Chi protegge il territorio se mancano gli ingegneri ambientali? Tendenza al ribasso nelle iscrizioni nelle classi di laurea

Il 14 marzo 2025, forti precipitazioni hanno provocato gravi alluvioni e frane nelle regioni dell'Emilia-Romagna e della Toscana. Oltre a ricordarci perché dobbiamo impegnarci a mettere in atto coraggiose politiche di mitigazione e adattamento, le alluvioni recenti, più o meno catastrofiche, mettono in luce un’altra urgente problematica: il bisogno di professionisti capaci di gestire il rischio idrogeologico e, in generale, gli effetti del surriscaldamento globale sui sistemi precipitatori

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il 14 marzo 2025, forti precipitazioni hanno provocato gravi alluvioni e frane nelle regioni dell'Emilia-Romagna e della Toscana. Alcuni residenti nelle aree colpite sono stati evacuati, mentre altri sono stati salvati dalle squadre di emergenza, e, in generale, le inondazioni hanno avuto ripercussioni sulla viabilità e hanno portato alla chiusura delle scuole.
Le immagini da satellite fornite da Copernicus (recentemente scelte come "immagine del giorno") ci aiutano a identificare l'entità del terzo fenomeno alluvionale a colpire l’Appennino tosco-emiliano nell’arco di meno di due anni, e dell’ennesimo evento estremo del nuovo millennio, che arriva a ricordarci cosa vuol dire vivere in un pianeta un grado e mezzo più caldo.

Oltre a ricordarci perché dobbiamo impegnarci a mettere in atto coraggiose politiche di mitigazione e adattamento, le alluvioni recenti, più o meno catastrofiche, mettono in luce un’altra urgente problematica: il bisogno di professionisti capaci di gestire il rischio idrogeologico e, in generale, gli effetti del surriscaldamento globale sui sistemi precipitatori.
Tuttavia, come fa notare Sebastiano Piccolroaz, docente dell'Università di Trento, in un articolo pubblicato su Nature, di fronte a una necessità crescente di esperti con queste competenze, nelle aule universitarie di Italia, Spagna – un altro paese recentemente colpito da intensi eventi alluvionali – e di molti altri Paesi si osserva una preoccupante tendenza al ribasso nelle iscrizioni nelle classi di laurea in ingegneria civile e ambientale, scienze geologiche e scienze forestali. Una situazione che rischia di indebolire la nostra capacità di affrontare i rischi naturali nel prossimo futuro.
Infatti, negli ultimi anni, il numero di iscritti ai corsi universitari legati alla gestione ambientale è crollato. "Dal 2010 al 2023, in Italia, le iscrizioni a ingegneria civile e ambientale sono diminuite del 45%, quelle a geologia del 42% e a scienze forestali del 19%. Una tendenza simile si osserva in Spagna, dove gli iscritti a ingegneria civile sono calati del 42% tra il 2015 e il 2021" spiega Piccolroaz. Questi dati non sono di interesse puramente accademico, perché hanno delle conseguenze tangibili sulla sicurezza del territorio e di chi lo abita: formare meno esperti vuol dire avere meno capacità di prevenire e gestire eventi calamitosi.

Sorge spontaneo chiedersi come mai sempre meno studenti scelgano queste discipline, nonostante l'evidente necessità di professionisti del settore. Secondo Piccolroaz, una motivazione può essere quella economica: "Le retribuzioni dei laureati in ingegneria ambientale sono inferiori rispetto a quelle di altri settori dell’ingegneria, come l’informatica o l’ingegneria gestionale. Secondo l’analisi di AlmaLaurea, gli ingegneri informatici guadagnano circa il 20% in più rispetto agli ingegneri ambientali nei primi cinque anni di carriera. Questo può influire sulle scelte degli studenti, che guardano non solo alla passione, ma anche alla prospettiva di una stabilità economica".
Con il surriscaldamento globale che procede senza sosta, l'impatto della carenza di professionisti in grado di affrontare le emergenze climatiche è già evidente. "Oggi dovremmo investire di più nella formazione di specialisti in questo campo, ma la realtà ci dice che non stiamo andando in questa direzione - sottolinea Piccolroaz - e senza un numero sufficiente di esperti in gestione delle risorse idriche e protezione del territorio, costruire comunità e territori resilienti sarà sempre più difficile”.
Per invertire questa tendenza, è necessario un intervento su più fronti. Da un lato, le istituzioni potrebbero provare a incentivare economicamente questi percorsi con borse di studio mirate e sgravi fiscali per chi sceglie professioni legate alla tutela ambientale. Dall’altro, è necessaria una comunicazione più efficace: troppo spesso l’ingegneria per l’ambiente e il territorio è vista come un settore di nicchia, quando in realtà è una disciplina centrale per il presente e il futuro della nostra società. Questo percorso di studi forma una figura professionale completa, capace di unire competenze tecniche, scientifiche e gestionali con una visione sistemica del territorio.
“Oggi, con l’integrazione di strumenti avanzati come l’intelligenza artificiale, la modellazione e il telerilevamento, questo percorso di studi offre nuove opportunità anche a chi ha interesse per l’informatica e le tecnologie applicate alla tutela ambientale. Lo sforzo deve essere quello di comunicare meglio queste potenzialità, attraendo anche chi è appassionato di informatica, analisi dei dati e soluzioni digitali per la sostenibilità”.
Nonostante questo panorama complesso, Piccolroaz ci tiene a sottolineare le opportunità future che riservano questi percorsi di studi: chi oggi si laurea in ingegneria per l’ambiente e il territorio, ma anche geologia o scienze forestali, ha davanti a sé un futuro di sfide, ma anche di grandi opportunità, perché il bisogno di esperti è già alto e crescerà sempre di più, sia nel settore pubblico che in quello privato.













