"In montagna il mio zaino non è solo carico di materiale e di viveri. Dentro ci metto la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine"

Renato Casarotto morì il 16 luglio 1986, sul K2, a causa del crollo di un ponte di neve. Vicentino, di Arcugnano, era un alpinista eclettico, capace di distinguersi sulla dolomia come sul granito, d’estate come d’inverno, in cordata oppure in solitaria

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Vicentino, di Arcugnano, Renato Casarotto era un alpinista eclettico, capace di distinguersi sulla dolomia come sul granito, d’estate come d’inverno, in cordata oppure in solitaria.
Ha scritto alcune tra le pagine più intense della storia dell’alpinismo attraverso esperienze al limite ed un approccio lontano dalla lotta con gli elementi perché più simile al dialogo. Come molti alpinisti, cercava di comprendere, ma soprattutto di comprendersi nel perenne confronto con l’imponderabile. Da questo spesso emergevano considerazioni di grande spessore, figlie di un’attenta analisi introspettiva: “In montagna”, diceva, “il mio zaino non è solo carico di materiale e di viveri. Dentro ci metto la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto solo il meglio di me stesso; porto solo me stesso, nel bene e nel male”.
Un altro grande alpinista, Walter Bonatti, nella prefazione di Oltre i venti del Nord dedicò a Casarotto le seguenti parole:
“Al di sopra dei successi ottenuti sul piano tecnico e al di là delle estreme prove di resistenza fisica raggiunta, cose già note al grande pubblico, v'è in Casarotto - è importante - una costante di chiarezza di intenti e di fedeltà ai propri principi davvero esemplare. Tra gli alpinisti attuali forse nessuno come lui rimane tanto fedele al proprio gioco (diventerebbe altrimenti un altro gioco!), e questo a mio modo di vedere è una giusta, onesta condizione per poter avere di se stessi un riferimento valido, una misura reale e costante per confrontarsi, conoscersi.
È una stabilità morale quella di Casarotto - traspare fin nei suoi più minuti atteggiamenti - cui sicuramente non verrebbe mai meno; cosa che non succede invece ad altri i quali - affiora anche dalle cronache - pur senza nulla inventare di nuovo si passano disinvoltamente per creatori e profeti di situazioni, o di disegni, in effetti già scoperti e vissuti dai loro predecessori.
In lui v'è poi la coerenza, una virtù spesso tradita oggigiorno dalla furberia di un certo intellettualismo d'avanguardia sempre pronto al camaleontismo di comodo per far pareggiare tutti i conti. Casarotto resta dunque immune anche da queste forme di scadimento. Egli decide di compiere una scalata in solitaria? Ebbene, la sua sarà una solitudine senza interferenze, senza compromessi. All'attacco delle Grandes Jorasses il maltempo di pieno inverno lo costringerà a ripiegare, ripetutamente? Siate certi che non chiamerà mai l'elicottero in suo aiuto, o anche soltanto per alleggerirsi dello zaino gigantesco. Lui è fatto così. Nel mondo incoerente dell'alpinismo d'oggi, fatto di rivolgimenti ma anche di pratica convenienza spesso camuffata da idealismo di un tempo, incredibilmente esiste ancora, e resiste, un Renato Casarotto, romantico e limpido oltre che concretamente bravo ai massimi livelli”.
Anche Gian Piero Motti, nel libro La Storia dell’Alpinismo tratteggiò il carattere dell’alpinista vicentino:
“Metodico, posato, timido ma animato da un inesauribile fuoco interiore, è dotato di resistenza e costanza straordinarie. Appare quasi a disagio nel suo tempo nevrotico, dove anche gli alpinisti si vanno misurando sempre più con la velocità e la performance. Lui ha fretta di recuperare il tempo perduto, questo sì, ma non teme le lunghe permanenze solitarie in parete, arrampica quasi sempre autoassicurato e confida più nella pazienza che nelle virtù atletiche e acrobatiche (che pure possiede). Inoltre ama il granito come il calcare, la roccia come il ghiaccio, anzi è assetato di esperienze che possano ampliare il suo orizzonte un po’ provinciale”.













