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Riccardo Michieletto, una vita alla Trentino Volley lavorando dietro le quinte. Dal 2007 è il Team Manager gialloblù e dal 2014 anche il Responsabile del Settore Giovanile

"Trento è un modello da seguire nel mondo della pallavolo e io mi ritengo un privilegiato ad operare in questa realtà. Mio figlio Alessandro? È più forte di me senza dubbio e ha ancora enormi margini di miglioramento. Che soddisfazione vedere Gianelli e Lanza partire dalla cantera e arrivare ai massimi livelli"

Riccardo Michieletto, Team Manager della Prima Squadra e Responsabile del Settore Giovanile di Trentino Volley, al lavoro nel suo ufficio di via Trener
Di Daniele Loss - 15 febbraio 2021 - 21:34

TRENTO. In via Trener è ormai un'istituzione. Anzi, uno degli insostituibili perché, dietro ad ogni grande Club sportivo, c'è sempre una grande dirigenza. E, all'interno della governance, c'è chi lavora sottotraccia, dietro le quinte, ma il cui contribuito alla causa è fondamentale.

 

Riccardo Michieletto è un po' il "batterista" della Trentino Volley: sul palco è - gioco forza - un po' nascosto, perchè la prima fila è di altri (come normale che sia), ma in compenso si fa molto "sentire": professionalità, esperienza e passione sono le caratteristiche principali del Team Manager della Prima Squadra e Responsabile del Settore Giovanile del Club guidato da 21 anni da Diego Mosna.

 

La storia d'amore tra il quasi 53enne (il 27 febbraio festeggerà il compleanno) originario di Treviso, ma emiliano d'adozione visti gli 11 anni trascorsi a Parma, è iniziata moltissimo tempo fa. Esattamente nel 2002 quando il 34enne Michieletto approda nel capoluogo (ma non in Trentino, dove era già stato dal 1996 al 1999 per vestire la maglia di Mezzolombardo, prima in B1 e poi in A2) per ricoprire il ruolo di quarto schiacciatore nel roster guidato da Bruno Bagnoli, nel quale gli altri "posto 4" rispondevano ai nomi di Lollo Bernardi, Domotor Meszaros e Igor Choulepov.

Dopo un altro paio di stagioni trascorse a Castelnuovo e Mantova, un'esperienza da direttore sportivo proprio nella città virgiliana, nel 2007 Michieletto fa ritorno nel capoluogo per ricoprire il ruolo di Team Manager della Prima Squadra. E, da allora, non se n'è più andato. Anzi, dal 2014 è anche il Responsabile del Settore Giovanile di Trentino Volley. Il sodalizio del capoluogo, che negli ultimi 15 anni ha fatto incetta di trofei in Italia, in Europa e nel Mondo, è da sempre un modello d'organizzazione, onestà e solidità.

 

"Quando un giocatore giunge a Trento - esordisce Michieletto - sa che sta arrivando... a Trento! In un Club ambizioso, organizzato, strutturato, onesto e preciso. Questo agevola tantissimo il mio lavoro, perché qualsiasi atleta che giunge qui sa perfettamente quale realtà sta sposando".

 

Quali sono i suoi compiti all'interno del Club? La vediamo in panchina a fianco dello staff in occasione delle gare ufficiali, ma quella è solamente la punta dell'iceberg.

Quelli sono i momenti di maggior tensione, perché in palio ci sono i punti o i trofei, ma anche i più belli per chi è stato, per tanti anni, giocatore. Cosa faccio io durante la settimana? Per quanto attiene alla Prima Squadra mi occupo di tutte le questioni organizzative che riguardano gli allenamenti (prenotazioni palestre e orari), l'organizzazione delle trasferte e la gestione degli atleti per quanto riguarda gli appartamenti ed eventuali benefit a loro dedicati. Come responsabile del Settore Giovanile, invece, mi occupo del reclutamento e della gestione degli atleti provenienti da fuori regione che militano nelle squadre dalla A3 in giù. Insomma, ho parecchio da fare, ma ho l'enorme fortuna di poter operare in una realtà super esperta e organizzata, da sempre strutturata come una vera e propria azienda. Alla Trentino Volley lavoriamo parecchio, ma lo facciamo nelle migliori condizioni e con tantissima serietà, ad immagine e somiglianza del nostro Presidente e del nostro General Manager.

