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Ambiente | 07 luglio 2025 | 19:00

"Così l’uomo si riprende il diritto ad essere bioregolatore”, Lollobrigida e la 'sua' legge sulla caccia: ''Noi unico essere senziente capace di tradurre dati scientifici in azioni''

Le recenti affermazioni del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste - secondo il quale l'uomo può essere considerato l'unico essere senziente in quanto in grado di tradurre dati scientifici in azioni - testimoniano l'arroganza di una classe dirigente che disconosce (o distorce) i concetti ecologici e ne fa un uso di mera convenienza politica

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Immaginiamo di essere tra i partecipanti del convegno dal titolo “Il futuro della fauna selvatica in Italia, dalla crisi alla riforma”, organizzato da CIA - Agricoltori italiani e tenutosi a Roma lo scorso 4 luglio. Partecipiamo perché ci incuriosisce questo interesse del mondo agricolo per la fauna selvatica. Ospite d’eccezione del convegno è il capo del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida: laureato in giurisprudenza, con un passato di assessore allo sport, cultura e turismo, poi di assessore con deleghe regionali alla mobilità e ai trasporti, fino ad approdare ad un Ministero di tutt’altra natura. Un camaleontismo, quello del mondo della politica e della pubblica amministrazione, che ci ha sempre interdetti.

 

Forse tra i ministri più sovranisti dell’attuale governo, Lollobrigida inizia il suo intervento, sostanzialmente incentrato sulla sua proposta di modifica alla legge 157/92 sulla caccia. Una proposta controversa, che proietterebbe l’Italia indietro di cinquant’anni. Ma il Ministro gongola e tesse le lodi della sua intuizione, finché sussultate sulla sedia quando lo sentite affermare che con queste modifiche “l’uomo si riprende il diritto ad essere bioregolatore”. Certo, vi dite, il mondo venatorio utilizza il termine “bioregolatore” per indicare coloro i quali sono abilitati al prelievo venatorio. Il che fa sorridere, perché dire bioregolatore fa sembrare il cacciatore come un elemento essenziale dell’ecosistema, senza il quale la natura sarebbe perduta.

 

Rispolveriamo allora un po’ della storia della vita sul nostro pianeta Terra: le forme di vita complessa sono apparse circa 540 milioni di anni fa, con l’esplosione del Cambriano; la linea evolutiva che ha portato all’uomo risale a 6-7 milioni di anni fa, mentre il genere Homo, al quale apparteniamo, è comparso circa 2,3-2,4 milioni di anni fa.

 

Verrebbe quindi da chiedere al Ministro come abbia fatto la Terra a bioregolarsi durante quei 533-538 milioni di anni in cui l’uomo è stato assente. Come afferma Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu, sulla sua pagina facebook, “Se approfondisse la questione, il Ministro scoprirebbe che la bioregolazione che gli esseri umani hanno messo in atto, ad oggi, è per lo più una biodistruzione. Limiti naturali superati in molti ambiti e crisi ecologica galoppante”.

 

Arriva poi l’affermazione per cui oltre a sussultare sulla sedia vi cade il blocco note, la penna (ebbene si, siete dei boomer e ancora prendete appunti a penna) e nel raccoglierli vi cade pure il cellulare. “Come ho già detto in passato, l'essere umano è l'unico essere senziente, perché è l'unico che riesce a tradurre dati scientifici in azioni concrete. Gli animali anche sono senzienti, nel senso che anche loro soffrono, ma non conosco nessun animale che sulla base di dati scientifici possa regolare l'ecosistema”. Sfidiamo chiunque a trovare una definizione di essere senziente che presupponga la capacità di tradurre dati scientifici in azioni. L’essere senziente è, semplicemente, qualunque essere dotato di sensi.

 

L’analfabetismo ecologico nell'affermazione del Ministro è evidente, quando sostiene di non conoscere nessun animale che sulla base di dati scientifici possa regolare l'ecosistema. Gli ecosistemi sono in grado di regolarsi grazie alle specie - non solo animali ma anche vegetali - che li abitano. Non servono dati scientifici, serve biodiversità, ovvero ricchezza di specie e possibilmente specie che svolgano anche funzioni diverse. La biodiversità non è un capriccio degli ambientalisti; è un elemento imprescindibile senza il quale nessun ecosistema può funzionare.

 

I dati scientifici sono serviti e servono a noi per comprendere la complessità degli ecosistemi, i meccanismi che li regolano e per osservare come e in che misura le attività umane interferiscano con il loro funzionamento. La Terra può fare benissimo a meno di noi e dei nostri dati scientifici, come ha fatto per oltre 500 milioni di anni. Noi invece, non potremmo esistere senza ecosistemi in salute (quindi in grado di bioregolarsi da soli). E i dati scientifici servono a noi per dirci che dovremmo cambiare rotta.

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