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Italia - Germania 4-3 è la Partita del Secolo. Esattamente cinquantuno anni fa all' 'Azteca' andò in scena il match più bello e incredibile della storia del calcio. E nel Paese rappresenta qualcosa di più di un semplice evento sportivo

Gli Azzurri arrivarono a quella sfida forti sì del 4 a 1 rifilato al Messico nei quarti di finale, ma con il "peso" del dualismo Mazzola - Rivera che Valcareggi non sapeva gestire e dopo una fase di qualificazione al di sotto delle aspettative. E in più, sulla Nazionale, aleggiava lo spettro della cocente eliminazione patita quattro anni prima in Inghilterra per mano della Corea del Nord

La targa commemorativa posta all'esterno dello stadio "Azteca" di Città del Messico, teatro della Partita del Secolo
Di Da.Lo. - 17 giugno 2021 - 23:30

TRENTO. All'esterno dello stadio di Città del Messico, uno dei più capienti e imponenti del mondo, c'è una targa che recita così: "El Estadio Azteca rinde homenaje a las selecciones de Italia (4) y Alemania (3) protagonistas, en el Mundial de 1970, del PARTIDO DEL SIGLO. 17 de junio de 1970". La traduzione non serve, perché basta leggere i nomi delle squadre e le relative reti messe a segno per capire di cosa stiamo parlando: la Partita del Secolo.

 

Non si è trattato di un "semplice" evento sportivo, perché quella sfida, durata 120 minuti sotto il cocente sole messicano, è considerata ancora ad oggi a tutti gli effetti un momento "mitico" dello sport italiano e, allo stesso tempo, è anche uno dei momenti più emozionanti nella storia italiana dal Secondo Dopoguerra ad oggi. Chi oggi ha i capelli bianchi ricorda perfettamente dove era e con chi era quella notte di 51 anni fa e sicuramente tutti ricordano perfettamente le parole di Nando Martellini, che commentò quella sfida per la Rai o di Enrico Ameri, che la raccontò in radio. E c'è pure chi, come il regista Nanni Moretti, su quella partita ci ha fatto pure un film. "Italia - Germania 4-3", per l'appunto.

 

Il Mondiale del '70 è stato quello della celebre staffetta tra Mazzola e Rivera, quello che seguiva il Mondiale del '66 con la disfatta inglese contro la Corea del Nord e la selezione azzurra presa a "pomodorate" al rientro in Italia e quello in cui gli Azzurri disputano una prima fase al di sotto delle aspettative con una vittoria risicata sulla Svezia e due pareggi a reti bianche contro Uruguay e Israele.

 

Nella fase ad eliminazione diretta, però, cambia tutto: l'Italia travolge nei quarti di finale i padroni di casa del Messico e poi trova in semifinale la Germania, che aveva stravinto il proprio girone e, nei quarti, "vendicato" la sconfitta patita quattro anni prima nella finalissima per mano dell'Inghilterra con una clamorosa rimonta, da 0-2 a 3-2.

 

I tedeschi erano favoriti, ma andò a finire in un'altra maniera. Come piace a noi. E, soprattutto, quella partita contro la Germania Ovest entrò nella storia (e non stata l'unica, perché non bisogna dimenticare il 3 a 1 nella finale di Madrid dell'82 e il 2 a 0 rifilato nel 2006 nella semifinale disputata Dortmund). E lì rimane tutt'ora, anche 51 anni dopo.

 

L'Italia passò in vantaggio all'8' con Boninsegna che, dopo uno scambio con Riva, nonostante fosse accerchiato dai difensori tedeschi, trovò il varco per battere Sepp Maier con un gran tiro dal limite dell'area. A quel punto gli azzurri si arroccano in difesa per poi giocare di rimessa. Seeler e Müller non trovano la porta, l'arbitro non concede un evidente rigore alla Germania e la traversa salva Albertosi al 64', quando respinge la conclusione di Overath. Dopo aver già effettuato le due sostituzioni consentite dal regolamento, Beckenbauer s'infortuna ad una spalla (una lussazione, mica una semplice bottarella), ma non lascia il campo e concluderà la partita con il braccio fasciato lungo il corpo, ma questo non gli impedisce di essere, come sempre, un giocatore clamoroso.

 

Il fortino azzurro sembra resistere ma, in pieno recupero, Schnellinger segna quello che sarà l'unico gol della sua carriera in nazionale: al 92'30" il difensore del Milan batte da pochi passi Albertosi e la cosa è assolutamente insolita per l'epoca, visto che l'overtime non era praticamente contemplato. Lo stupore del telecronica Martellini è perfettamente riassunto in questa frase: "Due minuti oltre il tempo regolamentare: un recupero clamoroso concesso dall'arbitro Yamasaki".

 

Nei supplementari Italia - Germania diventa la partita del mito, dell'unico, del secolo. Al 94' passano i tedeschi con Müller, che sfrutta un errore di Poletti, incapace di spazzare un innocuo colpo di testa di Seeler. La reazione degli azzurri è veemente e al 98' arriva il pareggio firmato da Burnich, che insacca sugli sviluppi di un piazzato battuto da Rivera che coglie impreparata la difesa germanica. Gli schemi sono saltati, le squadre lunghissime e non c'è più logica in campo, se non la voglia di entrambe le squadre di andare in finale. Al 104' l'Italia passa nuovamente in vantaggio: assolo fantascientifico di Riva su giocata di Domenghini, dribbling e conclusione (mancina, ovviamente) micidiale.

 

Partita finita? Macchè: al minuto 110 arriva il 3 a 3. Corner, torre imperiosa di Seeler e deviazione in tuffo di Müller, che pesca lo spazio tra il palo e Rivera, colpevole nella circostanza con reazione di evidente nervosismo da parte di Albertosi nei confronti del numero 14. Rigori? No, perché arriva immediatamente il gol del 4 a 3: undici passaggi di fila degli Azzurri, assist rasoterra di Boninsegna per il rimorchio di Rivera, che preferisce la precisione alla potenza e batte Maier con una conclusione intelligente e dosatissima

 

È il trionfo azzurro e quello che succederà nella finale contro un Brasile inarrivabile merita un altro capitolo. Intanto Italia - Germania è entrata nel mito e la stampa di tutto il mondo celebrò i protagonisti (tutti) come degli eroi. E siamo sicuri che questo match sia "solamente" la Partita del Secolo e non la sfida più incredibile e appassionante di sempre?

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