"Foreste primordiali" in Italia: esistono? Sono a rischio? Un articolo del Corriere e alcuni possibili equivoci

Domenica 28 gennaio sull’inserto “La lettura” del Corriere della Sera è uscita una doppia pagina, formata da una mappa e da un’infografica, dedicata alle “Foreste primarie europee”. L’articolo, probabilmente per necessità di spazio, condensa alcune informazioni che, se slegate dal contesto italiano, possono far percepire una situazione molto diversa dalla realtà. Con questo breve contributo cerchiamo di fare chiarezza sulla situazione nazionale

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Domenica 28 gennaio sull’inserto “La lettura” del Corriere della Sera è uscita una doppia pagina, formata da una mappa e da un’infografica, dedicata alle “Foreste primarie europee”. I dati derivano da uno studio pubblicato nel 2021 sulla prestigiosa rivista “Scientific data” e intitolato: “European primary forest database V2.0”. Lo studio è stato coordinato da un italiano, Francesco Maria Sabatini, tra i massimi esperti di questo tema.
L’articolo uscito sul Corriere, probabilmente per necessità di spazio, condensa alcune informazioni che, se slegate dal contesto nazionale, possono far percepire una situazione molto diversa dalla realtà per quanto riguarda le “foreste primarie” presenti nel nostro Paese. Si tratta infatti di un argomento molto complesso che, se trattato senza alcune informazioni di base, può generare equivoci e fraintendimenti. Con questo breve contributo cerchiamo di fare chiarezza sulla situazione italiana.
La definizione
Innanzitutto, occorre soffermarsi sulla definizione di “Foresta primaria”.
La definizione adottata dagli Autori dello studio è quella ufficiale della FAO, che non riguarda solo le “foreste vergini” in senso stretto (quelle mai intaccate in modo sensibile dall’azione dell’uomo) ma anche le foreste indisturbate per lunghi periodi di tempo che hanno assunto caratteristiche di elevata naturalità. È questo il caso tipico dell’Italia, in cui non esistono “foreste vergini” in senso stretto. Nel nostro Paese, infatti, l’interazione tra esseri umani e bosco è sempre stata molto presente, da millenni. Si può affermare che ogni foresta “porta il segno” di questa antica relazione, che talvolta è stata deleteria, altre volte ha determinato peculiarità paesaggistiche e culturali oggi molto preziose.
Di conseguenza, quelle indicate nella mappa presentata dal Corriere all’interno dei confini nazionali non sono "foreste vergini" ma boschi che da molti decenni non vengono più utilizzati dall’uomo e che, proprio per questo, mostrano oggi una struttura in parte simile a quella delle foreste naturali, col alberi anche pluricentenari. Una struttura molto rara e perciò decisamente importante per la conservazione della biodiversità.
Il termine “foreste primordiali”, riferito nell’articolo ad uno zoom della mappa sulla situazione italiana, in particolare alle 13 faggete considerate “Patrimonio mondiale dell’Umanità” dall’UNESCO, rischia pertanto di essere fuorviante. Si tratta di 13 aree in cui sono presenti foreste non più utilizzate da molti decenni, considerate “foreste vetuste”, che per le loro peculiari caratteristiche naturalistiche sono state inserite nel grande gruppo europeo tutelato dall’UNESCO delle:“Ancient and Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe”.
“Ancient - vetuste”, come quelle italiane, e “Primiveral - primordiali”, appunto, come quelle presenti in alcune altre zone remote d'Europa, ad esempio nei Balcani, dove, nonostante non sia possibile trovare territori in cui la presenza dell’uomo non abbia avuto influenze in tempi antichi, le vicende storiche e socio-economiche, la posizione geografica decentrata e le ridotte densità di popolazione hanno permesso la conservazione di alcuni lembi di foresta molto vicini alla naturalità.

Minacce?
La seconda precisazione, la più importante, va fatta rispetto all’infografica presente nell’articolo, riguardante le minacce alla sopravvivenza delle foreste primarie d’Europa. Una fetta notevole del grafico indica come minaccia principale: “Estrazione del legname e della legna da ardere”. Questo grafico, di fianco alla mappa con zoom sull’Italia, potrebbe far pensare che anche le nostre foreste più naturaliformi siano a rischio: per fortuna non è così!
Innanzitutto, le 13 faggete considerate “Patrimonio mondiale dell’umanità” dall’UNESCO, oltre a questa tutela sovranazionale, sono tutte poste all’interno di Parchi, spesso nazionali, o comunque di Aree protette. In alcuni casi la loro protezione è integrale, cioè è persino vietato entrarvi se non a scopo di controllo e ricerca.
Poi, occorre ricordare che il nostro Paese, lo scorso anno, ha pubblicato il Decreto attuativo del Testo Unico su Foreste e Filiere Forestali dedicato ai “Boschi vetusti”. Ogni Regione e Provincia autonoma, nei prossimi mesi, dovrà mappare quelle foreste che conservano particolari caratteristiche strutturali che le rendono idonee alla definizione di “Bosco vetusto” e, per queste foreste, dovrà essere previsto un regime di tutela molto elevato.
Una riflessione
In definitiva, a differenza di quanto potrebbe sembrare da uno sguardo rapido alle pagine del Corriere, in Italia non esistono foreste vergini o primordiali in senso stretto, ma foreste indisturbate da molti decenni, oggi assai importanti per la conservazione della biodiversità, che proprio per questo, come Paese, abbiamo deciso di tutelare fortemente e sulle quali, perciò, non gravano minacce di taglio.
In una pianificazione forestale lungimirante, come quella auspicata dalla Strategia Forestale Nazionale, questi lembi preziosi da tutelare ed eventualmente ampliare possono convivere, a scala territoriale, con foreste coltivate in grado di generare altri servizi ecosistemici utili a tutti noi, tra cui il legno. Foreste, quest'ultime, che è comunque possibile coltivare con particolari attenzioni alla biodiversità e buone pratiche di gestione naturalistica: non sempre la presenza antropica è da considerarsi una minaccia.
È in questo insieme ben bilanciato tra conservazione, anche integrale, e gestione sostenibile che va ricercato un nuovo equilibrio.
(In copertina: Riserva integrale di Sasso Fratino, all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna)












