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Ambiente | 18 novembre 2025 | 17:00

Dalle piante d'alta quota alla lunga storia dello stambecco, da Vaia alla rinascita naturale di Chernobyl (40 anni dopo): al Muse 7 appuntamenti per parlare di biodiversità

Tornano al Muse - il Museo delle Scienze di Trento - i “Talk Biodiversi”, il ciclo di incontri per esplorare da vicino la biodiversità in tutte le sue forme, mettendo in dialogo il mondo della ricerca con il pubblico. Il primo appuntamento, mercoledì 19 novembre alle 20.45, è con Virginia Pallante. Ecco il programma

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Dagli adattamenti estremi di piante e invertebrati d’alta quota alla lunga e affascinante storia dello stambecco sulle Alpi; dal ritorno della foca monaca nel Mediterraneo alla rinascita della biodiversità nelle aree colpite dalla tempesta Vaia e persino a Chernobyl.

 

Tornano al Muse - il Museo delle Scienze di Trento - i "Talk Biodiversi", il ciclo di incontri per esplorare da vicino la biodiversità in tutte le sue forme, mettendo in dialogo il mondo della ricerca con il pubblico di appassionate e appassionati di natura. I sette appuntamenti, a cadenza mensile, dal 19 novembre 2025 al 6 maggio 2026, invitano a scoprire la straordinaria varietà della vita sulla Terra e le storie di resilienza e adattamento che la caratterizzano.

 

Ad aprire la nuova stagione della rassegna, che prende l’eredità degli "Incontri al museo per parlare di fauna" sarà Virginia Pallante, una delle massime esperte di conflitti tra i primati non umani. Nell'appuntamento di mercoledì 19 novembre alle 20.45, la ricercatrice presso il "Netherlands Institute for the study of crime and Law Enforcement" sarà protagonista del talk “Facciamo pace? Cosa ci insegnano i primati su come gestire i conflitti”. La scienziata - attraverso un approccio interdisciplinare che coniuga etologia e sociologia - illustrerà come l’osservazione dei comportamenti dei primati possa aiutarci a comprendere meglio le dinamiche sociali umane. 

 

Nei mesi successivi, il pubblico sarà accompagnato in un viaggio che attraversa le Alpi, i mari e persino le zone di esclusione nucleare.

 

Il 10 dicembre, con Andrea Mustoni, zoologo del Parco Nazionale dello Stelvio, e Rossella Duches, archeologa del Muse, si esplorerà la lunga storia dello stambecco, simbolo della fauna alpina e protagonista di una delle più importanti operazioni di reintroduzione in Europa.

 

Il 14 gennaio, le ricercatrici della Fondazione Edmund Mach Giulia Ferrari e Valentina Tagliapietra racconteranno come la biodiversità stia rinascendo dopo la tempesta Vaia, svelando nuovi equilibri ecologici e inattese connessioni tra fauna e salute umana.

 

Il 4 febbraio, con Lisa Angelini e Mauro Gobbi del Muse, si salirà in alta quota, dove piante e invertebrati mostrano sorprendenti strategie di adattamento per sopravvivere in condizioni estreme.

 

Il 4 marzo, Luigi Bundone, presidente di Archipelagos – Ambiente e sviluppo, condurrà alla scoperta della foca monaca mediterranea, una delle specie più rare e affascinanti del nostro mare, simbolo di speranza per la biodiversità costiera.

 

Restando in ambiente marino, il 1° aprile, Davide Taurozzi, ricercatore dell’Università Roma Tre, accompagnerà il pubblico ai poli del pianeta, dove gli uccelli marini si rivelano preziose sentinelle per studiare l’impatto globale delle microplastiche.

 

A chiudere la rassegna, il 6 maggio, il talk “Chernobyl wildlife. L’area 40 anni dopo l’incidente”, con i ricercatori spagnoli German Orizaola Pereda (Università di Oviedo) e Pablo Burraco Gaitan (Stazione zoologica di Doñana): un racconto di rinascita naturale a quarant’anni dal più grave incidente nucleare della storia.

 

Tutti gli incontri sono a ingresso gratuito. Maggiori informazioni sul sito muse.it

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