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Max Ladurner, con il 23 sulle spalle, cresciuto con il mito di Michael Jordan. "Il più forte di tutti e un grande esempio". E, intanto, si gode la prima chiamata in azzurro

Il talentuoso centro classe 2001 cresciuto nel Maia Basket Merano, parla già da veterano. "Il mio obiettivo è quello di arrivare più in alto possibile, lavorando sodo e con tanta, tanta umiltà. La maglia azzurra? Un qualcosa di speciale sin dai tempi della Nazionale Under 14"

Max Ladurner, maglia numero 23, al tiro in una sfida di EuroCup contro Gran Canaria
Di Daniele Loss - 18 febbraio 2021 - 14:58

TRENTO. Un caso oppure no? La risposta è immediata: "Non è un caso, ma una richiesta precisa che ho fatto e che il Club ha soddisfatto: il 23 era il numero di Michael Jordan e ora lo è di LeBron James. Ecco perché ho scelto questa maglia, dopo aver indossato il 34 quando giocavo a Merano ma, in quel caso, era la società ad assegnarci il numero da utilizzare". Ieri Michael Jordan ha compiuto 58 e quando MJ disegnava arte (non si parla di sport, ma di concetti che vanno "oltre) sui parquet dell'Nba, lui non era nemmeno nato.

La straordinaria forza dei "miti" è, però, proprio questa, ovvero ispirare anche chi non ha avuto la possibilità di goderne direttamente o in real time. Anni e anni dopo (e adesso ne sono passati più di quindici), Jordan è ancora un esempio per chi pratica il basket.

 

Freschissimo di prima convocazione (anche se, per ora, "solamente" nella long list) in Nazionale Maggiore (che da oggi sarà impegnata nella "bolla" di Perm dopo il "taglio" da 24 a 14 effettivi: la squadra di Meo Sacchetti giocherà tre gare - due contro la Macedonia del Nord e contro l'Estonia - in pochi giorni), il "bimbo de oro" dell'Aquila Basket Max Ladurner si gode il momento (personale, perché a livello di squadra le cose non stanno andando benissimo), ma senza alcuna intenzione di adagiarsi sugli allori. Anzi, dalle sue parole traspare chiaramente come la gioia più grande sia... la prossima.

 

La prima convocazione non si scorda mai. Ed è solamente il primo passo.

Sicuramente è stata un'enorme soddisfazione. La Nazionale è il sogno di tutti i bambini che iniziano a praticare qualsiasi disciplina e per me ha sempre rappresentato il punto d'arrivo a cui volevo giungere. Sin dalla prima convocazione nella Nazionale Under 14 ho percepito l'importanza e il "peso" d'indossare quella casacca.

 

Si è dato un obiettivo in ottica maglia azzurra?

Migliorare sempre e arrivare più in alto possibile, lavorando sodo con la voglia di non smettere mai d'imparare. Anzi, è quando si pensa di essere "arrivati" che bisogna metterci ancora più impegno e dedizione.

 

A proposito: Michael Jordan per tutti quelli che giocano a basket è stato ed è tutt'ora un mito. Anche un esempio, pur essendo così inarrivabile?

Assolutamente sì. Lui è stato il migliore di tutti i tempi ma, allo stesso tempo, il primo ad entrare in palestra e l'ultimo ad andarsene ad ogni allenamento. Era il numero uno, eppure si allenava più di tutti gli altri con l'obiettivo di migliorare sempre, anche quando era al top. Credo il suo esempio debba essere di grande stimolo per tutti gli atleti, a qualsiasi livello.

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