 

Quella in corso è, senza forse, la stagione più difficile nella storia di questo sport in epoca moderna. È cosi?

Senza dubbio stiamo vivendo un'annata molto più complicata rispetto a quelle "normali". In ogni ambito. Lo scorso autunno abbiamo dovuto fare i conti con diverse positività all'interno del gruppo squadra che ci hanno costretto a rinviare diverse gare e a disputarne altre con l'organico ridotto all'osso. Per non parlare delle questioni organizzative legate alle trasferte, soprattutto quelle all'estero, ai tamponi e a tanti altri nuovi aspetti che, ahinoi, ci troviamo ad affrontare in un momento così difficile. Speriamo che si possa tornare quanto prima alla normalità, perché giocare senza pubblico è molto brutto e molto difficile per i ragazzi. In ogni caso, con tutte le complicazioni del caso, anche questa sarà una stagione troppo breve e troppo concentrata.

 

Si spieghi meglio. Questo è un concetto molto interessante.

È un mio pensiero, però credo che non sia positivo per il Club dover fare i conti con una stagione sportiva che dura da inizio ottobre a fine aprile/inizio maggio. In certi mesi le squadre si trovano a disputare anche 10 partite ufficiali e poi, per tre mesi, non hanno nemmeno la possibilità di allenarsi con numeri accettabili, perché la maggior parte degli atleti sono impegnati con le rispettive Nazionali. Come Trentino Volley abbiamo cercato di ovviare a questa situazione, dando continuità all'attività con eventi come i Camp sul Monte Bondone e con qualche raduno alla "Blm Group Arena" al quale partecipano i tecnici del Settore Giovanile e giovani atleti provenienti da tutta Italia: noi li visioniamo e loro hanno la possibilità di migliorarsi ed allenarsi. Andrebbe ripensato il calendario, per consentire alle squadre di diluire meglio gli impegni nell'arco dell'anno e di, conseguenza, alle società di organizzare meglio il lavoro.

 

In questi 14 anni di Trentino Volley ha visto passare tantissimi giocatori. Ce n'è uno a cui è rimasto particolarmente legato?
Con tutti ho avuto un ottimo rapporto, mantenendo però sempre un certo distacco, che è alla base dell'operato di chi opera da professionista in questo campo. Ho tantissimi ricordi, questi sì legati a tanti ragazzi: penso a Juantorena, che durante il primo anno potè solo allenarsi e non disputare gare ufficiali o Kaziyski, che arrivò a Trento quando aveva appena 21 anni. Andai a prenderlo all'aeroporto e lo portai in Comune, entrando in centro città con la macchina: rammento i tantissimi tifosi che lo attendevano, trepidanti, in via Belenzani. E poi ci sono i ragazzi cresciuti nel Settore Giovanile e affermatisi ai massimi livelli, con Giannelli e Lanza. Li ho visti diventare uomini, dentro e fuori dal campo e il loro successo è motivo d'orgoglio per tutti, ovviamente me compreso che dal 2014 ricopro il ruolo di Responsabile del Settore Giovanile.

 

Ecco, a proposito di giovani, Alessandro (il figlio di Riccardo, da quest'anno in pianta stabile nella rosa della prima squadra, ndr) è più forte del papà?

Decisamente - se la ride Riccardo - e spero possa fare più strada rispetto a quanta ne ho percorsa io. Che, lo ammetto, ho fatto meno di quello che avrei potuto una volta uscito dal settore giovanile. Ma non ho rimpianti e sono onorato di aver giocato nel periodo della "Generazione di Fenomeni" assieme ad alcuni di loro e da avversario con altri. Alessandro è un giocatore moderno, che ha grandissimi margini di miglioramento. E qui mi fermo, perché delle questioni tecniche se ne occupa chi di dovere.

 

Chiudiamo con una domanda facile facile? Da dirigente ha vinto tantissimo. In questi 14 anni quale è stato il successo più bello?

Tutti favolosi e speciali, ognuno a proprio modo. Ma il più bello sarà certamente il prossimo.

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