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Scritte in tutto il paese, la "tradizione" dei "coscritti" ha stufato. Sui social parte la discussione e in strada qualche ragazzo scende a pulire

Su "Sei di Ravina se.." si è aperto un grande dibattito sulla "tradizione" della festa dei coscritti. I '98 hanno imbrattato muri, ringhiere, panchine, specchi stradali e molti residenti si sono lamentati: dalle critiche alle difese, dai ricordi alle proposte quando Facebook si trasforma in un'Agorà e si tramuta in un qualcosa di concreto

Di L.P. - 24 agosto 2017 - 18:41

TRENTO. Scritte sì, scritte no. Era diventata una tradizione (effettivamente forse ce ne possono essere di migliori) quella di scrivere sui muri e non solo in occasione della festa dei coscritti, in quel di Ravina. Un modo per "lasciare la firma", per poter dire qualche anno dopo "ecco quel millenovecentoetanti sul muro lì l'avevamo fatto noi". Questa volta però alcuni residenti hanno deciso di dire basta. I 1998 hanno un po' esagerato e a molti concittadini non è andata giù, la mattina seguente alla festa, di ritrovarsi i muri colorati e scritte di tutti i tipi sulle strade, su delle scalinate e anche su specchi stradali, ringhiere, piante, cartelli degli autobus, soprattutto in via Belvedere.

 

 

Sui social s'è scatenata la discussione. Su "Sei di Ravina se..." si è acceso un serrato confronto tra chi s'è sentito disturbato dai bagordi notturni e chi invece li ha approvati (e sono intervenuti anche gli stessi ragazzi e alcuni dei loro genitori, pro e contro, spaccati anche loro). C'è chi attacca apertamente chiedendo che anche le tradizioni rispettino i beni pubblici e quelli altrui. Chi ricorda che gli specchi stradali servono a garantire la sicurezza di chi guida e che quindi certe cose non si devono fare e chi le fa è un teppista. Qualcuno invita i ragazzi a fare quelle scritte sui muri delle loro case se ritengono che siano belle e divertenti. Altri scrivono che punire l'ultima generazione che ha raccolto una pessima tradizione è ingiusto e che si debba, semmai, intervenire a livello di comunità perché vengano condivise regole e valori per arrivare ad evitare fatti come murales, guida pericolosa, eccessivo disturbo della quiete.

 

 

Le repliche vanno dal "ma dai era solo una goliardata", all'"abbiamo fatto tutti". C'è chi ricorda che è "una settimana all'anno e si può anche sopportare" e chi attacca a prescindere i "proibizionisti". Poi ci sono quelli che rievocano ricordi di generazioni peggiori o migliori dell'attuale. I '90 ricordano che gli era stato appositamente assegnato con permesso un punto del paese per "sfogarsi" con le scritte e loro le avevano fatte solo in quel punto, mentre i '93 aggiungono che a loro non era stata data nessuna autorizzazione e non avevano imbrattato nessuna zona di Ravina. 

 

Ci sono quindi quelli propositivi: c'è chi chiede che siano i genitori dei ragazzi a pulire quanto fatto dai loro pargoli, chi vuole i "coscritti" in strada con guanti, sapone e olio di gomito, chi propone di destinare, in prospettiva, sempre una stessa zona di Ravina a questi "rituali" così che si vada a ricostruire una sorta di memoria delle varie generazioni (e si metta al sicuro il resto del paese).

 

 

Insomma Facebook s'è trasformato, in questo caso, in un'Agorà, una piazza di discussione, la piazza di chi "è di Ravina se...". Un esempio positivo (ovviamente con i soliti eccessi da social ma quella è colpa di chi li usa, in fondo) di discussione che in poche, dalla rete, è diventata "realtà" trasformandosi in un intervento diretto dei ragazzi che sono scesi in strada a "rimediare" ai danni più grossi. "Avviso ai lamentosi - ha scritto un ragazzo in un post - pomeriggio verranno pulite le scritte sulle scale dell'Agorà e lo specchio che è stato coperto. Per tutte le altre scritte godetevele finché non vanno via". Insomma le proteste, almeno un poco, sono servite. Le proposte probabilmente serviranno in futuro perché le tradizioni possono senza dubbio cambiare, se cambiano in meglio.

 

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