Dalla colomba della pace, ai gabbiani del Conclave: una presenza legata a immondizia, discariche e turismo che può contenere un messaggio importante

I tre gabbiani, due adulti e un pullo, che ieri sono stati immortalati dalle telecamere di tutto il mondo accanto al comignolo da cui si scoprono gli esiti delle votazioni papali, ci invitano a riflettere sul messaggio profondamente ecologista che sia Bergoglio che il Patriarca ortodosso Bartolomeo hanno cercato di diffondere in questi anni

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Ci sono segni che non passano inosservati. Poi ognuno ci vede ciò che vuole, secondo la propria sensibilità, la propria cultura, la propria fede o l’assenza di essa.
La relazione degli esseri umani con il mondo non è mai stata così piena di contraddizioni come nei tempi moderni e attuali e ad essa ha sicuramente contribuito l’antropologia cristiana, che ha erroneamente interpretato il ruolo dell’uomo come signore dell’universo, troppo forte per curarsi della natura. Lo stesso appellativo con cui ci riferiamo spesso a Francesco d’Assisi, il “poverello di Assisi”, pone l’attenzione esclusivamente sulla sfera umana della vicinanza ai poveri. Dimenticando o ignorando, tra l’altro, che Francesco venne così chiamato per cercare di indebolire la forza del suo messaggio e non per la sua scelta di povertà. Ma il messaggio di Francesco non guardava solo alla sfera umana. San Francesco è stato il primo santo ecologista, il primo a riconoscere il legame che ci unisce alla natura, della quale siamo compartecipi (ecologia, appunto) e non spettatori. Fu anche il primo santo a magnificare l’importanza dei frutti della natura, quelli che oggi chiamiamo servizi ecosistemici.
Il messaggio ecologico di San Francesco si è perso nei secoli oscurandosi quasi completamente, tanto che il movimento ecologista, nato in tempi recenti, prese origine dalle costole laiche della società contemporanea.
Poi è arrivato Bergoglio, papa Francesco I, che con il santo di Assisi condivideva un primato simile: il primo papa ecologista. A dire il vero, se ampliamo lo sguardo anche al mondo ortodosso, il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, ancor prima di Bergoglio, sosteneva come “il riscaldamento globale è una crisi morale e una sfida morale. È una crisi del e dentro il cuore umano. La soluzione del problema ecologico non è solo una questione di scienza, tecnologia e politica ma anche, e forse soprattutto, una questione di un radicale cambio di prospettiva, di nuovi valori, di una nuova etica”. Dunque anche un Patriarca ecologista. Lo stesso papa Francesco, nella sua enciclica Laudato sì, riprenderà le parole di Bartolomeo, unendo così non solo le due correnti della cristianità in un messaggio univoco, ma anche “il sacro con il profano”, perché nell’elaborazione dei loro moniti, i due capi spirituali si sono fatti guidare dalla scienza.
Ieri è iniziato il conclave, che darà ad una parte della cristianità la nuova guida. Tutto il mondo guarda al famoso comignolo. Cattolici a parte, anche scienziati e attivisti hanno lo sguardo puntato sul comignolo, nella speranza che chi succederà a Francesco I sia un Francesco II, non tanto nel nome quanto negli intenti.
Le telecamere sono fisse sul comignolo, nel primo pomeriggio di conclave. Improvvisamente l’inquadratura si arricchisce di nuovi elementi e per un po’ il comignolo passa in secondo piano. Due gabbiani reali adulti e un pullo si sono presi la scena, inconsapevoli di avere gli occhi di milioni di persone puntati addosso. Gli adulti, fieri nel loro piumaggio bianco, grigio screziato di nero sulle ali, mentre il piccolo pullo con addosso ancora il piumino tipico dei nuovi nati. Nulla di strano, se pensiamo che i gabbiani reali sono ormai presenze regolari in molte città, Roma compresa, dove approfittano delle abbondanti risorse alimentari rappresentate da discariche, cassonetti dell’immondizia e resti dell’alimentazione umana.
Nulla di strano, quindi.
Ma possiamo anche attribuire un significato alla presenza dei tre uccelli, un significato che esula dalle interpretazioni scherzose che hanno prevedibilmente invaso la rete in seguito alla comparsata ornitica. Attraverso l’immagine dei tre gabbiani che circondano il comignolo (simbolo a sua volta per eccellenza del processo di elezione papale), l’ecologismo di papa Francesco sembra sopravvivergli, vegliando, forse, su ciò che si sta decidendo in fondo a quel camino, dentro la Cappella Sistina.
Diventano più che mai attuali, quindi, le parole del Patriarca Bartolomeo: “Noi, in Occidente, nei Paesi più ricchi, saremo disposti a rinunciare alla nostra auto-indulgenza e al consumismo? Saremo capaci di spostare l’attenzione da ciò che vogliamo a ciò di cui il resto del mondo ha bisogno? Riconosceremo e ci assumeremo la responsabilità di lasciare un’impronta più leggera su questo pianeta, per esso stesso e per il bene delle future generazioni? Dobbiamo decidere che ce ne prendiamo cura; altrimenti, in realtà, non ce ne importa affatto”.













