Emma Traina - 30 July 2017 - 17:03
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LOS ANGELES (Stati Uniti). Da John Rhys-Meyers ad Antonio Banderas, per passare a John Travolta: questa la strada verso il successo hollywoodiano di Gioia Libardoni, trentina di Levico che nel 2015 ha fatto il grande salto nel cinema a stelle e strisce.

 

Un talento coltivato molto presto, Gioia Libardoni, già in tenera età si è infatti avvicinata alla recitazione: durante i 5 anni di elementari arrivano le prime 'parti', quando veste i panni di Maria nelle recite di Natale. Un amore a prima vista che approfondisce nel corso delle superiori e nelle numerose recite organizzate dal Liceo Arcivescovile.

 


 

“Mi piacciono le storie - spiega - una mia grande passione è proprio la letteratura e, avendo scelto l’indirizzo linguistico, ho potuto conoscere i grandi poeti, non solo quelli italiani. Ho studiato anche americani, inglesi, spagnoli e pure francesi".

 

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Finito il liceo si è incamminata verso il mondo del cinema: gli inizi sono al Duse (Centro Internazionale di Cinema e Teatro) per un percorso che le ha permesso di ottenere ruoli in numerose fiction italiane (quali Don Matteo 7 e il Commissario Rex) e successivamente nel film Cado dalle Nubi con Checco Zalone.

 

La vera svolta arriva in All roads lead to Rome (2015). I protagonisti principali della pellicola sono Sarah Jessica Parker e Raoul Bova, ma è soprattutto l’incontro, quasi casuale, con la compagnia americana produttrice del film che le ha spalancato le porte e quell'occasione di trovare gli agganci giusti nel mondo cinematografico americano.

 


Gioia Libardoni con Raul Bova (© Momentum Pictures)

 

Simpatia, affidabilità, preparazione sempre al topfortuna (“La fortuna, in questo settore è fondamentale” ci confida Gioia) le parole chiave che l’hanno portata a lavorare in Black Butterfly, Inferno e Finding Steve McQueen, al fianco di attori del calibro di Tom Hanks, Antonio Banderas, John Rhys-Meyers e William Fichter.

 

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Il prossimo film che la vedrà sul grande schermo della sale internazionali nel 2018 è Trading Paint, nel quale reciterà nel ruolo di Kelly assieme al grande e affascinante John Travolta. “E’ il progetto più importante della mia carriera da attrice fino ad ora”, commenta entusiasta Gioia.

 

In tutti questi anni non si è limitata però solo a recitare, ma ha continuato a studiare, attualmente si misura alla Amaw, scuola di arte drammatica a Los Angeles, mentre ha ricoperto anche altri incarichi durante la produzione: in Black Butterfly (2017) con Antonio Banderas, ad esempio, è stata assistant producer (termine e ruolo che esiste solo nella cinematografia americana e inglese).

 


Gioia Libardoni, Nathalie Rapti Gomez e Antonio Banderas in Black Butterfly (by Romolo Eucalitto - © Lionsgate Premier)

 

A proposito di questo film Gioia ci ha raccontato un aneddoto curioso: “Stavamo girando a maggio le riprese in montagna, a 1.600 metri. Una settimana abbiamo utilizzato la crema solare per non scottarci, la settimana dopo nevicava. E’ stato terribile perché in questo modo non si è potuto avere la continuità dell’immagine desiderata, ma nonostante ciò, il film è riuscito molto bene”.

 

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Dalla produzione italiana a quella americana, cosa cambia? “Lo stile americano - spiega l'attrice di Hollywood - è molto diverso: è assai accorto e attento ai minimi dettagli, più orientato alla massima precisione e anche il livello di prestazione è sempre al massimo. Sono molto esigenti, in Italia invece il clima è generalmente più rilassato".

 

La sua fonte di ispirazione è Julianne Moore, che ha vinto l’Oscar nel 2015 come miglior attrice protagonista in Still Alice. “La apprezzo - conclude Libardoni - soprattutto per la naturalezza e la chiarezza con cui recita, per il suo minimalismo e il calore che esprime sul grande schermo, che la distinguono da tutte le altre". In bocca al lupo.

 

 

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