Cosa sono le Foreste Modello? "Il termine può trarre in inganno". La legge forestale toscana riconosce il loro valore: esempi di governance e partecipazione, con le comunità al centro

In una recente norma che aggiorna la Legge forestale della Toscana è stato aggiunto un comma che impegna la Regione a promuovere, tra le forme di gestione attiva del bosco, anche le "Foreste Modello": di cosa si tratta?

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
In Toscana una legge ha riconosciuto ufficialmente il ruolo delle "Foreste Modello" in quanto esperienze positive adatte alla gestione attiva e sostenibile del patrimonio boschivo, ma non solo.
Ma cosa sono le Foreste Modello? Circa un anno fa, con un articolo di Andrea Barzagli, le avevamo presentate qui su L’Altramontagna.
"Il termine può trarre in inganno", metteva in guardia Barzagli, "non si tratta infatti di foreste particolarmente belle o ben gestite, ma di una rete internazionale di territori che lavorano assieme per connettere sfide locali e globali, mettendo al centro le comunità".
"Il processo di creazione di una Foresta Modello mira a far sì che le tante necessità dei vari stakeholder nei confronti di un territorio possano incontrarsi", veniva sottolineato nell’articolo, "creando una strategia di medio-lungo periodo in cui, sulla linea della sostenibilità, tutte le parti coinvolte ottengano quello che cercano, nel rispetto e in sinergia con gli interessi degli altri".
In una Foresta Modello, in pratica, lavorano assieme aziende agro-forestali e gruppi ambientalisti, enti di ricerca e amministrazioni locali, associazioni legate al turismo e realtà culturali, singoli cittadini e aziende: l’obiettivo è co-progettare, sulla base del proprio Piano strategico, cercando di superare eventuali conflitti.
"Il concetto di Foresta Modello viene ideato dal Governo del Canada nei primi anni ’90 durante un periodo di intensi conflitti che vedevano coinvolti ambientalisti, popolazioni native, industria forestale e governo", spiegava Barzagli. "A quei tempi la società civile iniziava a fare pressioni perché venisse riconosciuto un valore multifunzionale al bosco, che andasse oltre la sola produzione di legname, e maggiore voce in capitolo riguardo alla gestione delle foreste. In risposta a queste esigenze vennero create 10 Foreste Modello in tutto il Paese, laboratori sperimentali in cui testare innovazione, scienza e governance inclusiva per la gestione forestale sostenibile a scala territoriale".
Oggi le 60 Foreste Modello presenti in 35 Paesi del mondo sono riunite in una Rete internazionale (International Model Forest Network) con l’obiettivo di condividere esperienze e buone pratiche legate agli obiettivi di sviluppo sostenibile globale. Due Foreste Modello si trovano in Italia, più precisamente in Toscana ed in Abruzzo: la Foresta Modello delle Montagne Fiorentine e della Foresta Modello della Valle dell’Aterno. Entrambe fanno parte di un Network regionale, una sorta di "sottoinsieme territoriale", che prende il nome di Rete delle Foreste Modello del Mediterraneo (Mediterranean Model Forest Network - MMFN).
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È proprio in uno dei due territori italiani, la Toscana, che è recentemente avvenuto un riconoscimento importante: in una norma che aggiorna la Legge forestale è stato aggiunto un comma che impegna la Regione stessa a promuovere, tra le forme di gestione attiva del bosco, anche le Foreste Modello, istituite attraverso partenariati pubblici e/o privati in conformità con gli standard definiti dall'International Model Forest Network.
La motivazione riportata nella legge ne sottolinea con forza il valore: "L'esperienza positiva maturata dalla Regione Toscana negli ultimi quindici anni, con l'adesione alla Rete Internazionale delle Foreste Modello nel 2009 e la creazione nel 2012 della prima Foresta Modello in Italia (la Foresta Modello delle Montagne Fiorentine), rende necessario includere la Foresta Modello, come strumento di governance territoriale, tra le forme di gestione attiva delle forester".
Stefano Berti, che per molti anni ha svolto il ruolo di Presidente dell’Associazione, ha commentato questo traguardo in un recente articolo pubblicato sul sito web dell’Accademia dei Georgofili.
"Il riconoscimento che la Legge forestale regionale dà al processo Foresta Modello è importante, considerando, nel caso delle Montagne Fiorentine, il territorio su cui interviene: circa 550 km2, con una popolazione di circa 64.000 abitanti, una copertura forestale pari al 70%, di cui 85% di proprietà privata estremamente frammentata, come avviene in molte altre realtà italiane".
"Ma oltre al riconoscimento, che certamente stimolerà l’allargamento dell’attuale e/o la nascita di altre Foreste Modello in Toscana", sottolinea Berti, "la Legge forestale regionale contiene alcune novità che contribuiranno ad incrementare la volontà di una gestione attiva e sostenibile dei territori. Come avvenuto in passato la Foresta Modello proporrà tavoli di confronto e cercherà di organizzare progetti dal basso e/o partecipare a progetti coordinati da altri per rispondere alle problematiche emerse; progetti che siano rappresentativi di valori e interessi mediati e condivisi, in cui i partner possano sperimentare nuove idee con il comune obiettivo di perseguire uno sviluppo sostenibile".
Una menzione all’interno di una legge regionale è senza ombra di dubbio un grande attestato di valore, ma di certo non basta per diffondere il "Modello delle Foreste Modello" in molti altri territori che potrebbero indubbiamente trarne giovamento, in Toscana e non solo. Per farlo, occorre innanzitutto che il valore della partecipazione, con i suoi processi indubbiamente faticosi, ma anche con un grande potenziale generativo, sia riconosciuto e praticato con convinzione. In particolare in quei luoghi, come i tanti territori montani marginalizzati del nostro Paese, in cui la cooperazione non è solo una buona prassi, ma anche una necessità di sopravvivenza.













