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La Mano de Dios e il gol del secolo: il 22 giugno '86 Maradona piega l'Inghilterra con la ''camiseta'' total blu comprata in un negozio di Città del Messico

"El Diez" caricò i compagni ricordando la guerra delle Malvinas di quattro anni prima chiedendo loro se avessero perso qualcuno che conoscevano. Con addosso una maglia acquistata in un negozio e "sistemata" dalle sarte del club Amèrica poche ore prima della partita, l'Argentina spiccò il volo (anche se Bilardo voleva i giocatori sovrappeso) verso il suo secondo titolo mondiale

Diego Armando Maradona ha saltato il portiere inglese Shilton e sta per segnare il gol più bello della storia del calcio
Di Daniele Loss - 22 giugno 2021 - 19:44

TRENTO. Scegliete voi da cosa partire: dalla Mano de Dios o dal gol del secolo? Difficile dirlo, ma c'è una certezza, una sola: il 22 giugno 1986 è una data destinata a restare per sempre nella storia del calcio.

 

Quel giorno di 35 anni fa, un alieno venuto dal pianeta pallone scese sulla terra e stese l'Inghilterra con la rete più famosa di sempre e con il gol più bello di sempre. Quel giocatore era (ahinoi, dobbiamo parlarne al passato) Diego Armando Maradona, "El Diez", il capitano e leader dell'Argentina probabilmente meno attrezzata di sempre, ma vincente.

Sotto il sole dell'Azteca, davanti a più di 100mila spettatori, Dieguito decise di lasciare il segno, come mai nessuno è riuscito nella saga dello sport più popolare e amato del mondo.

 

L'Argentina che si presentava al Mondiale di Messico '86 era una squadra che, secondo il popolo albiceleste e la stampa, non avrebbe compiuto un gran percorso. Un gruppo troppo timido, guidato da un Ct, Carlos Bilardo, considerato eccessivamente prudente. E poi i giocatori erano più fisici e rudi che tecnici e Maradona non avrebbe potuto fare tutto da solo perché tutte le Nazionali che sino a quel momento avevano alzato al cielo la coppa avevano uno o più campioni e poi tanti ottimi giocatori.

 

E, invece, Maradona si trascinò dietro i compagni. Anzi, quel Mondiale lo vinse praticamente da solo con la gentile collaborazione di tutti gli altri convocati. L'Argentina vinse il girone, superando Corea del Sud e Bulgaria e pareggiando con l'Italia (che uscirà agli ottavi ad opera della Francia di Platini), poi nella seconda fase battè di misura l'Uruguay con la rete di Pasculli, all'epoca attaccante del Lecce, accedendo ai quarti, dove avrebbe trovato l'Inghilterra.

 

Bilardo voleva i giocatori in sovrappeso: si giocava in altura e, allora, quello che c'era in più sarebbe stato smaltito con il maggior dispendio d'energie. Proprio per questo alla undici di sera, tutti i calciatori dell'Albiceleste facevano incetta di carboidrati, in barba alle più comuni regole in materia di nutrizione. Ma c'è un altro aneddoto, entrato a pieno diritto nella storia dei Mondiali: lo sponsor tecnico aveva elaborato il tessuto in microfibra, per garantire la miglior traspirazione, solamente per la prima divisa, quella a righe bianche e azzurre, mentre la divisa numero 2, in favoloso total blue, era quella classica, di cotone grosso, dal collo a girovita stretto che, dopo mezz'ora di gioco, erano madide di sudore.

 

Negli ottavi l'Argentina aveva utilizzato proprio queste e Bilardo aveva detto "basta, mai più". Il magazziniere Rubèn Moschella si mise alla ricerca di un qualcosa di simile e tornò da un negozio del centro di Città del Messico con due divise blu, molto simili all'originale. Diego ne vide una e disse: "Che bella maglietta, con questa camiseta battiamo gli inglesi". Moschella comprò 38 maglie uguali (19 erano i giocatori di movimento e ne servivano due a testa, una per tempo), un disegnatore del club Amèrica riuscì a realizzare uno stemma dell'Afa il più possibile all'originale e poi ci pensano le sarte dello stesso club a cucire sul petto il marchio e stirare sul retro i numeri, che sono più grandi del normale, perché fabbricati in origine per maglie da football americano e non sono bianchi, ma argentati.

 

Indossando questa camiseta l'Argentina si presenta sul campo e, prima dell'inizio, Diego Armando Maradona carica i suoi con una semplice frase: "Avete perso qualcuno alle Malvinas?" con chiaro riferito a quanto accaduto nel 1982 con la guerra tra l'Inghilterra della Thatcher e l'Argentina dei generali per il possesso di un piccolissimo arcipelago in zona Antartide. Eccolo ancora il Diego che corre e lotta per gli oppressi contro i padroni, il Diego che va controcorrente, il Diego che per vincere quella partita farebbe di tutto.

