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Scuola, opposizione compatta: "Rossi deve dimettersi. Il commissariamento è la sconfitta dell'Autonomia"

Il commissario ad acta giunto da Verona per capire se la Provincia stava ottemperando alle ordinanze del Consiglio di Stato se n'è andato con un nulla di fatto dopo aver ricontrato un'oggettiva mancanza di trasparenza. Da Cia a Civettini fino al Movimento 5 Stelle tutti chiedono al presidente della Provincia di fare un passo indietro

Di Luca Pianesi - 07 gennaio 2017 - 08:05

TRENTO. Dimissioni. E' questa la richiesta che si leva a gran voce dai partiti di opposizione, in consiglio provinciale. Da Agire, con Claudio Cia, a Civica Trentina, con Claudio Civettini, passando per il Movimento 5 Stelle, con Filippo Degasperi la richiesta è che il presidente della provincia Ugo Rossi (in quanto anche assessore all'istruzione) faccia un passo indietro. Per tutti il come è stata gestita la vicenda degli insegnanti con diploma magistrale conseguito prima del 2002 avrebbe raggiunto il suo culmine con l'arrivo a Trento del commissario ad acta, dopo che la Provincia non aveva dato seguito all'ordinanza del Consiglio di Stato che prevedeva l'inserimento con riserva dei 164 insegnanti ricorrenti nella graduatoria per titoli trentina. E il culmine si sarebbe addirittura superato quando lo stesso commissario si è trovato impossibilitato ad adempiere alle sue mansioni "denunciando" la cosa direttamente al Consiglio di Stato.

 

E' la commissaria Daniela Beltrame, giunta da Verona appositamente per capire cosa sta accadendo in Trentino, a scrivere al presidente della VI sezione del Consiglio di Stato che dopo aver chiesto "l'invio di documentazione, corredata da una relazione illustrativa delle operazioni di esecuzione dell'Ordinanza (quella di qui sopra ndr) al responsabile, dottoressa Livia Ferrario, dirigente del dipartimento della conoscenza (...) avendo ottenuto solo una parte della documentazione, peraltro priva della relazione richiesta, lo scrivente (la commissaria ndr) non ha potuto verificare se all'inserimento a pettine nelle graduatorie di IV fascia per i posti comuni, seguiva l'inserimento a pettine anche nelle liste aggiuntive per i posti di lingua inglese e di lingua tedesca e negli elenchi di sostegno. (...) Lo scrivente è stato perciò costretto ad acquisire la predetta documentazione recandosi personalmente in data 6 dicembre a Roma presso l'Ufficio ricezione atti di codesto Consiglio di Stato. Letta la documentazione così acquisita (in maniera non collaborativa, quindi, da parte della Provincia ndr) lo scrivente commissario ad acta ha rilevato un'oggettiva mancanza di trasparenza, tale da rendere impossibile la valutazione dell'avvenuta o non avvenuta esecuzione corretta e completa dell'Ordinanza". 

 

A quel punto il 12 dicembre la commissaria avrebbe provato ad iniziare la sua attività commissariale a Trento per acquisire gli atti esistenti relativi alla procedura di esecuzione delle ordinanze del Consiglio di Stato ma "giunta sul posto - scrive sempre Beltrame al Consiglio di Stato - lo scrivente è stato tenuto in attesa dell'arrivo dell'avvocato Pedrazzoli della Provincia (anche in questo caso, quindi la commissaria sottolinea una attesa inaspettata ndr) il quale ha comunicato di ritenere illegittimo l'intervento della scrivente" motivando che non c'erano stati nuovi reclami dopo che la Provincia aveva depositato la sua documentazione al Consiglio di Stato. A quel punto la commissaria non ha potuto che alzare le braccia al cielo, fermarsi e chiedere direttamente al Consiglio di Stato il da farsi con la specifica che "qualora si ritenesse sussistente ulteriore inottemperanza da parte dell'amministrazione provinciale lo scrivente fa presente che la documentazione depositata dalla Provincia è assolutamente lacunosa, parziale, incongruente e inidonea a rivelare lo stato dell'attuazione dell'ordinanza cautelare".  

