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Quindici anni dopo l'oro in staffetta, Cristian Zorzi si racconta. 'Se ci penso oggi, ancora non mi rendo conto di cosa abbiamo fatto'

Il 19 febbraio 2006 il quartetto composto da Valbusa, Di Centa, Piller Cottrer e Zorro conquistò la medaglia d'oro nella 4 x 10 alle Olimpiadi di Torino. E, all'arrivo, lo "zitti tutti" di Zorzi fece il giro del mondo: "Dedicato ad un giornalista che disse che non ero adatto a ricoprire il ruolo di quarto frazionista"

L'arrivo di "Zorro" Zorzi sul traguardo di Pragelato il 19 febbraio 2006: zitti tutti, gli azzurri sono campioni olimpici
Di Daniele Loss - 19 febbraio 2021 - 21:51

TRENTO. L'immagine di Zorro che arriva sul traguardo di Pragelato in un tripudio di bandiere tricolori con l'indice sulla bocca è entrata nella storia dello sport italiano. Sono passati esattamente quindici anni da quel meraviglioso pomeriggio di febbraio del 2006 con il quartetto composto, in rigoroso ordine di partenza, da Valbusa, Di Centa, Piller Cottrer e Zorzi che stravinse la staffetta 4 x 10 alle Olimpiadi di Torino, bissando il clamoroso successo di dodici anni prima firmato da De Zolt, Albarello, Vanzetta e Fauner: allora, sulla collina di Holmenkollen, la volata vincente di Fauner su Daehlie zittì gli oltre 100mila tifosi norvegesi, che già pregustavano una vittoria che, alla vigilia, sembra scontata e quasi "cosa buona e giusta".

 

A Torino, invece, andò diversamente. O meglio, nello stesso modo, ma con la differenza che gli azzurri gestirono al meglio tutte le pressioni e, soprattutto, con una tattica perfetta, materiali favolosi e una condizione incredibile dimostrarono che sì, si può essere profeti in patria anche nella gara più importante di una vita e una delle più seguite e appassionanti delle rassegne a cinque cerchi.

 

Valbusa e Di Centa non persero un centimetro, Piller Cottrer "spaccò" la gara spedendo a distanza siderale la Norvegia e lo Zorro della val di Fiemme, con i capelli di blu colorati, completò l'opera, guadagnando secondi su secondi, tanto da concedersi una passerella finale con bandiera tricolore infilata nella tuta, i bastoncini praticamente in mano e inutilizzati, sorrisone sul volto e... quel dito indice sul volto.

 

Oggi Zorzi è il responsabile dei materiali della Nazionale A e, in questi giorni, è a Oberstdorf con gli azzurri per il Mondiali di Sci Nordico. Gli chiediamo come sia ripensare a quella giornata meravigliosa, unica e indimenticabile di quindici anni fa e lui ci stupisce come, del resto, faceva quando pattinava sugli sci stretti.

 

"Stamattina - commenta divertito Zorro - mi ha scritto Bubu (Valbusa, il primo staffettista del quartetto d'oro) e mi ha chiesto: "Posti o no qualche ricordo sui social?". E io gli ho risposto: "Ma cosa devo postare?" Allora lui mi ha ricordato che giorno fosse e mi sono fatto una risata perché, sinceramente, non ci avevo nemmeno pensato. Eh sì, oggi sono passati 15 anni da quel pomeriggio di Pragelato".

 

Dica la verità: è stato il giorno più bello della sua vita da sportivo.
Ma sì, senza ombra di dubbio, anche se tutt'ora - ripensandoci - fatico a realizzare quello che abbiamo fatto quel giorno. È stato completamente diverso rispetto alla vittoria nella sprint a squadre ottenuta l'anno successivo ai Mondiali di Sapporo. Pensate che tutte le medaglie sono appese in bella vista a casa mia, tranne quella, che è custodita gelosamente in cassaforte. È stato un sogno che si è realizzato ma, tutt'ora, fatico a rendermi conto che sia successo veramente. Sicuramente non riuscivo a capacitarmi poche ore dopo la conclusione della gara, al momento della premiazione, quasi fossi in un'altra dimensione.

 

Torniamo a quel pomeriggio: si corre in casa, i norvegesi bramano di restituirci lo "scherzetto" di dodici anni prima a Lillehammer e, in generale, la concorrenza è tantissima.
Ricordo le dichiarazioni della vigilia: Bubu (Valbusa, ndr) diceva che l'obiettivo era fare il meglio possibile, Giorgio (Di Centa, ndr) che sperava in una medaglia, Pietro (Piller Cottrer, ndr) che dovevamo restare agganciati il più possibile mentre io, che ero quello più diretto e un po' matto, dissi apertamente che ero venuto a Torino per vincere l'oro. E così fu. Una gara incredibile e, insomma, se ci penso mi viene un po' di pelle d'oca.

 

Chenetti e Albarello la schierarono quarto frazionista per sfruttare anche le doti di sprinter, visto che si pensava ad un arrivo in volata. Volata che non ci fu perché Piller Cottrer prima e poi lei faceste il vuoto.
Allora vi racconto un aneddoto. Nel briefing del giorno prima dissi a Pietro: o mi lanci con un vantaggio cospicuo o è meglio che arrivi assieme a qualcuno. Non volevo fare la lepre, perché nella mia frazione c'erano campioni del calibro di Mathias Fredriksson e Tobias Angerer. Ebbene, lui arrivò con cinque secondi di margine e, poco prima del cambio, io ero lì con Vanzetta e gli dissi: "E ora che faccio?" E lui mi disse: "Vai, non pensarci". Sono partito e non mi sono più fermato, sino al rettilineo finale.

 

Ecco, appunto, l'arrivo. Passerella in solitaria davanti al pubblico in delirio di Pragelato in un clima da "Maracanà" e, soprattutto, quel dito davanti alla bocca a dire "zitti". A chi era rivolto?

Adesso, a quindici anni di distanza, lo posso anche dire. Era rivolto ad un giornalista di un network internazionale che continua a ripetere che non ero adatto a ricoprire il ruolo di quarto frazionista perché, tempo prima, in Norvegia, ero stato schierato come quarto e avevamo chiuso la gara al... quarto. Fu un gesto istintivo e, successivamente, a lui non rilasciai alcuna intervista. Se me l'ero presa? Beh, fate un po' voi.

 

A proposito di giornalisti: i norvegesi vi punzecchiavano e sognavano la rivincita di Lillehammer '94, ma non andò proprio così.

Eh sì, parlavano sempre di "revenge", ma non avevano capito che a casa nostra non ce n'era per nessuno. Ci eravamo preparati per due anni, avevamo imparato dall'esperienza di Salt Lake City, curando nei minimi dettaglio l'avvicinamento alle Olimpiadi. Però quella giornata ci ha ripagato di tutti, tutti gli sforzi profusi.

 

Senza sci non sa stare. Adesso si va a caccia di medaglie mondiali con un altro ruolo.

Certo che sì. Sono il responsabile materiali della Nazionale A e, quindi, da un'altra postazione spero di regalarmi ancora tante altre gioie.

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