 

Al minuto 51 la partita è ancora ferma sullo 0 a 0 e le emozioni sono state scarse. "El Diez" cerca la serpentina al limite dell'area, un giocatore inglese nel tentativo di rinviare alza un campanile che sembra destinato alle braccia di Shilton, che di uscite così ne ha fatte migliaia nella propria vita. Sbuca Dieguito che, non si sa come, anticipa il portiere inglese, segna ed esulta come un pazzo. O meglio: lui lo sa, Shilton anche, un paio di difensori lo hanno compreso, ma quello che conta è che non chi non ci ha capito nulla sono l'arbitro tunisino Ali Bin Nasser e il guardalinee bulgaro Bogdan Dotchev. La Mano de Dios era nata in quel momento.

 

Ma non è finita qui, perché poi accade l'impensabile. Per raccontare il gol del secolo, arrivato appena quattro minuti più tardi, invece ci affidiamo alla traduzione delle parole utilizzate da Victor Hugo Morales, che più che un telecronista è un poeta (e se cambiate l'accento sul secondo nome...). La versione originale rende ovviamente milioni di volte in più, ma anche la traduzione non è niente male: "Palla a Maradona... Lo marcano in due... Tiene palla Maradona. Parte sulla destra il genio del calcio mondiale. Può servire Burruchaga... Sempre Maradona... Genio! Genio! Genio! Dai... dai... dai... GOOOOOOOOOOOOOOL! GOOOOOOOOOOOOOOL! Maradona! C'è da piangere, scusatemi. Maradona in una corsa memorabile... La miglior giocata di tutti i tempi... Aquilone Cosmico!".

 

Brividi assoluti, anche a distanza di 35 anni, che rendono perfettamente l'idea di cosa abbia fatto Diego Armando da Lanus su quel campo dove si gioca solamente di giorno e sotto un sole che rende ancora più belle le divise dei giocatori.

 

Prende palla nella propria metà campo e scappa: gli inglesi vengono superati come i paletti da uno slalomista, non riescono nemmeno a stenderlo e, quando arriva davanti a Shilton, lo salta, resiste al tentativo di ritorno di un difensore e insacca nella porta vuota. Ha appena segnato il gol più bello della storia del calcio. Ma come si può solamente pensare di fare una cosa simile?

 

Si può, si può e Maradona le prove generali le aveva fatte sei anni prima. Ovviamente contro l'Inghilterra che, sin dall'inizio del secolo, aveva l'abitudina d'invitare nel "tempio" di Wembley i campioni del mondo in carica per un'amichevole. Nel 1980, con l'Argentina fresca di conquista del titolo in casa nel '78 nel Mondiale più controverso della storia, un giovanotto di 20 anni, che due anni prima non aveva partecipato alla rassegna iridata, ma era diventato titolare dell'Albiceleste, stupisce il mondo: parte dalla trequarti offensiva, ne salta 4, arriva davanti al portiere e poi tocca con l'esterno sinistro e il pallone termina a lato di un nonnulla.

 

Al rientro in Argentina i fratelli Lalo e Hugo, calciatori di poco successo, gli chiesero candidamente "ma perché non hai saltato il portiere?". La risposta è in perfetto stile Dieguito: "Hai ragione, la prossima volta lo faccio".

 

E così è. Lineker, capocannoniere del Mondiale con 6 reti, accorcia le distanze all'81', ma alla fine è l'Argentina a vincere e volare in semifinale. E Maradona, interrogato dai giornalisti, ammetterà di aver segnato con la mano e conierà l'espressione "La Mano de Dios", con la tranquillità di chi non era minimamente preoccupato. D'altronde è sempre stato quello che andava contro le regole, il calciatore del popolo, degli oppressi contro i padroni, i conquistatori. E gli inglesi? Ovviamente on la presero benissimo ma, nonostante l'ingiustiza, Peter Beardsley affermò candidamente che "se Maradona fosse nato a Toronto, il Canada sarebbe andato in finale".

 

L'Albiceleste elimina il Belgio in semifinale e anche lì Maradona segna un gol pazzesco, con serpentina e conclusione in diagonale con un effetto "tutto suo". In finale c'è la Germania Ovest (il muro di Berlino non era ancora caduto), che va sotto due a zero perché segnano Brown (colpo di testa dopo "sfarfallata" del portiere tedesco) e Valdano in contropiede, ma hanno la forza prima di accorciare con Rumenigge e poi di pareggiare con Völler a nove minuti dalla fine. L'inerzia è tutta dalla parte della Germania del Ct Beckenbauer, ma tre minuti dopo Maradona, circondato dagli avversari, che certamente gli avrebbero riservato un trattamento ben diverso dagli inglesi se avesse provato a segnare un altro gol del secolo, vede un corridoio, un pertugio, una traiettoria intuibile solamente da pochissimi eletti. E disegna un tracciante per Burruchaga, che scappa verso la porta di Schumacher, aspetta sino all'ultimo secondo e poi lo batte con un tocco rasoterra.

 

Vince l'Argentina, la squadra meno forte della storia dell'Albiceleste, ma con un alieno sceso dal pianeta calcio che capiva, vedeva e faceva cose dell'altro mondo con il pallone tra i piedi. E il 22 giugno 1986 scrisse l'intera "Divina Commedia" della storia del calcio. Prima l'Inferno (per gli inglesi), poi il Paradiso, per l'Argentina. Anzi no, per tutto il mondo.

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