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Magdi Cristiano Allam: "Il vescovo Tisi non ha letto il Corano, una moschea legittima la religione di Allah"

ilDolomiti.it incontra a Vattaro il giornalista convertito al cristianesimo: "Siamo in guerra e dobbiamo combattere"

Di Donatello Baldo - 17 settembre 2016 - 20:19

VATTARO. L'incontro con Magdi Cristiano Allam è all'Hotel Alpenrose di Vattato. L'ex vicedirettore del Corriere della Sera, convertitosi al cattolicesimo sotto papa Razinger e allontanatosi dalla Chiesa quando al suo posto è assiso Francesco, presenterà la sua ultima fatica, “Io e Oriana”.

 

Il Consorzio turistico della Vigolana l'ha invitato alla “Vigolana Newsweek – La settimana dell’informazione”. Noi l'abbiamo intervistato. Ci riceve in una saletta dell'albergo, al primo piano. Nella sala grande, di sotto, c'è il banchetto di un matrimonio. La musica è alta e le guardie del corpo che lo accompagnano chiudono la porta per non essere disturbati.

 

Entriamo subito nel merito. Il tema della costruzione di una moschea è dibattuto anche in Trentino in questi ultimi anni. Il nuovo vescovo Tisi ha detto che la libertà di culto vale per tutti, per i cristiani e per i musulmani, aprendo di fatto alla costruzione di un luogo di culto per i musulmani.

 

Il vescovo dovrebbe avere presente che siamo in Italia e in Italia ci sono leggi che regolamentano il rapporto con le religioni. Le religioni diverse da quella cattolica hanno pari dignità a due condizioni: uno statuto che non contrasti con l'ordinamento italiano e un accordo stipulato con lo Stato. Nel caso dell'islam non c'è né un'intesa con lo stato né uno statuto.

 

Negli anni scorsi si era tentato di percorrere questa strada...

 

Ma si sono divisi al loro interno gli stessi musulmani, non c'è una guida, una gerarchia. Non esiste un solo islam. E poi la shari'a (la legge imposta da Dio, ndr) è totalmente in contrasto con le leggi dello Stato. Lo stesso islam è incompatibile con le nostre leggi.

 

Quindi secondo lei il vescovo di Trento commette un errore. Solo dal punto di vista del diritto costituzionale oppure anche dottrinale e teologico?

 

Faccio presente al vescovo, che evidentemente non ha letto il Corano e non conosce Maometto: la legittimazione dell'islam da parte del cristianesimo si traduce nella delegittimazione del cristianesimo stesso. Affermare che ci deve essere una moschea a Trento significa affermare che l'islam è legittimo, e un cristiano non può legittimare la religione di Allah.

Per 1400 anni l'Europa e la Chiesa hanno condannato l'islam, il corano e Maometto. Per 1400 anni non c'è mai stata una moschea ad eccezione delle aree occupate militarmente.

 

Nemmeno a Venezia che con i turchi ci faceva affari?

 

Anzi, la Repubblica Veneta è un caso emblematico: sapeva distinguere la religione dalla persona. Nell'ambito della sfera personale, dove c'erano interessi comuni si praticavano scambi e commerci, senza però legittimare la religione islamica. I turchi autorizzati a entrare a Venezia dovevano attenersi a regole ben precise, dovevano soggiornare in determinati luoghi e non potevano allontanarsi, e in nessun modo potevano fare propaganda della loro religione.

 

A questo punto squilla il telefono. Un messaggio, Magdi Cristiano Allam lo legge a voce bassa, sussurrando: “Presa di ostaggi a Parigi”. Silenzio. “E poi – continua sussurrando – c'è chi nega che siamo in guerra”

 

Ma il cristianesimo si fonda sull'amore nei confronti del prossimo.

 

Certo, è il comandamento nuovo che ha portato Gesù. Ma questo non si deve tradurre nella legittimazione della religione del prossimo. Per questo il vostro vescovo sbaglia quando sovrappone la persona alla religione. Si devono amare cristianamente le persone, rispettarle laicamente ma questo non significa dover legittimare l'islam come religione.

 

Un nuovo messaggio, “Hanno attaccato una chiesa a Parigi”. A questo punto parlare in generale di islam e cristianesimo è difficile, la conversazione si sposta sui fatti di cronaca che negli ultimi mesi hanno colpito l'Europa.

 

Le comunità musulmane in Europa sono comunque presenti, se lei fosse il ministro degli Interni quale soluzione adotterebbe anche per far fronte al terrorismo?

 

Se io fossi ministro dell'Interno prenderei atto che siamo in guerra, che l'Italia più di altre nazioni è infiltrata dal terrorismo e dal radicalismo. Chiuderei le frontiere: siamo il paese della clandestinità, solo se arrivi a bordo di un gommone hai la certezza di entrare in Europa a spese dello stato.

 

Un nuovo messaggio, di nuovo silenzio. Anche le guardie del corpo che stanno ritte in piedi dietro di lui cercano di sbirciare sul display per capire che cosa sia successo. “È un falso allarme”, dice. “Per fortuna”, dico io. Lui continua...

 

Siamo in guerra e bisogna combattere. Se non combattiamo per vincere, noi saremo sottomessi. Ecco, in Italia non vogliamo guardare in faccia la realtà.

 

In guerra contro l'islam.

 

Ma non dobbiamo certo fare la guerra a un miliardo di persone. E nemmeno in Italia contro gli islamici che ci vivono perché sarebbe razzismo. Ma dobbiamo salvaguardare la nostra civiltà dentro casa nostra, esigere che le leggi siano rispettate da tutti, che i nostri valori siamo condivisi.

 

Il Trentino è terra di Concilio. Ai tempi della Riforma la Chiesa decise qui a Trento di contrapporre la Controriforma e rivendicare la propria dottrina e la propria tradizione, senza cedere alle richieste di cambiamento. Lei vorrebbe che anche ora la Chiesa abbandonasse le spinte riformiste di papa Francesco rispetto all'ecumenismo?

 

Per la verità, la Chiesa ha sempre condannato l'islam. I Santi e i Padri sono stati tutti oppositori della religione di Maometto. Solo recentemente, nel 1965, Paolo VI con l'enciclica Nostra Aetate praticò una breccia nel relativismo. Affermò che musulmani e cristiani adorano lo stesso dio. Ma non è così. Non è lo stesso Dio.

 

Questa sera presenta il suo libro che racconta il rapporto che ebbe con Oriana Fallaci. Quella della scrittrice e giornalista fu una vita sfaccettata: laica, per certi aspetti antesignana del femminismo, per un periodo amica di Pasolini, un tempo donna vicina alla sinistra. Una ribelle a suo modo. Non è una forzatura quella di rappresentarla solo per i suoi ultimi anni di vita in cui si scagliò contro l'islam e il terrorismo?

 

Oriana fu sempre legata ai valori, scrisse "Lettere a un bambino mai nato", era contro l'aborto, era per la tutela della vita fin dal concepimento. Lei ha condannato anche il matrimonio omosessuale.

Io in questo libro parlo del mio rapporto con lei, e non è per nulla capzioso il fatto di evidenziare oggi la sua posizione nei confronti di islam e dell'immigrazione. Sembra scritto oggi quello che scriveva 10 anni fa. Dieci anni fa se dicevi le cose che scriveva Oriana eri un folle. Ma se lo dici oggi che l'islam istiga alla violenza nessuno più ti crede folle.

 

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