 

Ma prima di inviare il suo documento al Consiglio di Stato la commissaria ha voluto sottolineare "un fatto di particolare importanza. La Provincia - prosegue nel suo scritto - nella lettera di convocazione dei candidati della III e IV fascia della graduatorie provinciali per le supplenze del 30 agosto aveva precisato che 'in ottemperanza alle ordinanze del Consiglio id Stato tutti i contratti di supplenza sarebbero stati stipulati con riserva fino all'individuazione dell'avente diritto'. (...) La medesima Provincia ha invece ordinato la trasformazione di tutti i contratti di supplenza (...) in contratti stipulati fino alla loro scadenza naturale (30 giugno o 31 agosto 2017) precludendo, così, qualsiasi legittima ulteriore modifica dei contratti di supplenza in esecuzione delle ordinanze cautelari". Insomma, sembra che il nostro dipartimento dell'istruzione non abbia fatto una grande impressione alla commissaria veronese, sulla questione. Anzi.

 

E il fatto che ci si debba rimettere a un'ulteriore, ennesima pronuncia (la terza? Stiamo perdendo il conto) del Consiglio di Stato (fissata il 23 febbraio) dimostra l'opacità della vicenda. E se da un lato c'è la difficile situazione umana di queste 167 persone, da anni appese a ricorsi e controricorsi contro la loro stessa amministrazione, e di tutti gli insegnanti e gli alunni che a loro volta sono toccati dalla mancanza di certezze causati da tutto questo bailamme di sentenze, ci sono anche i dubbi e le perplessità di una comunità che a più riprese è stata tranquillizzata sull'argomento dall'amministrazione salvo poi vederla, nel tempo, ingarbugliarsi sempre di più.  

 

"La trasparenza è il punto cruciale sul quale ci si è giocati in un colpo solo credibilità e autorevolezza - spiega il consigliere provinciale Cia -. Sprezzante come uno scolaretto discolo ai richiami della maestra, il nostro presidente, che già dal 5 agosto scorso aveva ricevuto indicazione di attribuire le cattedre in base alla vecchia graduatoria e non con i criteri "collaudati", si è visto commissariare gli uffici scolastici per gravi irregolarità durante la rissegnazione delle cattedre ai docenti che avevano ricorso al Consiglio di Stato. L'ostruzionismo mostrato nei confronti del Commissario ad acta, dott.ssa Daniela Beltrame, impedendole di insediarsi per sovrintendere alla corretta ottemperanza delle ordinanze emesse dal Consiglio di Stato, ha suscitato poi la giusta presa di posizione del Sindacato Delsa, il quale denuncia fatti di una gravità inaudita. I dirigenti facenti capo a Rossi, in particolare la dott.ssa Ferrario e la dott.ssa Mussino, hanno compromesso la credibilità della loro funzione e degli uffici che rappresentano. Invito quindi il presidente Rossi a prende atto della propria inadeguatezza - conclude Cia - a rappresentare e difendere la credibilità della nostra autonomia, e a dimettersi. Ben più gravi saranno i pericoli ai quali lo esporrà la sua inaccettabile permanenza in questa funzione che ambirebbe a fare della trasparenza il supremo frutto dell'Autonomia".

 

"Ora aspettiamo la sentenza del 23 febbraio ma a prescindere da ciò, il pasticcio sembra in essere e irreversibile - aggiunge Civettini - in una scuola martoriata nelle scelte, per l'ottusità politica di chi è deputato alle valutazioni. Si è poi tentato di demonizzare quel Sindacato autonomo, Delsa, che ad oggi, da solo e con pochi mezzi, nell'incredulità operativa della triplice sindacale, ha vinto ogni battaglia civile, nel segno della correttezza e competenza operativa. Un'occasione persa, cui la dirigente del settore ha ora l'obbligo di rispondere e che la Politica seria deve sanzionare poiché con le scelte ineluttabili di un commissariamento storico e mai ipotizzato, qualora avesse corso, sancirebbe il fallimento di una Autonomia, incapace di autoregolamentarsi con giustezza e con criteri che superino le garanzie dello stato di diritto che ora lo Stato centrale cerca di rifocalizzare.

 

"Visto quanto accaduto – aveva già dichiarato ieri il consigliere del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi - aggiungiamo che chi le responsabilità vuole assumersele (Rossi qualche settimana fa aveva dichiarato che della vicenda era lui il responsabile ndr) deve anche agire di conseguenza. Se questo disastro che getta discredito su tutta l'istituzione della scuola pubblica trentina è colpa del presidente Rossi allora che sia lui stesso a trarne le dovute conclusioni dimettendosi".

 

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